Cosa ricorderemo dei Golden Globes 2020, dalle frecciate di Ricky Gervais alle vittorie mancate dei grandi favoriti

I Golden Globes per la tv spazzano via le previsioni e virano con decisione anche rispetto alla direzione presa dagli Emmy 2019

1
CONDIVISIONI
[NBC]

I Golden Globes non saranno gli Emmy né gli Oscar, ambizioni supreme per i protagonisti del piccolo e del grande schermo, ma anche l’edizione 2020 ha offerto svariati spunti di riflessione e momenti degni di nota.

Le stoccate di Ricky Gervais

Il primo, inevitabile protagonista della cerimonia è stato Ricky Gervais, presentatore per la quinta – e ultima? – volta, fedele a uno stile comico così tagliente da sfociare nella ferocia. A finire nel suo tritacarne sono stati la Hollywood Foreign Press Association, la NBC, i volti noti del cinema e della tv, le stelle scomparse dal firmamento e quelle semplicemente… scomparse.

Nel monologo di apertura ai Golden Globes 2020, Gervais ha esordito tacciando di razzismo l’HPFA per aver ignorato un gran numero di talentuosi interpreti di colore in fase di elaborazione delle nomination.

In uno sketch successivo, invece, ha commentato il menu vegano della cerimonia notando come fosse composto esclusivamente da vegetali, come i membri della Hollywood Foreign Press Association. È la mia ultima cerimonia in veste di presentatore, ha spiegato, non m’importa delle conseguenze di ciò che dico.

The Office - Complete Collection by Ricky Gervais(2011-10-24)
  • Audience Rating: PG-13 (Presenza dei genitori consigliata)

Gli organizzatori non sono stati i suoi unici bersagli. Anche la manifestazione in sé ha raccolto una buona dose di critiche. Tutti stanno guardando Netflix, ha detto. Stasera dovrei esserci soltanto io che dico “Hai vinto tutto, Netflix, buonanotte!”, e invece no, ci trasciniamo per tre ore!

Potreste guardare la serie After Life invece di star qui. Parla di un uomo che vuole uccidersi perché sua moglie è morta di cancro, ed è comunque più divertente di questa serata.

Fatte queste premesse, non stupisce che a inizio serata Gervais abbia intimato ai presenti di limitarsi a ritirare i propri premi e lasciare da parte la politica. Se vincete un premio, stasera, non approfittatene per fare un discorso politico, ok? Non siete nella posizione di insegnare nulla a nessuno. Non sapete nulla del mondo reale.

La maggior parte di voi è stata a scuola meno di Greta Thunberg. Se vincete salite sul palco, accettate la statuetta, ringraziate il vostro agente e il vostro Dio e andate a f***o.

Offerta
The Irishman. Ediz. italiana
  • Brandt, Charles (Author)

Le sue battute si sono poi rivolte ad alcuni dei più celebrati interpreti presenti in sala, come i protagonisti di The Irishman. In questa sala sono riunite alcune grandi celebrità. Parliamo di leggende, di icone, giusto? Già solo in questo tavolo abbiamo Al Pacino, Robert De Niro, Baby Yoda… oh, e quello è Joe Pesci! Ti adoro, amico; non farmi a pezzi.

Su Leonardo DiCaprio, invece: C’era Una Volta a Hollywood dura quasi tre ore. Leonardo DiCaprio ha assistito alla premiere e, quando è finito, la donna con cui è uscito era già troppo vecchia per lui.

Non è mancata neppure una frecciatina a Felicity Huffman e al suo annus horribilis: Sono venuto qui in limousine, stasera, e la targa l’ha fatta Felicity Huffman… È per sua figlia che mi dispiace, ok? Quello che è successo dev’essere la cosa più imbarazzante che le sia mai capitata. E dire che suo padre aveva recitato in Wild Hogs [lett. spilorci selvaggi, film dal titolo italiano Svalvolati On The Road, ndr].

Sorprese e delusioni nei Golden Globes per la tv

I Golden Globes 2020 saranno ricordati anche per alcune sorprese nell’assegnazione delle statuette e delle clamorose delusioni riservate ai grandi favoriti della vigilia.

Basta uno sguardo alla lista dei vincitori per notare come la grande sconfitta dell’edizione 2020 sia Apple TV+, e in particolare la sua unica serie originale candidata, The Morning Show. A quanto pare né l’esorbitante budget investito né il popolare cast sono stati sufficienti ad conquistare una vittoria. Deluse, dunque, sia le aspettative riposte nella serie che le ambizioni delle sue due protagoniste, Jennifer Aniston e Reese Witherspoon.

Altrettanto inattesa la brutta serata di Meryl Streep, che di Golden Globes ne ha già vinti nove, ma che secondo molti nr avrebbe meritato un decimo per la straordinaria interpretazione di Mary Louise in Big Little Lies 2.

Big Little Lies
  • Moriarty, Liane (Author)

Il ruolo, creato appositamente per lei, le è valso un consenso unanime presso critica e pubblico, ma nessun riconoscimento ufficiale. A strapparle la statuetta un’eccellente Patricia Arquette, premiata per The Act e protagonista di un discorso fortemente politicizzato sul nero futuro che attende l’America e il mondo.

Delude inoltre la mancata vittoria di Bill Hader, protagonista assoluto degli Emmy 2018 e 2019 e dominatore nel mondo comedy degli ultimi anni. Il protagonista di Barry, insieme a Michael Douglas, Ben Platt e Paul Rudd, si vede soffiare la statuetta dalla rivelazione del 2019.

È infatti il comico Ramy Youssef a esser premiato per l’omonima serie, di cui è creatore, autore, produttore, regista e principale interprete. Una sorpresa – forse la più grossa della serata –, considerato anche come Ramy né il suo protagonista avessero ricevuto altre nomination ai premi precedenti.

L’ultima, grande mossa a sorpresa dei Golden Globes 2020 è la statuetta di miglior serie drammatica assegnata a Succession, capace di sbaragliare la concorrenza di Big Little Lies, Killing Eve, The Crown e The Morning Show. Che la serie fosse il piccolo tesoro della stampa USA non è una novità, ma sorprende che abbia prevalso su titoli ben più noti, popolari e già celebrati in precedenti occasioni.

L’apprezzamento per la serie HBO si è avvertito anche nella categoria relativa al miglior attore protagonista in una serie drammatica, in cui l’ottimo Brian Cox è riuscito a conquistare la vittoria a scapito di Kit Harington, Rami Malek, Tobias Menzies e il vincitore dell’Emmy Billy Porter.

Fra i momenti ad alto tasso di emotività anche il conferimento del Carol Burnett Award a Ellen DeGeneres per il contributo al settore televisivo in decenni di carriera.

Kate McKinnon ha speso parole di profonda riconoscenza alla comica e al suo rivoluzionario coming out. Nel 1997, quando la sitcom di Ellen raggiungeva il picco di popolarità, facevo sollevamento pesi davanti allo specchio nello scantinato di mia madre, e pensavo: “Sono gay?” E lo ero, e lo sono ancora, ha commentato. Ma è una cosa spaventosa da scoprire di sé all’improvviso. […]

L’unica cosa che mi ha reso tutto un po’ più semplice è stata vedere Ellen in tv. Ha messo a rischio la sua intera vita e la sua carriera per dire la verità, e ne ha sofferto enormemente, ha ricordato poi.

Se non l’avessi vista in tv avrei pensato “Non potrò mai stare in televisione. In televisione non c’è spazio per le persone LBTQ”, ha concluso. E poi avrei continuato a pensare di essere un’aliena e forse di non avere neppure il diritto di essere qui. Quindi grazie, Ellen, per avermi dato una possibilità di vivere una buona vita.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.