I legami fra The Handmaid’s Tale 4 e la realtà secondo Elisabeth Moss e Margaret Atwood

Elisabeth Moss e Margaret Atwood riflettono sulla possibilità che la nuova stagione della serie possa ispirarsi a una realtà condizionata dalla brutalità della polizia, dalle proteste del Black Lives Matter e dalla pandemia da coronavirus

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[Hulu]

Il primo teaser di The Handmaid’s Tale 4 ha dato conferma dello slittamento dei nuovi episodi al 2021. Il lockdown tiene in scacco da mesi la stragrande maggioranza delle produzioni nordamericane, ma ciò che non toglie che la writers room della serie distopica Hulu abbia continuato a lavorare alacremente – seppure a distanza – alla scrittura delle nuove sceneggiature.

La serie è quindi quasi pronta – almeno sulla carta – e, pur non lasciandosi andare in alcun modo agli spoiler, Elisabeth Moss e Margaret Atwood hanno condiviso con l’Hollywood Reporter alcune significative riflessioni sui legami fra la nuova stagione della serie e la complessa realtà contemporanea. Si è discusso fin dal debutto di The Handmaid’s Tale della possibilità che il mondo stesse avvicinandosi a una sua personalissima versione della Gilead di Atwood, e fra i casi di brutalità della polizia, le proteste del Black Lives Matter e la pendemia da coronavirus, il dibattito non può che restare aperto.

Margaret Atwood, canadese e autrice de Il Racconto dell’Ancella, ritiene che la parte più spaventosa sia vedere forze militari o paramilitari senza alcuna forma di identificazioni dispiegarsi a Washington, una chiara violazione della costituzione. E si continuano a sentire queste piccole spinte alla costituzione: prima una, poi un’altra, poi un’altra ancora. Nel vostro paese [gli Stati Uniti, ndr] c’è chiaramente chi vorrebbe sbarazzarsi della costituzione perché ostacola i suoi piani.

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Il racconto dell'ancella
  • Atwood, Margaret (Author)

The Handmaid’s Tale, prosegue l’autrice, non è composta da profezie, ma da cose che sono già successe da qualche parte in un determinato momento. E il problema […] è che la gente non prende seriamente queste cose a meno che non creda che possa riguardarle in qualche modo. Finché pensi di essere al sicuro da queste cose, o le vedi accadere a qualcun altro, non ti preoccupi davvero.

Lo stop alle produzioni è arrivato a poche settimane dall’inizio delle riprese di The Handmaid’s Tale 4, ed è lecito chiedersi se il periodo particolarmente oscuro attraversato dagli Stati Uniti possa influenzare l’andamento della stagione da un punto di vista narrativo, se possa cioè convincere gli autori a traslare nella sceneggiatura eventi realmente accaduti o modificare dei punti di vista in merito alle vicende narrate.

Secondo Elisabeth Moss i legami fra The Handmaid’s Tale 4 e la realtà sono insiti nella natura della serie e non dipendono dalla congiuntura attuale. La quarta stagione è quasi del tutto pronta. La nostra serie non è mai stata un procedurale in stile Law & Order, con storie ispirate ai titoli dei giornali, quindi non credo che avremo una storyline incentrata sulla pandemia. Credo però che alcuni temi della stagione esistano già nella realtà. Fra i miei appunti ci sono note sul contatto e il tocco umano, sull’opposizione fra isolamento e comunità. Ho scritto parole come “isolamento”, “comunità” e “amore”, e questi temi sono già presenti nella quarta stagione.

I testamenti
  • Atwood, Margaret (Author)

Che la quarta stagione di The Handmaid’s Tale sia pressoché pronta non impedisce a Elisabeth Moss di continuare a riflettere sulla natura delle motivazioni di June, suo personaggio e protagonista della storia. L’intervista all’Hollywood Reporter le offre anzi l’opportunità di chiedere a Margaret Atwood quali siano le sue impressioni sugli obiettivi di June in questa fase della storia, visto il successo del piano di portar fuori da Gilead un primo gruppo di bambine e il pericolo di essere uccisa da un colpo di pistola allo stomaco.

Penso che [ciò che motiva June ad agire] sia cambiato nel corso delle stagioni, spiega dunque Atwood. June si sentiva profondamente bloccata e pensava soprattutto a cosa fare per garantirsi la sopravvivenza. Il suo obiettivo principale era andare avanti di giorno in giorno, mentre col passare del tempo è diventata una persona che, se crede che ci sia una possibilità di far crollare tutto questo [Gilead], fa l’impossibile perché succeda.

Elisabeth Moss concorda, e arriva anzi a dire che è come se ci fossero tre versioni di questi personaggi, che si parli di June o Serena o Zia Lydia. C’è la versione di loro che esisteva prima di Gilead, la versione che esisteva quando Gilead è stata creata e quella attuale, diversa, perché non sono più le persone che erano.

The Handmaid's Tale - Season 3
  • Moss, Elisabeth, Fiennes, Joseph, Strahovski, Yvonne (Actors)
  • Miller, Bruce (Director)

Questa trasformazione è alla base di qualsiasi domanda che si possa fare sul futuro dei personaggi, tanto in The Handmaid’s Tale 4 quanto nelle stagioni successive. Ed è questa evoluzione a spingere Margaret Atwood a chiedersi quale sia la terra promessa di June: è una terra o un modo di essere? E si può avere la terra promessa se Gilead continua a esistere? È possibile che la terra promessa sia il ripristino degli Stati Uniti?

Le risposte, come detto, non inizieranno ad arrivare prima del 2021. E molto dipenderà anche da quanto materiale sarà tratto da I Testamenti – seguito letterario de Il Racconto dell’Ancella – e traslato nelle prossime stagioni di The Handmaid’s Tale. La carne al fuoco è ancora tanta, e la fine tutt’altro che vicina.

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