I creativi di The Handmaid’s Tale svelano le ispirazioni per Gilead e i personaggi, dai fascismi al patriarcato

Costumi, colori, architetture: l'attenzione di The Handmaid's Tale a tutto quanto riguardi l'essenza di Gilead lascia a bocca aperta

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L’intreccio della terza stagione di The Handmaid’s Tale avrà pur suscitato opinioni discordanti, ma la perfezione formale di Gilead non può che mettere tutti d’accordo. Basta fare un pizzico d’attenzione per notare la cura maniacale con cui sono state realizzate le espressioni materiali del regime. Dalle architetture agli arredi, dai costumi ai colori, tutto rimanda a precise concezioni della società, del ruolo di uomini e donne, della vita in genere.

Gli abiti come espressione degli stati d’animo

Non è più una novità che gli abiti rossi delle ancelle siano indossati dalle donne di mezzo mondo durante manifestazioni e proteste. È anzi un’incredibile dimostrazione di come i simboli più potenti possano travalicare i confini di un mezzo di comunicazione per diventare strumenti di massa.

È altrettanto affascinante notare la ricercatezza dell’abbigliamento di altri personaggi, soprattutto in relazione alle loro condizioni mentali. Emily, ad esempio, si ritrova ad attraversare una trasformazione profonda dovuta all’arrivo in Canada. Natalie Bronfman, supervisore del dipartimento costumi di The Handmaid’s Tale, ha avuto il compito di elaborare per lei un guardaroba tutto nuovo, capace di riflettere il passaggio a una vita normale.

Prima avrebbe potuto portare una camicia un po’ sbottonata, ha detto all’Hollywood Reporter. Adesso invece indossa gli abiti come se fossero un’armatura. E in effetti vediamo come il personaggio prediliga capi a collo alto e il più possibile coprenti, oltre a indossare cappotti imbottiti in tonalità neutre. Il suo desiderio, è chiaro, è passare inosservata e mimetizzarsi fra la gente.

Anche lo stile impeccabile di Serena varia all’inizio della terza stagione di The Handmaid’s Tale. Lo shock di aver dovuto abbandonare Nichole mina la sua stabilità emotiva e la porta a dar fuoco alla casa in cui vive. Avendo perso tutto non le resta quindi che indossare abiti prestati da altri.

Non c’è nulla di normale nell’abbigliamento di Serena all’inizio della stagione, ha commentato Bronfman. È anzi un po’ sciatto, fuori moda, basato su tessuti che lei non sceglierebbe mai. Le tonalità dominanti sono le varie sfumature del color foglia di tè e un mora tendente al nero. Studio spesso i colori tribali che le donne indossano come se avessero un’uniforme e ho scoperto che il viola è scelto sempre per i soldati feriti, ha aggiunto.

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L’architettura di Washington come carta d’identità del regime

The Handmaid’s Tale 3×06 è il primo episodio della serie a spostarsi dal luogo genericamente identificato come Gilead e corrispondente all’ex Boston. È ancora una volta la vicenda della piccola Nichole a richiamare i Waterford e June a Washington, svelando così il nuovo volto della capitale.

I simboli di libertà che la caratterizzavano sono stati rimpiazzati da elementi che palesano la brutalità e il patriarcato del regime. Il Lincoln Memorial appare più che mai brutalizzato: la testa dello storico presidente è stata asportata e la massima incisa sulla grande parete alle sue spalle è scomparsa. Per lo stesso principio il Washington Monument non è più un obelisco ma una mastodontica croce di marmo.

Quella Washington ci ha messo i brividi, ha detto Dearbhla Walsh, regista dell’episodio. Era semplice avvertire la desolazione che spezzava le persone, non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Abbiamo percepito un sentimento reale, che ci ha fatto davvero paura.

La resa magistrale di quelle atmosfere inquietanti non è stata semplice, per la produzione. Il Lincoln Memorial è un bene pubblico estremamente prezioso e il team ha dovuto rispettare regole stringenti. Abbiamo dovuto filmare quelle scene con un massimo di tre operatori e non abbiamo mai potuto appoggiare le telecamere, ha spiegato Walsh. Inoltre abbiamo dovuto rispettare dei turni di quattro minuti ciascuno, in modo che i turisti potessero continuare a visitare il monumento fra uno e l’altro.

La regola del silenzio, invece, è stata trascurata. Tecnicamente non avremmo dovuto fiatare. L’idea che June e Serena alzassero la voce in un luogo del genere è stata allo stesso tempo spaventosa e potente. Ha dato un certo colore al tono della conversazione e trovo che sia stata molto efficace. Ed è così, perché nulla avrebbe potuto trasmettere con la stessa incisività la definitiva rottura tra June e Serena.

Il gala per i comandanti come espressione di tendenze assolutiste

La trasferta a Washington ha esteso al settimo episodio il certosino lavoro del dipartimento costumi. In questo momento più che mai si riesce a notare la sovrapposizione fra la libertà delle mogli più potenti e i limiti di ancelle, marta e mogli dei funzionari di basso rango.

Il gala mostra ciò che accade ogni volta che un regime conquistatore depreda oggetti di lusso di vario genere e li tiene per sé, ha spiegato Bronfman. A Gilead questo vale per i tessuti seducenti, le piume, le perle e tutto ciò che è puramente decorativo e non funzionale. Sono elementi accumulati e poi ripescati nelle occasioni speciali per impreziosire gli abiti delle mogli altolocate.

Le rigide leggi di Gilad proibiscono qualsiasi decorazione, tranne che a porte chiuse, quindi a esclusione dei pochi privilegiati dell’alta società. Descriverei il gala quasi come una festa di Capodanno fascista. È qualcosa in cui non ci imbatteremmo mai nella vita quotidiana, ma che si svela dietro le porte chiuse dell’élite di Washington. Li immaginiamo severi e austeri e invece li vediamo bere e fumare e ballare e indossare abiti che non metterebbero mai in pubblico.

I colori come rappresentazioni degli status

Gilead non ha mai ceduto alla brillantezza, ma ciò non implica che i colori vengano scelti casualmente. Al contrario, anche la più neutra delle tonalità ha uno scopo ben preciso. Nelle passate stagioni, ad esempio, il rosso è stato il simbolo della fertilità delle ancelle, mentre quest’anno rappresenta il coraggio e la forza che alimentano la loro rabbia. Amore, lussuria, rabbia sono sentimenti carichi di passione e il rosso li avvolge tutti.

Il tortora delle marta rappresenta la loro responsabilità nei confronti del sostentamento della comunità, mentre il mora delle vedove è ispirato alla medaglia conferita dall’esercito statunitense ai reduci o ai caduti in guerra. È una sorta di ringraziamento per aver affrontato un destino così impietoso, ha spiegato Bronfman.

Il color foglia di tè delle mogli, infine, rievoca i toni delle profondità dell’oceano. Implica la segretezza o la lontananza del fondo dei mari, ha chiarito Bronfman. Più ci immergiamo più notiamo le sfumature scure del verde e del verde-azzurro. Per comprendere come il colore sia una sorta di specchio dell’anima è sufficiente considerare lo stato d’animo di Serena. All’inizio della stagione è disperata per la perdita di Nichole e indossa abiti di un color foglia di tè molto scuro. Negli episodi successivi, invece, il suo umore migliora e di pari passo i vestiti sono più chiari.

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