Il finale di Vis a Vis El Oasis delude tutti e travolge d’insulti Maggie Civantos, ma è l’unica cosa da salvare

La fine di Vis a Vis El Oasis ha lasciato dietro di sé un malcontento generale a tratti ingiustificato, perfino con atti di cyberbullismo nei confronti della protagonista

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photo by Virginia Martín Chico/Fox

Il finale di Vis a Vis El Oasis ha scontentato tutti e attirato sulla serie una marea di critiche: quella stessa marea “gialla” (dal colore delle tute delle detenute protagoniste) che aveva chiesto a gran voce una continuazione dell’epopea carceraria spagnola scritta dai creatori de La Casa di Carta, si sta riversando contro gli sceneggiatori per il modo in cui hanno scritto un epilogo ritenuto incoerente e insoddisfacente.

C’è da dire che sin dal suo esordio in tv, lo scorso aprile sulla Fox spagnola, questo spin-off ha diviso il pubblico e causato molti malumori perfino nella storica fanbase della serie originale. Con la messa in onda del finale di Vis a Vis El Oasis c’è stato forse il culmine del malcontento generale.

ATTENZIONE SPOILER!

A scatenare un’ondata di proteste è la fine riservata a Zulema, ma soprattutto il fatto che i destini delle due protagoniste siano stati separati drasticamente senza empatia. Nell’ultimo episodio, l’ottavo dal titolo Chi era Zulema Zahir?, è arrivato il momento della resa dei conti tra le rapinatrici e Ramallah, il narcotrafficante a cui hanno rubato una tiara di diamanti e rapito l’amata figlia. Zulema e Macarena finiscono per trovare un modo per uscire dalla trappola in cui si sono cacciate, con i sicari del messicano che assediano il motel El Oasis per uccidere le ragazze della banda dopo il suicidio della giovane sposa. Il rifugio del piacere di Sandoval si trasforma nell’espediente utile per fare una strage di narcos e poi fuggire da un tunnel sotterraneo, ma al momento di salire sull’aereo che le avrebbe messe in salvo, Zulema preferisce fermarsi, salutare Macarena (“Vai, non sei più sola”), fare da scudo umano alla sua fuga e morire nel deserto anziché in un ospedale da malata terminale.

Zulema sceglie così di arrendersi agli inseguitori, apparentemente senza nemmeno provare a difendersi: si inchina e canta, come quando perse sue figlia in carcere, si fa crivellare di colpi e pone fine così alla sua esistenza. Il tutto mentre Macarena vola via e piange guardando il suo cadavere, senza però tornare indietro a riprenderlo. Un taglio netto tra i destini delle due protagoniste, una arresa alla morte e l’altra in fuga verso la vita (quella del suo bambino che sarebbe nato qualche mese dopo) che ha scatenato le ire del pubblico.

Per molti non è da Zulema morire così, senza difendersi, senza portare con sé all’inferno i suoi nemici, senza combattere fino all’ultimo. In realtà questa lettura non tiene conto di ciò che è intervenuto a cambiare le cose in questo spin-off: Zulema non è più soltanto “l’elfo dell’inferno” assetato di libertà, è una donna con un tumore incurabile al cervello che sa di aver vissuto il suo tempo e di averlo fatto come voleva. Non si arrende alla morte, ma sceglie come morire e lo dice chiaramente quando nel deserto parla con la sua proiezione in tuta gialla: “Preferisco morire qui che in un ospedale”. La sua non è una resa, è una scelta, l’affermazione massima della sua libertà. Questo finale non è dunque incoerente (lo sono semmai tante parti di questo spin-off e tanti momenti della serie originale stessa), perché ha riservato al personaggio più potente di questa serie la libertà di scegliere come morire, dopo aver scelto come vivere. Ed è forse questa una delle poche cose da salvare di questo spin-off, che ha scelto di allontanarsi dallo spirito originario della serie rinunciando ai suoi elementi tipici per affrontare un altro tipo di racconto, con un registro stilistico diverso e una scrittura debole, finendo per non essere all’altezza delle aspettative.

Il suo funerale, con Saray che balla sulla sua tomba come desiderato da Zulema, è emotivamente molto forte, nonostante la banale contrapposizione con le immagini della vita che nasce (peraltro in evidente incongruenza cronologica, perché il funerale di Zulema certamente è antecedente di mesi al parto di Macarena). Azzeccata, poi, la scelta di riportare in scena anche un altro personaggio storico della serie, l’ex commissario Castillo, che per assicurarsi di aver chiuso per sempre con la Zahir le prende le impronte prima che il suo corpo venga definitivamente seppellito. Da notare il dito medio di Zulema che resta in evidenza, ennesimo sberleffo di questo personaggio, come la linguaccia finale che riserva al pubblico alla fine del flashback dal carcere che mostra la conversazione tra Zulema e Saray sulla morte.

Il finale di Vis a Vis El Oasis lascia dietro di sé degli strascichi tristi e anche un po’ avvilenti: le critiche del pubblico sono tutto sommato prevedibili e chiudere una serie senza scontentare nessuno è quasi impossibile, ma pare che la conclusione non sia piaciuta nemmeno alla protagonista Najwa Nimri. Inoltre, le critiche al personaggio di Macarena, unica ad essersi messa in salvo mentre Zulema moriva e Goya e la sua fidanzata finivano in carcere, si sono trasformate in episodi di cyberbullismo contro l’attrice Maggie Civantos, costretta ad oscurare il suo profilo Twitter, rendendolo privato, per la quantità di insulti ricevuti. Incredibile che ancora nel 2020 non si riesca a scindere un personaggio dal suo interprete, ma tant’è.

Questo spin-off non è stato nel suo complesso un epilogo meritevole per tante ragioni, ma forse proprio questo contestato finale di Vis a Vis El Oasis era l’unico possibile: una morte tragica per Zulema, che aveva vissuto al limite e non era mai stata veramente pronta a vivere fuori dal carcere (al contrario di Saray), e un ritorno ad una sorta di normalità per Macarena, quella da cui proveniva, con una nuova famiglia dopo la perdita dei genitori. Il resto di questo spin-off è perlopiù da dimenticare.

Via a Vis
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