4 critiche mosse a Le Ragazze del Centralino 5 in attesa degli ultimi episodi su Netflix

Nella prima parte dell'ultima stagione, la critica prende atto di tutto ciò che allontana le "donne" dalle "ragazze" degli esordi

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I primi cinque episodi de Le Ragazze del Centralino 5 hanno fatto né più né meno ciò che ci si aspettava facessero: avvicinare le protagoniste della prima serie tv spagnola di Netflix alla conclusione della propria storia.

[Attenzione, spoiler!]

Ormai lontani i tempi del glamour per l’alta società madrilena, come anche le piccole preoccupazioni amorose delle prime stagioni, la serie torna sulla piattaforma ambientando la narrazione a sette anni di distanza dagli ultimi eventi osservati.

Lo strapotere dei nazionalisti nella capitale, il restringimento dei diritti personali e le violenze scuotono il paese alle fondamenta e stravolgono Le Ragazze del Centralino e le atmosfere cui gli spettatori erano abituati ad associarla.

La prima parte de Le Ragazze del Centralino 5 si è svelata su Netflix solo pochi giorni fa, ma la stampa internazionale – e in particolare la critica spagnola – sembra avere le idee chiare sui punti deboli di questa stagione conclusiva. Eccoli.

La performance sottotono di Blanca Suárez

La serie può aver centrato molti dei suoi obiettivi, ma forse non quello di servirsi di una protagonista davvero all’altezza. Anche ne Le Ragazze del Centralino 5 salta all’occhio la performance sottotono di Blanca Suárez, soprattutto al raffronto con quelle delle colleghe.

Ancora una volta, è opinione frequente, Suárez e la sua Lidia servono la propria funzione di motore narrativo senza eccellere, anzi, scomparendo dinanzi alle ben più incisive coprotagoniste.

Che si condivida o meno questo punto di vista, è evidente come tacchi, rossetto e un’eterna attitudine da Madre Coraggio possano convincere meno degli spiriti combattivi e coraggiosi di Carlota y Óscar, o anche dell’animo dolce e generoso di Marga.

Peccato, dunque, che anche ne Le Ragazze del Centralino 5 si mantenga la sproporzione fra lo spazio destinato ai diversi ruoli e ciò che davvero avrebbero da dire.

Il salto temporale inspiegabile

Le Ragazze del Centralino 5 è la conclusione della storia, più che il suo culmine, si dice. E in effetti è dura dissentire, soprattutto riconsiderando le premesse iniziali della serie. Nella prima stagione, infatti, Le Ragazze del Centralino è in primo luogo la storia dei travagli amorosi di Lidia.

Le altre ragazze sono una nota di colore, e il centralino fa solo da sfondo alle beghe della protagonista col suo triangolo amoroso. Nel corso delle stagioni i personaggi secondari acquistano senso e dignità e una tridimensionalità addirittura imprevedibile, ma questo non basta a fermare il declino soap della serie.

Forse per questo gli eventi de Le Ragazze del Centralino 5 paiono ai critici un inspiegabile salto in avanti, il prolungamento di una storia che avrebbe già potuto concludersi senza suscitare particolare nostalgia.

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L’incomprensibile ritorno di Sofía

L’entrata in scena di Sofía fa spazio a una nuova generazione, ora che le ragazze sono diventate donne. Ciò che convince poco è però il suo ritorno a Madrid. Perché mai, ci si domanda, una diciassettenne dovrebbe avvertire il bisogno di lasciarsi alle spalle una vita sicura e agiata a New York?

Rientrare a Madrid significa per lei riscoprire le proprie radici, certo, ma la forza della sua motivazione appare ingiustificata. I suoi ricordi della capitale non possono essere quelli di chi l’abbia lasciata in età adulta. Né è del tutto verosimile che possa avere la coscienza sociale di voler raddrizzare le storture di una città in piena guerra civile.

L’addio alle ragazze e anche al centralino

Come detto, gli eventi di questa prima parte dell’ultima stagione hanno luogo a sette anni di distanza dai fatti conclusivi della precedente. Le ragazze non sono più ragazze, ma donne che alla leggerezza e a una certa ingenuità hanno dovuto sostiture determinazione e una buona dose di amarezza.

Allo stesso modo non c’è più traccia del centralino, visto l’impietoso scorrere del tempo e l’incombere di una sciagurata fase nazionalista. È il prezzo da pagare per il progredire della storia e si ricollega a quello che per molti è un salto in avanti poco convincente.

Ad ogni modo, è questo il punto di svolta della serie, che rinuncia alla sua leggerezza iniziale e acquisisce toni nuovi e più oscuri, quando non apertamente truci. È la promessa mantenuta delle protagoniste, che in più occasioni hanno preannunciato una stagione decisa a dare il tutto per tutto senza far sconti a nessuno.

Fra sofferenze inaudite, campi di detenzione e morti inattese, Le Ragazze del Centralino 5 abbraccia dunque la tragedia a tutti i costi e promette nuovi racconti di dolore, perdita e amicizia negli ultimi cinque episodi, attesi su Netflix nel corso del 2020.

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