Dickinson su Apple TV+ supera i limiti dell’assurdo sfoderando stile e ironia da vendere (recensione)

Per apprezzare la serie con Hailee Steinfeld bisogna superare l'aspettativa di un rievocazione fedele dell'adolescenza della poetessa, e il risultato è sorprendente

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Aspettarsi da Dickinson – su Apple TV+ dal primo novembre – una resa contrita, deprimente e asfissiante della vita della più grande poetessa d’America è il modo migliore per rimanerne delusi. Perché la serie concepita da Alena Smith ha altre idee e altri obiettivi, e li mette in atto secondo anacronismi che schiacciano l’occhio ai post-adolescenti della generazione Z. Il risultato è una teen comedy tanto spiazzante quanto godibile nella sua apparente leggerezza.

Attenzione, spoiler!

Dickinson è ambientata nel 1848. Emily è una diciottenne col volto di Hailee Steinfeld, una giovane ribelle ed enfatica che, insieme ai fratelli Austin (Adrian Enscoe) e Lavinia (Anna Baryshnikov), si ritrova incapsulata nelle dinamiche familiari orchestrate dal rigido, autoritario, potente signor Dickinson (Toby Huss) e dalla gelida moglie (Jane Krakowski). Tutto, nella quotidianità della famiglia, punta a perpetuare le convenzioni del tempo. Giorno dopo giorno Emily si vede proposta a potenziali mariti che possano salvarla dalla sua stranezza, ma le priorità della ragazza appaiono ben diverse. Le restrizioni della famiglia e dell’intera società si scontrano con la sete di conoscenza, le abitudini – ammonticchiare nidi in soggiorno, ad esempio –, le priorità e le vere passioni di Emily, su tutte la poesia e l’amore – delicato, indiscutibile, ma dolorosamente realista – per la migliore amica Sue (Ella Hunt). Altrettanto importante, nella sua vita, è il rapporto con la Morte, personificata nella figura intrigante del rapper Wiz Khalifa.

Come detto, Dickinson su Apple TV+ non ha alcuna intenzione di reggere i confronti con le serie tv storiche propriamente dette. La retorica del linguaggio, i toni seppia e le atmosfere languide associate in genere agli scenari naturali di un vago passato rimangono intrappolati nel filtro della distorsione di Alena Smith. Ciò che resta è l’impianto di una storia ambientata nel Massachusetts del XIX secolo, abbigliata secondo le sue convenzioni e retta dai valori del tempo, ma popolata dallo spirito energico, passionale e ribelle di un’adolescente in tutto e per tutto contemporanea.

La sensibilità volutamente anacronistica di Dickinson su Apple TV+ si fa palese in circostanze che superano ampiamente i limiti dell’assurdo, e che però funzionano se le si valuta senza cedere a preconcetti. Lo slang, le improbabili note di Lizzo, Billie Eilish, Mitski e altri, la condivisione dell’oppio come fosse ecstasy, il gruppo di lettura di Shakespeare in stile Glee Club… tutto mira a effetti stranianti che possano rendere universali gli anni di gioventù, la voglia di divertirsi, di sfuggire alle regole e alle costrizioni di una società fin troppo abbottonata. E se da un lato la contrapposizione così forte fra elementi incompatibili è quasi uno schiaffo, dall’altro si dimostra, col tempo, funzionale e funzionante.

Superata la sensazione che a Dickinson basti soltanto confondere, si possono cogliere i tratti meglio delineati della serie. Il pubblico di riferimento resta senz’altro composto dai giovani, ma è evidente il desiderio di accogliere chi sente ancora forte il bisogno di una maggiore rappresentazione sullo schermo. Potrà sembrare banale, oggi, ma la televisione non ha mai avuto una forte inclinazione a mettere al centro della storia una giovane donna d’altri tempi così ostile ai lavori domestici, alle dinamiche del patriarcato, al controllo maniacale sulle proprie aspettative, innamorata e ricambiata dalla sua migliore amica/anima gemella e futura sorella.

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La relazione tra Emily e Sue riflette la fluidità promessa dalla showrunner Alena Smith. Il rapporto tra le due giovani è autentico e indiscusso, sensuale e spirituale, libero dai tormenti interiori che hanno deturpato tante storie queer sul grande e il piccolo schermo nel corso degli anni. È un amore saldo e puro che ha la forza dei migliori sentimenti adolescenziali, e che tuttavia cova la rassegnazione dell’età adulta per le convenzioni sociali capaci di imporre la via più battuta alla vita e all’amore. La tenerezza di questa relazione si legge nei volti di Hailee Steinfeld ed Ella Hunt, nei loro occhi lucidi e in ogni sguardo carico di aspettative e consapevolezza.

Il resto dei personaggi ha una caratterizzazione più vaga, con una divisione netta fra adulti perfettamente incasellati nelle consuetudini dell’epoca e giovani più propensi a oltrepassarne i limiti. La loro funzione si fa più evidente nel rapporto con Emily, poiché dalle interazioni con ciascuno di essi emergono uno o più tratti distintivi della personalità della giovane. La tenerezza è evidente nel rapporto con Sue, la tendenza alla ribellione negli scambi con i genitori, l’anticonformismo nell’accostamento ai coetanei, il disperato bisogno di un’anima affine nella vicinanza venata d’amore dell’avvocato Ben (Matt Lauria).

Il cast dà prova di una solida performance d’insieme, e se al principio la scelta di Jane Krakowski per il ruolo della signora Dickinson appare semplicemente sbagliata, col passare degli episodi è proprio l’insopprimibile vena comica dell’attrice a far emergere tutto il ridicolo bigottismo di una donna arida e insoddisfatta. La più efficace resta Hailee Steinfeld nel ruolo di una Emily ben lontana dalla figura misteriosa e inaccessibile che la letteratura tende a restituire. L’energia fresca e giocosa di cui si carica è quella di un’attrice perfettamente a suo agio in un ruolo non banale, capace di soffermarsi sulla drammaticità di certi momenti ma soprattutto sull’insospettabile ilarità di altri.

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Dickinson su Apple TV+ si chiude con una presa di posizione che potrebbe funzionare come un finale di serie, ma che in realtà apre nuovi scenari. La serie, infatti, è già stata rinnovata per una seconda stagione. Apprezzarla è semplice. Per farlo, però, bisogna accettare di andare oltre l’etichetta di teen comedy, e superare il comprensibile timore che una simile narrazione sia pura e semplice blasfemia. Dickinson, in fondo, non pretende di essere un capolavoro, ma un intermezzo godibile e a suo modo significativo in un susseguirsi di produzioni sempre più elaborate e impegnative. E in questo riesce più che bene.

L’intera prima stagione di Dickinson è disponibile su Apple TV+ dall’1 novembre. Gli abbonati possono guardare i contenuti della piattaforma sia online sia offline, on demand e senza pubblicità sull’app Apple TV preinstallata su iPhone, iPad, Apple TV e iPod Touch. È possibile inoltre sfruttare un periodo di prova gratuito di 7 giorni (o di un anno, nel caso si sia acquistato un nuovo dispositivo dopo il 10 settembre), in seguito ai quali scatta un costo mensile di 4,99€.

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