Il risveglio di Lele dei Negramaro raccontato da Giuliano Sangiorgi: “Mio padre l’ha rispedito a calci da noi”

Dopo il duetto a Rimini Giuliano Sangiorgi racconta come ha vissuto il risveglio di Lele dei Negramaro, convinto che suo padre Gianfranco l'abbia rispedito tra i vivi

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L’apparizione, seppur breve, di Lele dei Negramaro sul palco della prima data del nuovo tour nei palasport è stato uno dei momenti di massima felicità per la band e per il suo pubblico dopo mesi drammatici. La data zero del 14 febbraio a Rimini è stata segnata dalle lacrime di Spedicato nel ringraziare il pubblico promettendo che tornerà presto a suonare, anche se non prenderà parte alle prossime date di questo tour perché ancora impegnato nella riabilitazione dopo l’emorragia cerebrale che l’ha colpito a settembre.

Dopo il debutto del nuovo Amore Che Torni Tour Indoor 2019 a Rimini, Giuliano Sangiorgi ha voluto mettere nero su bianco il suo ricordo e le sensazioni provate al risveglio di Spedicato, quando dopo quattro settimane in terapia intensiva finalmente l’amico ha riaperto gli occhi ed è tornato a vivere.

Insieme hanno cantato sul palco di Rimini Cosa c’è dall’altra parte, brano che Sangiorgi ha scritto proprio per esorcizzare la paura della morte del suo compagno d’avventura e amico fraterno. E ora al Corriere della Sera racconta in prima persona come ha interpretato il ritorno di Lele nel mondo dei vivi, quasi fosse un regalo di suo padre Gianfranco morto nel gennaio 2013.

Per Sangiorgi, che lo scorso anno è diventato padre per la prima volta della piccola Stella, l’idea che suo padre abbia in qualche modo restituito Lele alla sua famiglia è la consolazione più grande dopo tanto dolore. Una suggestione che gli ha suggerito lo stesso Spedicato al suo risveglio. Un “aneddoto soprannaturale” ammette Sangiorgi, che certamente non ha alcun fondamento scientifico, ma in cui entrambi credono e che li legherà per sempre.

Grazie papà, per averci ascoltato. Grazie per il calcio in culo che hai dato a Lele, per farlo tornare indietro da noi. Me lo ha raccontato proprio Lele, appena ha riaperto gli occhi in sala di rianimazione. Mio padre e il suo calcio nel deretano sono gli ultimissimi istanti che ricorda di quel limbo spazio-temporale in cui è andato a cacciarsi fino all’attimo prima di risvegliarsi. Lo sapevo che quel testardo di mio padre avrebbe smosso mari e monti pur di farlo tornare, a costo di sembrargli scontroso e burbero. Ma non avrebbe avuto di che preoccuparsi, come in vita. Non gli importava di piacere a tutti i costi e forse a Lele non voleva proprio dargli modo di replicare. Non gli ha spiegato nulla. Gli ha detto solo di andare via da quel posto, chissà quale posto poi?! Non ho avuto il coraggio di chiederlo a Lele. Ma lui mi ha assicurato che non è stato un sogno, ma un’esperienza reale, provata sulla pelle. Quel calcio in culo lo ha sentito e come… Io ci credo e non ho provato strani brividi come si trattasse di qualcosa di ultraterreno, inspiegabile. Ho visto gente piangere al racconto di questo aneddoto soprannaturale. Chi ha conosciuto mio padre, chi ama Lele. Io mi trovo tra queste persone, ma non ho pianto perché ho avvertito che tante cose si sono rimesse a posto da sé in questi ultimi mesi. Ho iniziato ad avere una visione più lucida di ogni cosa, guardando la vita attraverso il magico caleidoscopio della famiglia.

Sangiorgi conferma anche che i Negramaro non avrebbero mai pensato ad una sostituzione per Lele e che se non si fosse risvegliato non sarebbero mai tornati in tour. Se hanno accettato di tornare ad esibirsi sul palco è perché la soluzione è arrivata naturalmente nell’ambito della loro famiglia allargata, con l’ingresso temporaneo di Giacomo Spedicato, fratello 23enne di Lele, a sostituirlo finché non sarà in grado di performare di nuovo. Le difficoltà di questi mesi sono servite proprio a cementificare l’idea di una grande famiglia allargata in cui ognuno è essenziale per l’altro.

Sono diventato padre, con lui e ho avuto la netta sensazione di aver recuperato molte piccole parti di me, perse per strada nel corso di questi anni pieni di tutto e fatti spesso di niente. Tutto è tornato al suo posto ideale. Lele tra noi. I nostri figli, li abbiamo stretti tra le braccia insieme e Giacomo, suo fratello, era nato per essere pronto ad aiutare lui e tutti noi. Era piccolino, forse non aveva nemmeno tre anni quando, per la prima volta, suonò in sala prove con noi, strimpellando tra le mani un tamburello più grande di lui almeno due volte. Con occhi sgranati ci ha rubato l’arte ed è diventato un chitarrista perfetto, a metà tra me e Lele: due stili diversi ma, vi giuro, che in questi giorni di prove musicali, ho rivisto suo fratello in una mano, quella sinistra, e me stesso in quella destra.

L’augurio del frontman dei Negramaro per tutti è proprio di poter contare sulle persone che ciascuno sceglierà di avere accanto.

Guardatevi intorno e troverete sempre un faro luminoso, se solo lo saprete riconoscere nella famiglia che vi sceglierete.

Il tour dei Negramaro proseguirà fino a fine marzo nei palasport delle principali città, Lele lo seguirà dietro le quinte magari con delle apparizioni sporadiche come quella realizzata a Bari per esibirsi proprio in Cosa resta dall’altra parte, mentre continuerà il suo percorso riabilitativo.

Intanto, è in radio il nuovo singolo Cosa c’è dall’altra parte. Ecco il video ufficiale.

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