Watchmen accusata di aver glorificato la polizia, ma le sue “profezie” provano il contrario

Uno degli sceneggiatori smonta le critiche a Watchmen e rivendica lo sguardo apertamente critico della serie alle pratiche brutali della polizia

Regina King lo ha sempre detto: il merito di Watchmen è stato riuscire a intrattenere informando allo stesso tempo sulle profonde iniquità razziali negli Stati Uniti. E in effetti l’acclamata serie HBO è riuscita a scavare nella storia del paese e trarne spunti coi quali – a posteriori è evidente – documentare la realtà e profetizzare il futuro prossimo.

I temi sui quali la serie si è soffermata nell’autunno 2019 si inseriscono perfettamente nel contesto attuale: la supremazia bianca, la brutalità della polizia, le discriminazioni e le persecuzioni nei confronti dei cittadini di colore sono infatti al centro del dibattito pubblico e delle proteste del Black Lives Matter. E altrettanto attuale è lo sguardo rivolto a certe pratiche della polizia, che nella serie nasconde una giustizia violenta e metodi anticonvenzionali dietro maschere e nomi di battaglia.

Forse per questo alcuni utenti di Twitter si sono scagliati contro la serie, accusandola di aver glorificato i comportamenti della polizia o addirittura di sostenerne i fini propagandistici. Tuttavia la reazione di Cord Jefferson, fra gli sceneggiatori della serie, è stata di puro sgomento, e in un’intervista a Rolling Stone ha respinto ogni accusa e chiarito come Watchmen si sia rivelata piuttosto tristemente profetica.

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Anzitutto il massacro di Tulsa del 1921, un momento atroce nella storia degli Stati Uniti, in cui un gruppo di bianchi attaccò i residenti e le attività commerciali degli afroamericani nel quartiere di Greenwood:

Ricordo che volevamo che nella stagione si parlasse del massacro di Tulsa, ma non sapevamo dove inserirlo. Poi abbiamo deciso di parlarne nel pilot, ma non sapevamo in che punto. E poi, dopo una lunga discussione, abbiamo deciso che sarebbe stato il peccato originale che avrebbe dato il via al resto della storia. Ne ero entusiasta, perché non è una di quelle cose che in genere finiscono sullo schermo.

Devo ammettere che non avevo idea di quante persone non ne fossero a conoscenza, ma comunque per me è stato incredibile raccontare questa pagina così importante e rivelatrice sulla storia dell’America. […] Il giorno dopo [della messa in onda] un mio amico mi ha inviato un tweet con le ricerche di Google Trends sul massacro di Tulsa, si vedeva un picco per via del numero di ricerche delle persone. Per me è stato entusiasmante vedere quanto un racconto possa aiutare le persone a scoprire la storia del proprio paese e del mondo.

La capacità di Watchmen di catturare sullo schermo i mali atavici dell’America è il risultato della prospettiva dalla quale gli autori hanno scelto di osservare il paese e la sua storia:

Penso che la storia sia preveggente, soprattutto quando si parla di razzismo e del modo in cui le persone nere vengono trattate in questo paese. Il fatto di aver creato una serie sulla violenza della polizia e dei suprematisti bianchi e, a pochi mesi di distanza, vedere come questi due elementi siano così attuali, si spiega col fatto che abbiamo creato una serie sulla storia. Sfortunatamente la violenza della polizia e dei suprematisti bianchi è qualcosa di ricorrente negli Stati Uniti d’America.

Queste considerazioni smontano l’equazione che collega Watchmen a una serie propagandistica e celebrativa della polizia. Per Jefferson è sconvolgente che qualcuno pensi il contrario, e crede che basti guardare il pilot e il sesto episodio per convincersi di come lo sguardo ai comportamenti della polizia sia profondamente critico. Non che il problema abbia investito solo Watchmen, comunque.

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I fatti delle ultime settimane hanno spinto creativi, critici e spettatori a valutare il modo in cui la cultura pop cattura e trasmette l’immagine della polizia e delle serie tv sui poliziotti. Jefferson ne fa una sintesi perfetta, evidenziando le differenze esistenti tra alcune delle produzioni più popolari in quest’ambito:

In quarantena ho riguardato The Wire. Mi piace moltissimo, è di ottimo livello da tanti punti di vista. Una delle cose che fa meglio è evidenziare gli errori delle forze dell’ordine e dei modi in cui a volte i poliziotti possano essere “i cattivi”, e allo stesso tempo è capace di mostrare gli spacciatori e altri criminali come esseri umani ricchi di sfaccettature. […] Per me è un’ottima serie perché offre sfumature e strati e prospettive diverse.

Dal lato opposto per me c’è una serie come Law & Order, in cui i poliziotti sono incredibilmente eroici e la maggior parte delle volte prendono le decisioni giuste, seguono le regole e alla fine prendono sempre il cattivo. […] Non credo che serie come Law & Order e Brooklyn Nine-Nine debbano scomparire, che abbiamo bisogno di più serie in stile The Wire. Se ci fossero, molti non penserebbero che Hollywood è così a favore della polizia, come invece sentiamo dire in questo periodo. […]

In un mondo in cui la polizia non sempre segue le regole per filo e per segno, e spesso abusa delle persone e della sua autorità, diventa compito dei creatori che vogliono produrre serie capaci di tenere il passo dei tempi moderni e rivolgersi a un pubblico variegato, raccontare storie che riflettano le realtà del mondo, in cui la polizia e le persone di colore arrivano spesso a scontri molto duri. Il pubblico non chiede che questo. Perché non creare serie con ritratti più sfumati delle forze dell’ordine, e che possano accompagnare Law & Order o Brooklyn Nine-Nine?

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