Cos’è il Juneteenth e perché l’America del Black Lives Matter lo celebra quest’anno più che mai

Negli Stati Uniti alle prese con le proteste antirazziste e la brutalità della polizia le celebrazioni del Juneteenth diventano più rilevanti che mai

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[Patrick Behn/Pixabay]

Il Juneteenth – dall’unione di June e nineteenth – commemora il 19 giugno 1865, giorno in cui gli schiavi del Texas vedono finalmente riconosciuta la propria emancipazione. L’importanza di questa data non è soltanto simbolica. L’abolizione della schiavitù, infatti, risale sulla carta al primo gennaio 1863, ma è solo con la liberazione degli ultimi schiavi in Texas che può definirsi effettiva.

Le celebrazioni per il Juneteenth ricorrono da allora in ogni angolo degli Stati Uniti, ma solo in alcuni territori è considerata una festività ufficiale. Nell’America di oggi, sconvolta dalla brutalità della polizia e dall’uccisione di George Floyd e altri cittadini afroamericani, il Juneteenth si dimostra però più necessario che mai. Celebrare questa ricorrenza permette infatti di non distogliere l’attenzione dalle proteste del Black Lives Matter, dalle iniziative del movimento, dai dibattiti che continua ad alimentare sul razzismo sistemico negli Stati Uniti.

In un momento storico in cui è più importante che mai essere attivamente antirazzisti, anziché limitarsi a non essere razzisti, molte grandi aziende statunitensi e parecchie multinazionali stanno prendendo posizione perché il Juneteenth diventi qualcosa in più di una semplice data simbolica. La catena Best Buy, ad esempio, ha deciso di offrire un giorno di ferie pagate ai propri dipendenti perché possano partecipare a proteste pacifiche, raduni e attività di volontariato.

Nike ha annunciato su LinkedIn di avere in programma di chiudere tutti i punti vendita, gli uffici e i centri di distribuzione negli Stati Uniti per celebrare la ricorrenza del Juneteenth. In questa giornata i nostri dipendenti e collaboratori potranno documentarsi e confrontarsi sul valore di questo momento nella storia nera, e incoraggiamo tutti gli atleti* affinché facciano altrettanto, si legge.

Jack Dorsey, CEO di Twitter e Square, ha annunciato su Twitter che per le sue aziende negli Stati Uniti il Junteenth sarà sempre un giorno festivo retribuito. I paesi e le regioni nel mondo hanno delle giornate specifiche per celebrare l’emancipazione e noi faremo ciò che è necessario perché queste date diventino ovunque dei giorni festivi retribuiti, ha scritto.

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Dichiarazioni simili sono arrivate dal New York Times, da Mastercard, da squadre e leghe sportive quali l’NBA e la NFL. Reti televisive e piattaforme di streaming propongono invece un calendario di contenuti da guardare gratuitamente nel corso del weekend, fra i quali i film Black Panther, The Banker e Selma, le serie pluripremiate Watchmen e Atlanta.

Per informare il pubblico e coinvolgerlo in iniziative concrete che superino le restrizioni del distanziamento sociale, collettivi come l’Hella Creative di Oakland mettono a disposizione liste di aziende pro-Juneteenth e calendari di manifestazioni e progetti previsti per il 2020:

Dopo settimane di agitazione e disordini a livello nazionale, un gruppo di creativi della Bay Area ha deciso di indirizzare le proprie frustrazioni verso un cambiamento significativo. Rivendicare il Juneteenth significa catturare lo zeitgeist di un movimento nazionale in cerca di sostegno per iniziative che assicurino sicurezza, orgoglio, cambiamento ed equità per la comunità nera. Informare sulla ricca storia del Juneteenth è il modo che hanno scelto per promuovere una celebrazione nazionale riconosciuta ufficialmente e offrire ulteriori opportunità di sostenere le attività gestite da persone nere, si legge in un comunicato.

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Anche i comuni cittadini continuano a darsi da fare. Dione Sims, una novantatreenne texana, ha avviato una petizione su Change.org – che già raccolto più di 320.000 firme – per chiedere al Congresso che il Juneteenth diventi una festività federale, soprattutto alla luce degli eventi delle ultime settimane:

Credo che il Juneteenth possa unirci, perché riconosce che gli schiavi non si sono liberati da soli ma sono stati aiutati da altri, dai quaccheri agli abolizionisti bianchi e neri, ai soldati e a molti altri che hanno dato la vita perché gli schiavi venissero liberati. L’obiettivo della mia petizione è far vedere al Congresso e al presidente che non sono l’unica a chiedere il riconoscimento nazionale di una giornata che celebri la ‘Libertà per tutti’.

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