Giornata internazionale contro l’omofobia, le star della tv più attive nella lotta alle discriminazioni

Le personalità televisive più in vista possono fare molto per influenzare positivamente la percezione delle minoranze nella società

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Come ogni anno dal 2004, anche in questo 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Ideata dallo scrittore e attivsta Louis-Georges Tin e riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, questa ricorrenza punta a sensibilizzare il pubblixo contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone LGBTQ.

Vista la sua diffusione, la tv è uno dei mezzi che più possono incidere sulla percezione delle minoranze nella società. Con il passare degli anni la serialità televisiva ha mostrato un’attenzione crescente alle storie di vita di persone non eterosessuali, discostandosi da narrazioni stereotipiche – e spesso segnate dalla tragedia – per privilegiare esperienze personali che aiutino in particolare i più giovani a ritrovarsi sullo schermo.

Certo, la strada verso una rappresentazione davvero paritaria è ancora lunga, ma giova che un numero sempre più ampio di star della tv – LGBTQ e non – abbia deciso di portare le battaglie della comunità dal set ai social, dagli eventi internazionali alla vita quotidiana. È anche grazie alle prese di posizione di celebrità out and proud che la discussione resta accesa, e che la lotta a ogni discriminazione si fa parola viva e non vaga promessa.

In questa Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia cogliamo l’occasione di ricordare alcuni dei personaggi della tv capaci di fare del coming out e dell’attivismo potenti messaggi di speranza e strumenti di sensibilizzazione.

Ellen DeGeneres è il primo e inevitabile esempio da fare. Vista la fama, lo status di celeberità e la popolarità di cui gode da decenni è difficile ricordare quanto sia stato clamoroso il suo coming out televisivo nel 1997. Nel celebrare i vent’anni da quel rivoluzionario momento ha riflettuto su quanto fosse stato complicato superare il fastidio altrui.

Mi ha sorpreso scoprire quante persone si sentissero infastidite, ha detto. Ero una comica, ero divertente, e per puro caso ero anche gay e mi ero stufata di nasconderlo. Siamo tutti degli esseri umani speciali e unici, ed è proprio questo che dovremmo essere. Non dovremmo conformarci, essere o comportarci come qualcun altro. Se non tradiamo la nostra vera natura verremo ricompensati in modi inimmaginabili.

Laverne Cox è stata la prima attrice apertamente trasngender a ricevere una nomination agli Emmy per la sua interpretazione di Sophia Burset in Orange Is The New Black e a finire sulla copertina di TIME. Il suo lavoro di sensibilizzazione prosegue ogni giorno sui social con l’hashtag #TransIsBeautiful.

Penso sia importante poter dire “Sì, hai le spalle larghe, le mani grandi e la voce profonda, e sei pure molto alta e la gente ti nota, e tutto questo ti rende visibilmente trans, ma comunque non meno bella”, è solita dire. Non sei bella nonostante queste cose, ma per via di queste cose, e crederci è dev’essere un pensiero attivo e consapevole.

RuPaul ha fatto la storia diventando la drag queen di maggior successo in America. È grazie a lui e alla sua RuPaul’s Drag Race che si è diffuso su alcune tra le piattaforme più commerciali un messaggio forte e chiaro: la libertà di potere, volere e saper essere ciò che si vuole è un diritto da rivendicare.

Jonathan Van Ness, esploso come il più adorabile dei Fab 4 nel reboot Netflix di Queer Eye, è oggi una personalità social e televisiva a tutto tondo. Dai post di Instagram ai podcast ai libri, i suoi contributi sono sprazzi di una vita che, prima della fama, ha portato il peso di abusi, dipendenze, HIV e traumi. Con approccio aperto e gioioso alla vita promuove un’immagine di individuo libero dai vincoli binari di genere.

In un tripudio di tulle e velluto, rosa shocking e animalier, l’approccio gender bender di Billy Porter al look ne ha fatto un personaggio di cui c’è sempre qualcosa da dire. A sancirne il successo internazionale e la risonanza come attivista per i diritti civili è stata l’interpretazione gloriosa di Pray Tell in Pose, la serie tv firmata Ryan Murphy col più ampio cast di interpreti transgender.

Ed è stata proprio Pose a regalargli un Emmy – il primo a un attore afroamericano nel ruolo di protagonista in una serie drammatica –, megafono perfetto per un messaggio forte e doloroso: per anni ho vomitato tutte le oscenità che mi sono state insegnate su me stesso, e alle quali ho in parte creduto, prima di poter camminare su questa terra come se avessi il diritto di farlo.

Evan Rachel Wood sfrutta invece da anni successo e visibilità per promuovere una rappresentazione della bisessualità libera da stereotipi e false convinzioni. Scelgo di essere vista per sentirmi vicina agli altri e scelgo di usare la mia voce perché mi sentirei egoista se non sfruttassi questa piattaforma per rappresentare i meno rappresentati, ha detto in proposito.

Nonostante ciò tenta di usare le etichette con cautela. Preferisco considerarmi queer. Anche bisessuale va bene, ma non escludo le persone trans. Spesso al centro di polemiche per opinioni forti e prese di posizioni rigide all’interno della comunità, Evan Rachel Wood ci ha sempre tenuto a precisare di aver perso qualsiasi presunto privilegio da donna bianca a causa della bifobia. Non dimentichiamoci che essere bisessuali non significa trovarsi a metà strada fra eterosessualità e omosessualità. È un’identità a sé.

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A voler dare l’esempio col proprio comportamento è anche Samira Wiley, l’amata Poussey di Orange Is The New Black, sposata con Lauren Morelli, conosciuta sul set della stessa serie. Negli ultimi anni la mia immagine pubblica è cresciuta tantissimo, ed è stato sconvolgente per me scoprire di poter fare una grande differenza semplicemente vivendo la mia vita apertamente e con amore, ha dichiarato.

Una fra gli alleati LGBTQ più in vista degli ultimi anni è invece Tatiana Maslany, straordinaria nei suoi molteplici ruoli in Orphan Black e proprio grazie a uno di essi esposta alla lotta contro le discriminazioni. Omaggiata da Human Rights Campaign, fin dal debutto della serie Tatiana Maslany sostiene svariate organizzazioni al lavoro per la tutela dei giovani LGBTQ in situazioni di disagio.

Ultimo ma non ultimo, Neil Patrick Harris. L’enorme popolarità conquistata grazie al successo di How I Met Your Mother ne ha fatto uno degli attori gay più in vista di sempre. Il suo coming out risale al 2006 e gli ha permesso di vivere con pienezza e serenità il fidanzamento con David Burtka, diventato matrimonio nel 2014 e insieme al quale sono arrivati due gemelli da madre surrogata. I due contribuiscono ancora oggi in modo significativo a una visione normalizzata delle famiglie omogenitoriali e sostengono economicamente una gran quantità di iniziative benefiche.

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