I Migliori Anni Della Nostra Vita: dopo 53 anni Un Uomo, Una Donna tornano sullo schermo

Ragiona su amore, cinema e soprattutto sulla gioventù Claude Lelouch nel suo nuovo film in sala. Anouk Aimée è bellissima anche a ottantasette anni

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Un omaggio al cinema francese per mano di uno dei suoi più iconici interpreti. E’ questa l’operazione di Claude Lelouch regista de I Migliori Anni Della Nostra Vita: dopo 53 anni Un Uomo e Una Donna tornano sullo schermo.

Anouk Aimée interpreta ancora una volta Anne Gauthier, così come Jean-Louis Trintignant veste i panni di Jean-Louis Duroc nel lungometraggio che rappresenta il sequel del pluripremiato Un Uomo, Una Donna. Il film è stato insignito di ben due premi Oscar, una Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1966 e un riconoscimento anche ai Nastri d’Argento l’anno successivo. La colonna sonora del film di Francis Lai è passata alla storia e rimanda ancora oggi alla mente ai film d’autore francesi e ovviamente alle grandi storie d’amore.

Anne e Jean-Louis nella pellicola del ’66 sono entrambi vedovi e si incontrano durante una visita al collegio dove studiano i loro figli. Lui è un pilota di rally, ha una forte attrazione per le belle donne e sceglie proprio lei. I due cominciano ad uscire insieme anche se l’ombra del marito defunto è una presenza ancora viva e ingombrante nella mente di Anne.

I migliori anni della nostra vita ricomincia da una intervista ad Anne, ben cinquantatré anni dopo. Guardando in camera come a rispondere all’intervistatore dice solo: Perché non abbiamo continuato a stare insieme? Perché era troppo bello, troppo perfetto e ho avuto paura. Seguono poi ben tre minuti del primo piano di Jean-Louis che ormai soffre di demenza senile.

La sequenza iniziale ci abitua al ritmo del film, lento come solo alcuni film francesi sanno essere. Riporta alla mente alcuni capolavori dell’arte cinematografica e lascia riflettere lo spettatore sulla terza età. Mentre tutti nella sala esercitano la memoria con un quiz di date organizzato dalla dottoressa, Jean-Louis, che sembra ricordare solo poesie d’amore a memoria, è l’unico in religioso silenzio, estraneo a ciò che gli accade attorno.

Scopriamo così che il figlio lo ha appena accompagnato in una costosa casa di riposo, dove non riesce proprio ad integrarsi. Dimentica spesso l’esistenza dello stesso figlio, Antoine, interpretato da Antoine Sire e persino della bellissima Monica Bellucci, nei panni della figlia di nome Elena, che appare nel film solo per un breve cameo.

L’unica persona che ricorda con enorme perizia di dettagli è la sua vecchia fiamma Anne, del modo in cui si sono conosciuti, dei dialoghi passati e delle cose che vorrebbe dirle. E’ con il proposito di far stare meglio il padre malato e alleviare le sue sofferenze che Antoine decide di presentarsi dall’anziana Anne e chiederle di far visita a Jean- Louis. Così ritorna da lui e dà vita a dialoghi che vanno dalle reminiscenze ad una sempre nuova conoscenza, considerata la malattia di Jean-Louis.

I migliori anni della nostra vita alterna scene girate lo scorso anno a quelle in bianco e nero del film Un Uomo, Una Donna. Musica, sogni e poesia hanno un enorme peso all’interno del girato. I sogni sono quelli di Jean-Louis ed aiutano a dare ritmo al lungometraggio mischiando realtà e fantasia. Le canzoni di Calogero, l’autore preferito da Anne, sono molto presenti e pensiamo soprattutto a Mon Amour che si alterna con Plus Fort Que Nous del film del ’66.

Le poesie vengono declamate da Jean-Louis, spesso alla presenza di belle donne. Per affrontare il tema della vecchiaia, il regista ad esempio sceglie “Io non vorrei crepare” di Boris Vian:

Io non vorrei crepare
prima di aver conosciuto
i cani neri del Messico
che dormono senza sognare
le scimmie dal culo pelato
divoratrici di fiori tropicali
i ragni d’argento
dal nido ripieno di bolle
Io non vorrei crepare
senza sapere se la luna
dietro la sua falsa aria da moneta antica
ha un faccia a punta
se il sole è freddo
se le quattro stagioni
non sono davvero che quattro
senza aver provato
a indossare una vestaglia
lungo i grandi viali alberati
senza aver guardato
in una bocca di fogna
senza aver messo il mio cazzo
in certi angoletti bizzarri
Io non vorrei finire
senza conoscere la lebbra…

Il lungometraggio di Lelouch salta a piè pari l’originale sequel di Un Uomo, Una Donna cioè il film Un Uomo, Una Donna Oggi dove i due si rincontrano vent’anni dopo e la scintilla si riaccende. Il film è stato completamente bocciato dalla critica internazionale. A giudicare dal fatto che anche quest’ultima pellicola parte dal presupposto che i due amanti non si vedono da più di cinquant’anni, è legittimo pensare che anche il regista concorda con la critica e che I Migliori Anni Della Nostra Vita si presenta come nuovo unico sequel di Un Uomo, Una Donna.

Le frasi memorabili del film sono tante, tra queste:

  • Amo la musica, ha sempre vent’anni
  • Volevi essere l’ultima donna della mia vita. Se non fa paura questo…
  • Se vuoi piacere alle persone devi parlare del dolore. La gente ama solo il dolore degli altri
  • Ti sei innamorata di me ed io non ho fatto niente per farti rinsavire

Il film è uno spaccato sulla terza età, ma non solo. Anche se l’ambientazione della villa di riposo e il tema ci porta inevitabilmente al film di SorrentinoYouth”, le coincidenze si fermano qui. Sono tanti i pensieri sulla vecchiaia enunciati per bocca della bellissima Anouk Aimée. L’attrice preferita da Fellini in 8 1\2 e La Dolce Vita, alla veneranda età di ottantasette anni è ancora in grado di recitare la parte alla perfezione. Stessa cosa si può dire per Jean-Louis Trintignant, in questo film dotato di una buona dose di ironia, attore mai dimenticato del film Il Sorpasso di Dino Risi con Vittorio Gassmann.

I Migliori Anni Della Nostra Vita è un film che vira inesorabilmente sul passato, soprattutto quello del cinema d’autore. Lo stesso Antoine dichiara di voler sistemare le cose per suo padre, come il bambino di Ladri Di Biciclette di Vittorio De Sica.

La fotografia è pessima e la pellicola stessa sembra essere dei primi anni ’90, ma tutto ciò non importa. Gli spettatori escono dalla sala con un senso di malinconia e una canzone nella testa che fa: Sha-ba-da-ba-da – Sha-ba-da-ba-da.

Commenti (1):
emilio

Piango, ancor prima di vedere il nuovo capolavoro di Leloch, rimembrando i precedenti. Nelle sale non avrà grande successo, ma è normale. I migliori sono sempre una manciata di numeri.

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