8 tra i personaggi più controversi e problematici delle serie tv, da Stewie Griffin a Cersei Lannister

Che siano leggermente controversi o apertamente problematici, i personaggi che sfuggono alla dicotomia buono-cattivo sono spesso i più interessanti

Dire che a ogni storia servono un buono e un cattivo per funzionare a dovere sarebbe certamente limitante, ma ha un fondo di verità. Perché l’intreccio si sviluppi, infatti, c’è bisogno di eventi che scatenino un conflitto. Oggi le serie tv sono molto elaborate e complesse e la contrapposizione netta fra buoni e cattivi è sempre meno fruttuosa. Più produttiva, invece, la coesistenza conflittuale di tratti positivi e negativi, sia all’interno della storia che dei suoi eroi e antagonisti.

Il risultato sono personaggi multisfaccettati che rispecchiano più fedelmente i vizi, le debolezze, le fragilità dell’animo umano. Alcuni di essi sono leggermente controversi, altri apertamente problematici, ma la loro semplice esistenza fa spesso la differenza in una serie tv. Ce ne vengono in mente otto, tutti a loro modo in conflitto con le norme della società in cui vivono, e che nonostante ciò amiamo o amiamo odiare.

Selina Meyer

I cittadini americani non potevano saperlo, ma guardare Selina Meyer conquistarsi la presidenza degli Stati Uniti a suon di scorrettezze e disarmante incompetenza in VEEP sarebbe stato un’anticamera della realtà. Al debutto, infatti, la serie è stata lodata per la sua satira letale sulla corruzione e l’incapacità dell’élite politica di Washington, ma dopo l’elezione di Trump è diventata una trasposizione televisiva della realtà.

Selina Meyer è una donna incompetente e spietata, disposta a piegare qualsiasi regola o limite per incrementare il proprio peso politico. Ogni rapporto – personale o professionale che sia – è uno strumento da asservire a uno scopo più alto, ossia l’ottenimento e poi il mantenimento e la riconquista della presidenza. E il suo entourage, ad eccezione del fedele Gary, è anch’esso composto da squali e ruffiani disposti a tutto per compiacere il potente di turno e trarne quanti più vantaggi personali.

Jonah Ryan

È ancora VEEP a presentare uno dei personaggi più politicamente scorretti che si siano visti sul piccolo schermo. Jonah Ryan è l’emblema di una figura quanto mai attuale nel panorama politico di qualsiasi Paese, un incompetente disagiato catapultato ai vertici del potere dalle macchinazioni di chi è abituato a muoversi nell’ombra.

La totale incompetenza politica è l’ultimo dei suoi problemi: ben peggiore è il mix esplosivo fra pregiudizi e ignoranza che motiva qualsiasi parola esca dalla sua bocca. Il suo personaggio si regge su traumi psicologici non elaborati dall’infanzia, odio e scherno malcelati di familiari e colleghi, disgusto da parte delle donne, idee cariche di preconcetti su avversari politici, donne, omosessuali, vaccini, fedi religiose, etnie. Un uomo del genere sarebbe un disastro come privato cittadino, figurarsi a capo di un partito conservatore e sovranista.

Don Draper

La problematicità dell’indimenticato protagonista di Mad Men è tanto il frutto di un carattere egoista quanto il riflesso della mentalità tipica degli anni ’60. Le mosse azzardate o apertamente scorrette in situazioni lavorative sono sempre state la norma in ambienti popolati da squali, e la pubblicità a quei tempi non era certo uno scherzo. Decisamente meno accettabili, invece, gli atteggiamenti nei confronti delle donne.

Favorito dal suo innegabile fascino, Don Draper tratta le donne come esseri concepiti unicamente per soddisfare i suoi desideri. Il suo non è un comportamento dettato da aperto disprezzo: gode anzi di tutto ciò che le donne rappresentano, ma come qualsiasi uomo di potere del tempo non riesce a bucare l’esteriorità delle partner se non per brevi periodi.

Questo modo di comportarsi con le donne è comunque solo uno degli aspetti problematici del suo stile di vita dissoluto, calato in una realtà storica incline al maschilismo, alla violenza, all’abuso di droga e alcol.

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Stewie Griffin

Superare i confini della verosimglianza è nel DNA dei cartoni animati e delle serie tv d’animazione. Il problema è che da questi voli pindarici non nascono soltanto universi straordinari o uomini e donne muscolosi con superpoteri, ma anche personaggi come Stewie Griffin. Lo stesso Stewie Griffin che ironizza sulla violenza promuovendola apertamente.

Pur essendo solo un bambino, infatti, Stewie bersaglia i suoi interlocutori – e di riflesso gli spettatori – con commenti spesso offensivi sui temi più disparati, dal terrorismo alla sessualità. Per non parlare del suo assurdo rapporto con il cane Bryan: lo picchia, lo scaraventa giù dalle scale, lo colpisce con un bicchiere mandandolo in pezzi, addirittura gli spara. Insomma, nulla che lasci poi così tranquilli.

Dexter Morgan

Se c’è qualcuno che è in grado di mettere in discussione la naturale tendenza a fare il tifo per l’eroe senza macchia, questo è Dexter. Perché dietro l’apparenza innocua e regolare di un tecnico della polizia scientifica si nasconde uno spietato serial killer. Dunque un cattivo? Non esattamente.

C’è senz’altro un’orribile perversione nei modi in cui Dexter tortura le sue vittime e poi le uccide, ma le sue azioni criminose sono motivate da una sorta di codice. I soggetti di cui si sbarazza, infatti, sono pedofili, stupratori, assassini, o più in generale individui pericolosi sfuggiti alle forze dell’ordine. Non che questo giustifichi degli omicidi, ma può forse consolare chi subisce il fascino di un killer sociopatico impegnato a ripulire la società dai suoi rifiuti umani.

Cersei Lannister

È impossibile odiarla davvero, ma rincuora saperla racchiusa fra le pagine di un libro o le scene di una serie tv. È Cersei Lannister, un perfetto prototipo d’antagonista rispetto a eroi non sempre così puri. A essere controverso non è tanto il personaggio di Cersei, quanto il fascino che riesce a esercitare su di noi. La sua propensione al male appare più realistica di qualsiasi bontà e rettitudine pretendano di resistere inalterate nell’animo umano.

Cersei non nasconde azioni e pensieri malvagi dietro presunti atteggiamenti benevoli. Ciò che fa, dice, elabora è la risposta a espliciti bisogni d’amore, potere, vendetta. E anche i gesti più meschini sono motivati da esperienze personali negative che a loro modo ne hanno forgiato il carattere, dal risentimento nei confronti del padre all’odio per il fratello Tyrion, dal dolore per la perdita dei figli a quello per l’opprimente solitudine. Le sue molteplici sfaccettature ne fanno un personaggio memorabile, tradito da una fine banale e quasi irrispettosa della sua perversa grandezza.

Bart Simpson

Chi ha passato gli ultimi trent’anni a criticare Bart per le sue scorrettezze forse non si è reso conto che I Simpson non sono nati per offrire esempi positivi da emulare nella quotidianità. Il brutto bacarospo è un bambino ribelle e irrispettoso di qualsiasi autorità, scansafatiche e orgoglioso di esserlo. Tende a essere geloso delle attenzioni ricevute dalla sorella Lisa e raggiunge picchi di palese malvagità nei confronti dell’amico Milhouse, del preside Skinner, del padre Homer, di chiunque diventi vittima dei suoi tipici scherzi.

Eppure nel suo cuore c’è spazio per sentimenti positivi di cui lui stesso non sembra del tutto consapevole. Più volte lo abbiamo visto diventare protettivo nei confronti della sorella, affezionarsi agli animali, preoccuparsi delle conseguenze dei suoi piani più rocamboleschi. Anzi, sono proprio gli effetti collaterali delle sue assurde azioni a far scoppiare in lui quei lampi di lucidità che ne illuminano il lato umano, tenero, tipico di un bambino della sua età.

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BoJack Horseman

Pochi, al debutto dell’omonima serie su Netflix, avrebbero potuto prevedere che BoJack Horseman sarebbe stato in grado di capirci e rifletterci più di molti soggetti in carne e ossa. Perché lui è un uomo-cavallo di Hollywoo, non il nostro migliore amico. Eppure la sua storia di attore in declino che prova a tornare sulla cresta dell’onda è un’analisi lucidissima della condizione umana nel suo complesso. BoJack è depresso, alcolizzato, drogato, testardo, misantropo eppure bisognoso d’attenzioni e convinto di avere ancora qualcosa da dare al mondo dello spettacolo. È inoltre bugiardo ed egoista, infantile e opportunista.

Impossibile empatizzare con lui, in apparenza. E invece no, perché nei suoi disperati tentativi di sfuggire a un passato e a un presente colmi di errori, rimpianti e sofferenze scorgiamo una ricerca universale di felicità, serenità, sentimenti epicurei di assenza del dolore. BoJack non è esattamente una bella persona, e per questo riesce a farci sentire meno soli nella nostra imperfezione e nella complicata corsa verso una parvenza di felicità.

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