Watchmen e Sorella Notte, le sfide per non disperdere il potenziale rivoluzionario di Angela Abar

Sorella Notte non è una semplice poliziotta né una supereroina in senso classico: ecco come Watchmen prova a trarre il massimo dalla sua protagonista

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Regina King non sarà una supereroina di Alan Moore, ma poco ci manca. Con un Oscar e un Golden Globe per Se La Strada Potesse Parlare e tre Emmy per American Crime e Seven Seconds, la sua carriera può considerarsi ormai più che consolidata. Il ruolo di Sorella Notte in Watchmen è solo la ciliegina sulla torta, una parte che funge da ago della bilancia nel contesto della serie e, allo stesso tempo, regge importanti significati da un punto di vista simbolico.

L’eroismo di Sorella Notte

La presentazione di Sorella Notte in Watchmen va di pari passo con quella di Angela Abar, l’io pubblico di un personaggio che non è un semplice poliziotto ma neppure un supereroe in senso tradizionale. E dire che al passato la serie ci guarda eccome, sia per agganciarsi al fumetto cui si ispira sia per offrire paragoni nel momento in cui la si discute.

Nel sezionare il personaggio in un’intervista a IndieWire, Damon Lindelof parla del rogue cop – una sorta di poliziotto canaglia – come di un’archetipo dell’eroe. In Arma Letale Mel Gibson era quello divertente e Danny Glover quello ligio alle regole. E quello che rispetta le regole non è mai quello per cui fai il tifo. Anche in Beverly Hills Cop, dove Axel [interpretato da Eddie Murphy] piega costamentemente le regole a suo piacimento, alla fin fine si aspetta solo che lui ne combini un’altra delle sue. Questo significa che vogliamo che i poliziotti oltrepassino le regole nei film e nelle serie tv, mentre invece nella realtà vogliamo che le rispettino sempre.

Empatizzare per Sorella Notte è dunque qualcosa di naturale – è l’eroina centrale della storia, in fin dei conti –, ma non per questo scontato. Non sono molte le supereroine nere, né tantomeno quelle con un ruolo da protagonista. E la percentuale si riduce ulteriormente se si considerano le interpreti al livello di Regina King. Chiunque, prosegue lo showrunner della serie, applica un certo livello di eroismo all’idea di “questa è la persona che ci salverà”. E quella persona è quasi sempre un uomo e quasi sempre un bianco, ed è questa consuetudine che stiamo trollando.

La funzione meta-narrativa di Angela/Sorella Notte

Il fatto che sia così semplice solidarizzare con Angela e le battaglie di Sorella Notte non significa che il personaggio sia perfetto. Al contrario, su di lei si stratifica l’umana fallibilità dei vari volti che ne formano l’insieme. Queste sfaccettature servono ad avvicinare a lei il pubblico, finendo poi per sovrapporlo.

Gli occhi di Angela sono la finestra degli spettatori su questo mondo, spiega Regina King. Ogni tanto ci accorgiamo di come i confini fra le sue diverse maschere si facciano labili. Sono i momenti in cui cambiamo queste stesse maschere: capita di toglierne una e di non riuscire a mettere l’altra subito dopo, e per qualche istante si rimane in una sorta di limbo. […] Quando ho letto il pilot mi ha colpito molto il fatto che questa donna fosse un po’ il riflesso di ciascuno di noi. Tutti indossiamo delle maschere nella vita, ne abbiamo una per la scuola, una per la famiglia, una per il lavoro…

Le maschere di Regina King in Watchmen sono almeno tre. C’è quella di Angela nei contesti pubblici, quando interagisce con gli estranei; c’è quella casalinga, che indossa negli scambi con il marito e i figli; infine c’è quella di Sorella Notte, al contempo controllata e incapace di sottostare alle più comuni regole della società.

Le vicende di Angela come metafora della famiglia

Tanto i flashback della serie quanto l’episodio-trip indotto dall’ingestione di Nostalgia mostrano la complessità della condizione familiare in America, perlomeno dal punto di vista degli individui afroamericani. Per Regina King questo elemento è importante almeno quanto gli altri: Credo che la questione delle eredità familiari sia parte della storia più ampia [della serie] e rappresentarla bene per me è cruciale, argomenta.

Una parte di essa è una metafora della storia dell’essere neri in America, di questo tipo di esperienza. […] E siamo comunque riusciti a metterci un pizzico di commedia! E siamo comunque riusciti a metterci dentro un pizzico d’amore, e un pizzico di fantascienza. Riuscire a cogliere l’essenza dell’ereditarietà delle famiglie nere in America e fare allo stesso tempo tutto il resto… per me era importante, secondo me ci siamo riusciti, o perlomeno spero, conclude.

Che i prossimi episodi della serie ne svelino o meno delle altre, osservare il gioco delle maschere di Angela grazie alla portentosa interpretazione di Regina King è uno dei più sorprendenti risultati della scrittura di Damon Lindelof e dell’intera produzione di Watchmen.

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