La Casa di Carta 3 non deluderà, “abbiamo un’ottima idea per andare avanti”: parla il creatore Álex Pina

Si lavora ad un'idea importante per la prosecuzione de La casa di carta 3: anticipazioni dal creatore Álex Pina sulla terza stagione

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La Casa di Carta 3 non era nei piani di Álex Pina, che aveva ideato la saga dei rapinatori della Zecca di Stato spagnola in un’unica stagione per Antena3. Poi è arrivata Netflix, la divisione in due parti e la distribuzione tra il 2017 e il 2018 in tutto il mondo. E il boom di visualizzazioni e consensi ha portato dritto il gigante dello streaming ad entrare nella produzione della serie per crearne una terza stagione, in arrivo nel 2019.

Scegliere di dare una prosecuzione ad una serie che ha avuto un finale chiuso e che è stata immaginata per essere conclusa in un’unica soluzione è sempre un azzardo, soprattutto nel caso de La Casa di Carta, visto che l’ambientazione e la trama (una rapina nel palazzo della Zecca di Madrid) non permetteva una dilatazione del racconto eccessiva: la storia è già di per sé piuttosto surreale per permettere che un furto di tali proporzioni duri più a lungo dei cinque giorni previsti dalle prime due parti. Eppure, assicura Álex Pina, il pubblico non deve temere di restare deluso dalla terza stagione.

Abbiamo avuto un’ottima idea per andare avanti. Ne riparliamo nel 2019” ha assicurato Pina in un’intervista a Vanity Fair, assicurando che il progetto si fonda su basi solide, come aveva già fatto il produttore e regista della serie Jesús Colmenar spiegando che le prime due parti risulteranno una sorta di prologo della terza, più grande e imponente delle precedenti.

Pina ha citato anche le influenze che hanno avuto un peso sulla scrittura e nella regia de La Casa de Papel, dall’estetica dei film di Tarantino alla rivoluzionaria Breaking Bad ma non solo.

Nikita e Léon di Luc Besson. E, in generale, tutti i film con una rapina. Ma il mio nume tutelare è Quentin Tarantino. Devo molto anche a Breaking Bad, la prima serie in cui la linea di demarcazione tra Bene e Male è sempre più labile di puntata in puntata.

La Casa di Carta ha avuto anche il privilegio di diffondere in mezzo mondo l’inno partigiano della Resistenza, Bella Ciao, qui usato come collante per il gruppo di rapinatori da parte dello stratega dell’assalto, Il Professore (Álvaro Morte). Rifiutando le etichette di “marxismo o populismo” affibbiate alla serie, Pina spiega di aver voluto raccontare un certo “scetticismo nei confronti delle banche, della finanza e anche dell’Europa” che oggi è “un sentimento abbastanza comune: entrando nell’Unione, abbiamo perso identità senza avere poi molto in cambio“. Così Bella Ciao viene intonata come inno di una nuova Resistenza contro il capitalismo finanziario e un’idea di Unione Europea diversa da quella dei popoli immaginata dai suoi fondatori.

Io la conosco fin da bambino e tutti l’hanno sentita almeno una volta. Cercavamo un inno epico e Bella ciao lo è. Tenga conto che quando siamo andati in onda per la prima volta, su Antena 3, noi pensavamo di essere visti solo in Spagna. Non avevo fatto i conti con il potere di renderti globale che ha Netflix. Sapevo che saremmo entrati nella piattaforma, ma ci immaginavo come uno dei tanti titoli non in inglese che nessuno si fila. Un fondo di magazzino. Poi, subito dopo il lancio, sono cominciate cose strane sui social. Tutti gli account degli interpreti improvvisamente aumentano di follower e i follower sono brasiliani, argentini, poi italiani e francesi… Una follia.

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