Il Club delle Babysitter su Netflix raccoglie recensioni entusiastiche: sarà il successone dell’estate?

L'adattamento Netflix de Il Club delle Babysitter si disfa dell'etichetta di serie tv per ragazzi e convince anche i critici più severi collezionando recensioni a cinque stelle

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[Kailey Schwerman/Netflix]

Il Club delle Babysitter, su Netflix dal 3 luglio, ha già iniziato a prendersi le sue rivincite. Attesa come l’ennesimo riempitivo rivolto a bambine e preadolescenti, la serie ispirata alla collana di romanzi di Ann M. Martin ha saputo invece coinvolgere spettatori di ogni età e stupire i critici internazionali notoriamente più severi.

Le avventure al centro della storia sono quelle di Kristy Thomas (Sophie Grace), Mary-Anne Spier (Malia Baker), Claudia Kishi (Momona Tamada), Stacey McGill (Shay Rudolph) e Dawn Schafer (Xochitl Gomez), cinque ragazzine che decidono di aprire un’agenzia di babysitter a Stoneybrook, nel Connecticut.

Divise da caratteri, background e opinioni, le giovani sono però unite da alcuni interessi e da un solido legame d’amicizia. Ed è proprio la natura di questo rapporto a dare spessore alla serie, vedendosi esaltato anche dal contributo di Rachel Shukert e Lucia Aniello, rispettivamente showrunner e produttrice esecutiva/regista, e già impegnate in splendide serie a trazione femminile quali Glow e Broad City.

Il Club delle Babysitter su Netflix supera dunque le più rosee aspettative, si disfa dell’etichetta di serie tv per ragazzi e sfida il pubblico adulto a respirare la freschezza di un adattamento che si stacca dagli anni ’90 dei romanzi per posizionarsi in una familiare contemporaneità. Su queste basi poggiano le entusiastiche recensioni accumulate dalla serie, e che l’aggregatore Rotten Tomatoes sintetizza con un gradimento del 100% e le lodi a una serie dolce, sincera e piena di speranza, che onora il materiale cui si ispira e allo stesso tempo aggiorna la storia per una nuova generazione.

Anche il New York Times loda la capacità della serie di darsi sostanza grazie al materiale narrativo di partenza, e poi imprimervi un tocco moderno e del tutto personale grazie a storie ricche di sfumature sulle personalità dei personaggi e la natura dei loro rapporti. La showrunner Rachel Shukert e la produttrice esecutiva Lucia Aniello, si legge, veterane delle commedie femministe incentrate sull’amicizia, hanno creato un Club delle Babysitter che guarda al passato per il suo ottimismo, ma che è fermamente ancorato al 2020 per il casting multietnico, le storyline su cyberbullismo e l’umorismo femminile inclusivo. […] Scalda il cuore ma non appesantisce [ed è una parentesi di] nostalgia rielaborata, ottimistica sulla possibilità che gli adulti del futuro possano saperne di più e far meglio di conseguenza.

Per Cinemablend è una splendida sorpresa che Il Club delle Babysitter, su Netflix dal 3 luglio, non sia un anacronismo ma un tonico. Guidata da fan della prima generazione come Rachel Shukert e Lucia Aniello, che hanno affinato la propria voce raccontando storie leggere di donne che si sostengono l’un l’altra, la serie raggiunge un abile equilibrio fra onestà e umorismo, freschezza e nostalgia, fedeltà agli amati personaggi di Martin e consapevolezza di quanto sia cambiato rispetto alla fine del XX secolo, periodo in cui i suoi libri hanno dominato la girl culture.

AVClub parla de Il Club delle Babysitter su Netflix come di un’accattivante serie familiare e loda il coinvolgente susseguirsi di conflitti familiari, le avvedute scelte di casting e le buone performance dei giovani protagonisti. Allo stesso tempo sottolinea quanto sia importante tenere in considerazione le convenzioni sociali esistenti nel periodo in cui sono stati concepiti i romanzi della collana. Quelli moderni, rileva la recensione, sono tempi in cui i genitori controllano ossessivamente i figli e i bambini di ritorno a casa da scuola senza alcun accompagnatore destano sospetti, e dunque una certa sospensione dell’incredulità è fondamentale.

In anni in cui le teen dramedy puntano molto sull’oscurità – reale o presunta – della generazione Z, sottolinea invece Variety, c’è da apprezzare che Il Club delle Babysitter di Netflix sia una serie con adolescenti interpretati da adolescenti e del tutto appropriata per un pubblico adolescente. Non dovrebbe essere un concetto radicale, si legge, ma è notevole che la dolce sincerità di questo adattamento si avvicini così tanto al materiale di partenza e riesca al contempo a creare un’atmosfera facilmente riconducibile al XXI secolo.

Visto il senso di sconforto e pessimismo che inquina il clima contemporaneo, insomma, il messaggio secondo cui a tutto c’è rimedio – una costante nelle storie de Il Club delle Babysitter – è un piacevole diversivo che dimostra di saper far presa sulla sensibilità di grandi e piccoli.

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