Lo sciopero Facebook travolge Zuckerberg e Trump: perché i dipendenti sono in rivolta

Rivolta negli uffici di Facebook, dove circa 600 dipendenti stanno scioperando contro Mark Zuckerberg e la sua decisione di non prendere alcuna posizione nei confronti di Donald Trump e dei suoi messaggi violenti

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C’è un vero e proprio sciopero Facebook in atto nelle ultime ore, con centinaia di dipendenti del colosso dei social network in rivolta. Il motivo è da ricercarsi nella delicatissima situazione politica e sociale che sta attraversando ogni città degli Stati Uniti d’America, con l’uccisione volontaria di George Floyd, uomo afroamericano soffocato da alcuni agenti della polizia bianchi, ad aver svegliato coscienze e animi, riversatisi come un fiume in piena nelle strade sotto il vessillo della causa Black Lives Matter. E se è vero che le pagine dello stesso social – assieme a quelle di Twitter e di Instagram – si sono tinte di nero in segno di solidarietà grazie agli utenti e che molte aziende dell’intrattenimento hanno annullato i propri eventi – una su tutte Sony con quello dedicato alla presentazione di PS5 -, Mark Zuckerberg non ha invece preso posizione nei confronti del presidente Donald Trump e dei suoi eccessi online.

Sciopero Facebook: cosa sta succedendo sul social network

Lo sciopero Facebook e di oltre 600 dipendenti deriva proprio dalla mancata volontà della piattaforma di non controllare ciò che scrive Donald Trump, a differenza di quanto fatto da Twitter – che ha pure scatenato le furie del Presidente USA. Tra quelli che hanno deciso di incrociare le braccia in segno di protesta c’è anche Margo Stern, che in passato si è occupata di contenuti in Twitter ed ora fa lo stesso nella società di Zuckerberg:

Partecipo anche io allo sciopero virtuale in seguito alla decisione di non moderare i contenuti che pensiamo violino gli standard della piattaforma.

A quanto pare la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e scatenato uno sciopero Facebook più unico che raro, è stato l’ultimo messaggio di Trump, che sulle sue pagine Facebook e Twitter ha scritto che “quando iniziano i saccheggi, si inizia a sparare”, commentando i disordini scoppiati in seguito alla morte di George Floyd. La piattaforma di Jack Dorsey ha immediatamente rimosso il tweet per incitamento alla violenza, mentre Facebook non ha fatto lo stesso ed infatti è ancora leggibile. Ryan Freitas, manager che lavora nella divisione NewsFeed, ha commentato su Twitter “Mark sta sbagliando e farò di tutto per fargli cambiare idea”. E ha aggiunto: “Siamo oltre 50 con la stessa idea e ci stiamo organizzando”. Allo stesso modo, un’altra personalità di rilievo della società come Jason Toff ha dichiarato di “non essere affatto fiero di come Facebook si sta comportando”.

Zuckerberg, dal suo canto, ha risposto indirettamente allo sciopero Facebook, sempre a mezzo social:

Il momento richiede unità e calma, ed abbiamo bisogno di empatia per le persone e le comunità che stanno soffrendo. Sono però responsabile non solo delle mie azioni personali ma anche come capo di un’istituzione impegnata nella libera espressione.

Il dibattito e le proteste sono destinate sicuramente a continuare, mentre come si legge su Repubblica pare che i dipendenti Facebook siano intenzionati a richiedere le dimissioni di Joel Kaplan, vicepresidente con delega alla global policy, che ha lavorato con George W. Bush ed è considerato un conservatore fin troppo vicino alla politica di Donald Trump.

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