Hilarie Burton e le molestie sul set di One Tree Hill nel libro The Rural Diaries: “Ma non rinuncio ai legami della serie”

Nel suo libro Hilarie Burton spiega perché non ha denunciato prima le molestie subite sul set di One Tree Hill da parte del creatore della serie Mark Schwahn

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Nel 2017, nel pieno dello scandalo Weinstein e con la nascita del movimento di denuncia #MeToo, Hilarie Burton Morgan è stata tra le prime attrici di One Tree Hill a rompere l’omertà su quanto accadeva sul set della serie. Dopo di lei, anche Sophia Bush, Bethany Joy Lenz ed altre si sono unite in una denuncia pubblica dei comportamenti dello showrunner della serie, Mark Schwahn, raccontando le offese e gli approcci subiti dal creatore del teen drama nei dieci anni di produzione, dal 2003 al 2012.

Tutto era partito dalla denuncia di una sceneggiatrice di One Tree Hill, che aveva fatto il nome di Schwahn come uno dei tanti che nell’industria dell’intrattenimento ha usato il suo potere e la sua posizione per vessare giovani collaboratrici con comportamenti molesti. La Burton confermò queste accuse sostenendo di aver subito aggressioni verbali, palpeggiamenti e di essere stata baciata contro la sua volontà. La sua collega Sophia Bush ha definito apertamente Schwahn “un porco. Entrambe hanno spiegato di non averlo mai denunciato per timore di ritorsioni professionali: entrambe non volevano perdere il lavoro e dover rinunciare a quello che era il primo ruolo importante in una serie tv, col rischio di veder naufragare una carriera appena iniziata.

Hilarie Burton Morgan sta per pubblicare il suo primo libro, The Rural Diaries, in uscita il 5 maggio, in cui racconta la sua vita in famiglia in una fattoria di 100 acri nella Hudson Valley, dove si è rifugiata ormai da anni insieme al marito Jeffrey Dean Morgan e ai loro figli Gus, 10 anni e George, 2. Nel libro di memorie trova spazio anche il racconto di quegli anni sul set di One Tree Hill: la Burton ne ha fatto parte dall’inizio per sei stagioni nei panni di Peyton Sawyer, poi ha lasciato nel 2009 proprio a causa dell’ambiente tossico creato da Schwahn. Ora ricorda quel periodo con un misto di nostalgia per i colleghi e dolore per le molestie subite.

Parlando a People del suo libro, ha spiegato perché ha parlato di Schwahn solo nel 2017: “Mi fu detto che se avessi denunciato, la mia carriera sarebbe finita, sarei stata etichettata come una piantagrane. Non ho detto nulla per un decennio. E di conseguenza, altre persone sono state maltrattate dopo di me. La colpa che ne deriva è davvero pesante“. La Burton ha subito in silenzio per non vedere vanificati i suoi sforzi professionali a causa dei comportamenti del suo capo, una storia vecchia come il mondo, quella dei rapporti di forza che costringono le donne al silenzio. Una logica che solo con l’esplosione del movimento #metoo ha iniziato a cambiare.

L’attrice continua però a voler bene alla serie che le ha dato l’opportunità di farsi conoscere dal grande pubblico e grazie alla quale ha interpretato il suo personaggio più intenso e drammatico. Per questo continua a partecipare alle reunion di One Tree Hill in cui il cast incontra il pubblico e continua ad intrattenere rapporti con tutte le persone a cui ha voluto bene in quegli anni: “Ho creato relazioni così forti nello show che mantengo ancora. C’era così tanto bene. (…) Mio figlio Gus sa che è successo qualcosa di brutto su quel set e mi chiede: ‘Perché fai ancora convention per questo? Perché ne parli ancora? Ma ho preso la decisione matura di concentrarmi sul bene, di concentrarmi sulla base dei fan e sulla squadra di lavoro e sul fatto che devo imparare il mio mestiere ogni giorno“.

Oggi, a 37 anni, Hilarie Burton riconosce che quel trascorso ha un impatto sul suo rapporto con i figli e sul modo di educarli. La sua responsabilità è trasmettere loro ciò che ha imparato da quell’esperienza: “Se mia figlia sarà in grado di reagire ad una molestia, fantastico. Vorrei aver avuto la possibilità di farlo“.

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Story of a Book Cover – Part 2 So last summer, I did a test photo shoot with my good friends @bryanfirestone and @lawriebird . We were trying to get a feel for what the cover of the book should be. But the only time we had was midday while the kiddos were in school and George was napping. The light was rough. It wasn’t quite pretty outside yet. But we were on a deadline. My FABULOUS publisher @harperonebooks came up with a mock-up cover. But I wasn’t crazy about it. They knew how important this project was to me, so they let Bryan, Lawrie and I do a second photo shoot in September. We captured magic hour this go-round, right as the sun was setting. The photo we picked was one of the last taken. An after thought. But anyone who knows me understands that #raybradbury ‘s #DandelionWine is my favorite book of all time. Felt nice to honor that. @harperonebooks needed to brighten the image up, and so it was their idea to layer the photo against the website art that @philandosophers and I had worked so hard on. The problem? The line – or lack of – between the photo and the art was kind of jarring. My hair made it impossible to seam together. We started off with just a fuzzy white border. And then gradually made notes that fine tuned all the details. I wanted something in the process of growing around me. So again, Phil was brought in to bring my vision to life. He sent over a quick mock-up of the background with the hydrangea I suggested, as well as illustrated vines. I again printed out a version of the cover and drew on it with Gus’s art supplies. And there ya go. #ruraldiaries cover story. I am BEYOND grateful to @harperonebooks for their unyielding support and collaborative spirit. You guys are the dream. And @philandosophers ? You’re the coolest. I am so so grateful. Xo

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