This Is Elodie di Elodie vince nel tempo ma si diluisce nello spazio (recensione)

Tante tracce e tanti ospiti: la cantante italo-francese ha una grande voce ed è una grande interprete, per questo il disco risulta eccessivo nelle intenzioni

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This Is Elodie di Elodie non aspettava che Andromeda per completarsi, ed è proprio vero che il pezzo presentato a Sanremo era il tassello mancante del terzo disco della cantante italo-francese che nel 2020 presenta la sua nuova opera. Più personale sicuramente e meno convenzionale per forza di cose, This Is Elodie è un’intenzione suggerita dal titolo che porta il sapore del biglietto da visita.

Come stanze o reparti, il disco ha 19 momenti che si spostano lungo le varie dimensioni dell’it-pop che fa gola alle playlist degli ultimi anni. Elodie sta sul pezzo e con lei i suoi ospiti. Troviamo Gemitaiz, Fabri Fibra, Marracash, Michele Bravi, The Kolors e tanti altri, insieme alla stessa Di Patrizi che coinvolge gli spettatori in vocali che fanno da interludio alle fasi di lavorazione del disco.

L’elettronica e il beat contemporaneo dominano le 19 tracce, declinate con liriche che si spostano dal registro più formale a quello urban che crea il ponte di comunicazione tra le produzioni mainstream e il pubblico dei like, finemente attento alle interazioni con l’artista che, appunto, risponde come farebbe in una storia su Instagram.

Certo, ci sarebbe tanto da dire sul contenuto del disco che si presenta forte nei numeri (19 tracce sono un numero importante) ma un po’ meno forte nella sostanza. Figurano, è il caso di dirlo, pezzi decisamente poco convincenti dei quali This Is Elodie può fare a meno, e noi con esso. Ci sarebbe anche tanto da dire sulla scelta che i grafici fanno quando sbattono l’effige dell’artista nell’artwork come se fosse il manifesto di un concerto, una soluzione che sembra togliere profondità al duro lavoro che troviamo all’interno di qualsiasi album.

Okay, gli stessi Smashing Pumpkins avevano esagerato con Mellon Collie And The Infinite Sadness dal momento che un doppio album presenta sempre dei punti morti, ma quel disco entrò nella storia e probabilmente capiterà anche a This Is Elodie.

Ciò con cui ci ritroviamo dopo l’ascolto della tracklist è un senso di freschezza, un’esperienza elettronica di cui resta poco strascico proprio per colpa del troppo contenuto che non rende giustizia all’intenzione. This Is Elodie di Elodie vince nel tempo perché è perfettamente inserito nel mood degli ultimi 10 anni ma si perde nello spazio perché contiene scelte che esasperano la reale materia: offrire la nuova immagine di Elodie.

Ella stessa, infatti, racconta di volersi spogliare dall’immagine dell’allieva di Amici di Maria De Filippi e finalmente apparire come una cantante pop che sogna la desinenza –star accanto al suo tratto distintivo. Ha buone basi, e in questo la aiutano tutti i featuring presenti nell’album che non le fanno ombra, essendo lei a fare luce.

Andromeda e Non È La Fine funzionano e fanno esplodere la tracklist nei primi due interventi. La prima è la dance più radiofonica e intelligente, dal ritornello squisitamente orecchiabile nella migliore accezione del termine. Percepibile e vincente la produzione di Mahmood e Dardust, che al risultato danno “ciccia” per renderlo potente e intenso, e non a caso Andromeda è inserito nel rosario delle migliori canzoni del Festival di Sanremo 2020.

La seconda è Non È La Fine, in origine scelta come traccia d’apertura del disco, e può sembrare più pacata di Andromeda anche se nel beat lo è oggettivamente, ma il flow di Gemitaiz è quella struttura portante che favorisce dinamiche confortevoli come il crepitio dei cocci di legno di un camino che scalda l’inverno. Anche Margarita va forte, e non tanto per il featuring con Marracash ma per il levare che è tipico del reggae-pop, qui messo al servizio di un testo decisamente urban (sesso, consumismo, cocktail e smartphone) che gioca con le metafore sulla vita.

Lupi Mannari segue le orme in levare di Margarita: Elodie canta la volontà di “sbranare la notte” insieme al suo uomo e lo fa con ritmo, un elemento che prende più vita in quell’r&b di Mal Di Testa in cui ritroviamo l’amico Fabri Fibra. L’hangover post-sbronza si coniuga con un beat spiritoso.

Sposa ospita Margherita Vicario e spara a zero contro i maschi che non sono abbastanza uomini. Lo fa con un beat reggaeton nel tentativo di sostituire il microfono con un Sex On The Beach, ma ciò che viene fuori è un lamento contro la superficialità dei partner senza coraggio.

Lazza e Low Kidd arrivano in coppia come due cugini casinisti in Vado A Ballare Da Sola. Elodie si muove sinuosa sull’umore urban che parla della ripresa degli spazi, con gli interventi rap che fanno da luce stroboscopica. Apposta Per Noi ci restituisce la cantante in tutta la sua purezza con un’elettronica quasi indie che continua con Superbowl ma che si calma in Diamanti con la compagnia di Ernia.

Tra le poche ballate di This Is Elodie, Diamanti trasforma le ferite in pietre preziose da esibire con fierezza. La riflessione continua con Lontano, che diventa un racconto noir sull’amore e rischi della dipendenza snocciolato con malinconia e soffice come un letto vuoto e freddo.

This is Elodie
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Nero Bali è quella serotonina necessaria dopo il momento di riflessione. In questo nuovo episodio dance intervengono Michele Bravi e Guè Pequeno e il groove funziona, ma è meno interessante di Rambla, il featuring con Ghemon che mette in risalto sintetizzatori dal sapore dei primi anni ’90.

Stash dei The Kolors e le sue influenze si fanno sentire in Pensare Male. Il giovane artista sa bene cosa sia il groove e quale sia il ruolo percussivo del basso, e a questa dinamica contribuisce anche la stessa Elodie con le terzine sulla metrica dello special.

Niente Canzoni D’Amore è la mossa stilistica più azzeccata del disco, probabilmente, dal momento che ha tutti gli elementi della ballata contemporanea grazie all’impiego dell’autotune anche sull’accompagnamento di un pianoforte solitario.

In Fondo Non C’è chiude il disco. Elodie canta da sola e, come accade in Niente Canzoni D’Amore si adagia su strumenti acustici. La sua voce risuona anche da lontano, un torrente confortevole nel deserto della solitudine. Tutto termina con un accordo lasciato in sospeso e sì, la scelta è più che audace e sensata.

Vince nel tempo, This Is Elodie di Elodie, perché è la cannonata esplosa in un 2020 forte di novità discografiche e del flusso di coscienza dell’esperienza sanremese, ma si perde nello spazio perché al termine dell’ascolto ci ritroviamo con un disco diluito per i troppi contenuti e per la sostanza – di grandissima qualità – troppo soffocata dalle pretese.

Troppi ospiti e troppe canzoni fanno pensare a una compilation, più che offrirci un disco di inediti. This Is Elodie di Elodie è un compendio che vuole essere antologico, ma che inciampa nell’eccessiva vocazione al mainstream che decisamente snatura la bellezza della voce di Elodie e la sua straordinaria capacità interpretativa che ha saputo dimostrare al Teatro dell’Ariston.

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