The End of The F*** World 2 dà un’altra chance a James e Alyssa: facciamolo anche noi (recensione)

La storia avrebbe potuto concludersi con la prima stagione, anzi, sarebbe stato auspicabile; ma c'è del buono nel tentativo di discostarsi dall'idea di fuga a ogni costo

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È il quesito ineludibile in qualsiasi miniserie di successo, in qualunque storia sappia narrarsi e concludersi nell’arco di un unico blocco di episodi: fermarsi o andare oltre? Perché in uno scenario in cui l’arte del racconto è così profondamente condizionata da ragioni ben più proisache e influenti, la risposta non è mai scontata. The End of The F*** World 2 su Netflix segue probabilmente la stessa logica, ma si difende in maniera più che onesta dimostrando di voler superare il tropo dell’amore destinato a finire in tragedia.

Attenzione, spoiler!

Questo non significa negare il passato della serie, in cui un clima oscuro e carico di tensione sovrappone alle figure di Romeo e Giulietta quelle di James (Alex Lawther) e Alyssa (Jessica Barden), ma studiarlo alla luce dei se. Cosa succederebbe se James non morisse? Cosa succederebbe se il destino di un sentimento – di tanti sentimenti – e di due vite non fosse segnato? Cosa succederebbe se si espandesse l’universo della serie? Quest’ultima domanda muove i progressi di Charlie Covell nella stesura di una sceneggiatura che riprende temi, stati d’animo e personaggi della prima stagione per modellare la seconda.

Com’è evidente, il movimento non è in prevalenza narrativo. La trama è ancorata alla morte di Koch, un tragico evento che in The End of The F*** World 2 continua a condizionare la vita di James e Alyssa e della ambigua, inquietante Bonnie. Il suo passato si palesa in apertura di stagione, dove i traumi di un’infanzia fredda e priva d’amore spiegano la convinzione della giovane per cui ogni cattiva azione meriti una punizione esemplare. Vittima di una manipolazione sottile ma tremendamente efficace, Bonnie muove i fili di una narrazione che deve far luce sulle conseguenze di una tragedia, sulle questioni irrisolte, sull’imperfetta ma inevitabile maturazione dei suoi protagonisti.

L’odissea di James e Alyssa in The End of The F***g World 2 è chiaramente meno urgente, ma non per questo meno spaventosa oppure irrilevante. La narrazione avrebbe potuto concludersi con la prima stagione, portando a compimento il tragico arco di James e celebrando un viaggio frenetico ed estremo capace di sublimarsi nell’amore a dispetto di tutto. Sarebbe stato del tutto sensato e in linea con la storia delineata da Charles Foreman, un adattamento onesto e brillante al quale nessuno avrebbe sentito il bisogno di dare un seguito.

Eppure il seguito è arrivato, e non è nella ridondanza della trama che può essere trovata la sua anima. Gli episodi rimangono brevi e compatti, c’è ancora la violenza, un’atmosfera fredda e umida e perfettamente slegata dal tempo – potrebbero essere gli anni ’70 o ’80 o ’90 –, una cura esemplare dei dettagli – dal cibo agli arredi del bar o del motel –, un ritmo serrato e un umorismo secco e imprevedibile. L’impianto è scarno, ma tutto il peso di The End of The F***g World 2 è nella sovrumana forza di reazione richiesta ai protagonisti per sopravvivere alla sofferenza vissuta.

La vera minaccia, per James e Alyssa, non è tanto – o non solo – la sete di vendetta di Bonnie, quanto l’aleggiare dei fantasmi del passato. Episodio dopo episodio diventa evidente come sia in particolare Alyssa a non aver superato il trauma, e poco importa che continui a ripetere di star bene e di non sentire più nulla. Non aver potuto vivere e rivivere gli eventi per processarli e andare avanti, anziché esserne vittima, rinchiude la ragazza in un loop e lascia spazio al proliferare di malesseri interiori indicibili. La sofferenza è evidente per entrambi, ma mentre James ha trovato la lucidità e l’aiuto per riconsiderare il passato e provare a trarne qualcosa di buono – un rinnovato, più consapevole rapporto con il padre, ad esempio –, per Alyssa sembra impossibile concedersi il lusso di essere vulnerabile e crollare. La sua richiesta di aiuto è ben nascosta da un’esteriorità impenetrabile.

La figura di Bonnie è quantomai vicina a quelle di James e Alyssa. Anche lei è perseguitata da fantasmi interiori con il volto di un padre assente e una madre rigida e pretenziosa. La sua fragilità non può che spingerla fra le braccia di Koch (Jonathan Aris), abile nel manipolarla sfruttando l’ingenuità e l’inesperienza di una giovane che non ha mai conosciuto l’amore e dunque può facilmente essere tratta in inganno. Naomi Ackie è portentosa nell’interpretazione di un’outsider a dir poco strana, oscillante fra sguardi glaciali e mezzi sorrisi tanto brevi quanto inquietanti.

The End of The F* World 2 sembra essere davvero la fine della storia, secondo le intenzioni di Charlie Covell. Potremmo continuare a dire che la prima stagione era sufficiente, e avremmo ragione. Ma potremmo anche apprezzare la volontà di questi nuovi episodi di abbandonare l’idea della fuga come unica soluzione, per abbracciare invece il tentativo di crescere, maturare, affrontare – seppur con passi falsi ed enormi difficoltà – le conseguenze dei traumi fronteggiando i propri demoni a viso aperto. C’è tanta emotività, tanto dolore, in The End of The F***g World 2, ma lasciamo Alyssa e James con la consapevolezza che sì, adesso sono finalmente pronti a iniziare un percorso di guarigione che li aiuti a rendere la vita degna di una presenza, e non più di un fuga incessante.

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