L’ultimo singolo di Miley Cyrus è un inno alla femminilità e alla diversità: dovrebbe essere un esempio

Una donna libera, Miley Cyrus. Come vorremmo vederne in Italia. Dove donne libere che fanno musica ce ne sono eccome, ma vengono spesso tenute ai margini del mercato

80
CONDIVISIONI

Non sono passati tanti giorni da che è andata in scena la finale di Musicultura, vinta, in maniera piuttosto prevedibile e scontata, da Francesco Lettieri. Se ne era parlato, da queste parti, perché si era evidenziato come mancassero ancora una volta artiste donne, a parte la bellissima eccezione di Lavinia Mancusi. Lavinia che è stata considerata da molti la vincitrice morale di questa edizione, come se esistesse da qualche parte un albo d’oro dei vincitori morali e non si trattasse, questa, dell’ennesima sarcastica pacca sulle spalle di chi se la suda sempre più dei colleghi maschi.

Ma non è di questo che voglio parlarvi oggi, non di Lavinia Mancusi, che comunque vi consiglio di andare a ascoltare.

Vi voglio invece parlare di come, parere mio, a volte sia necessario spezzare una gamba per rendere chiaro un concetto che, in un contesto normale, si potrebbe semplicemente spiegare a parole.

Avete tutti presente Roy Keane che urla in faccia al povero Ralf-Inge Håland: “io non fingo mai di essermi infortunato”. Ecco, probabilmente il buon vecchio Roy gli avrebbe potuto spiegare a parole che lui non è uno che finge un infortunio per interrompere il ritmo di una partita, ma spezzargli una gamba due anni dopo il suo di infortunio, gamba rotta per il centrale del Manchester United, e soprattutto l’infamia di essersi sentito gridare da chi quella gamba aveva rotto, Håland, “alzati, non fingere, è sicuramente stato un modo più efficace di rendere l’idea.

Radicale, certo, ma siamo qui a distanza di anni e anni a ricordarcelo, mica a caso.

Tutto questo per dire che proprio a Lavinia Mancusi, finalista di Musicultura 2019, avevo suggerito di presentarsi sul palco con uno strap-on, i falli applicati a una cintura con cui c’è chi pratica sesso in assenza di falli veri, suppongo. Un cazzo finto, in sostanza. Un modo per farle attestare, se fosse stato necessario, che se era il cazzo a determinare una differenza, e se era la presenza o assenza di cazzi a permettere la vittoria a Musicultura 2019, volendo ci si poteva mettere una pezza, seppur di plastica e applicata a una cintura legata in vita.

Lavinia non ha ovviamente accettato la provocazione, che in quanto tale non prevedeva una transustanseazione, provocazione che è però rimasta lì, in sospeso, nel luogo bellissimo dove le provocazioni si trovano, a disturbare gli altri.

Ecco, di fianco a quello strap-on mai indossato, ma con una eco e una visibilità decisamente più imponente, si trova l’opera omnia di Miley Cyrus. O almeno di Miley Cyrus da dopo che ha smesso, è proprio il caso di dirlo, gli abiti simpatici di Hannah Montana.

Non è qui il caso di ripercorrere nel dettaglio la sua carriera, credo sia abbastanza evidente e acclarata, ma tanto per toccare alcuni punti salienti, la ragazzina divenuta eroina di una serie della Disney interpretando la parte di una popstar che si nascondeva dal suo ruolo di popstar, nella finzione come nella realtà figlia di una popstar ancora più nota, Billie Ray Cyrus, eroe del country, è divenuta per tutti Miley Cyrus il giorno in cui agli MTV Music Award ha twerkato con un una certa costanza sul pacco di Robin Thicke, al punto da aver fatto diventare la parola twerkin popolare in tutto il mondo. Da lì è stato un crescendo di provocazioni, con l’adolescente che si trasformava in donna, così, pubblicamente, letteralmente davanti agli occhi di tutti. Non nascondendo niente, anzi, evidenziandolo. Provocando con dedizione, mostrandosi nuda nel video di Wrecking Ball, certo, e davanti all’obiettivo di Terry Richardson, e poi, via via, in ogni luogo e in ogni lago. La sessualità delle adolescenti sbattuta in faccia all’America e al mondo. Papà, mica resterò bambina per sempre. Tanta roba. Poi, siccome a Miley le regole stanno strette come quasi tutti i vestiti, si direbbe, ecco che arriva la collaborazione psichedelica con i Flaming Lips, altra deviazione sul percorso pop, cui segue l’ennesimo cambio di registro, con il ritorno al country di Younger Now, di nuovo vestita, apparentemente redenta.

Ma ecco l’ennesima svolta, o il ritorno di fiamma per quell’anarchica libertà che sembra essere, insieme a un femminismo molto contemporaneo e poco rituale, l’unica cosa che le sta veramente a cuore.

Così il 2019 è l’anno di She Is Coming, EP che è anche la prima parte di una trilogia, il titolo finale sarà She Is Miley Cyrus. Lavoro che musicalmente mette in campo un po’ tutte le sfumature viste fin qui, ma che a livello testuale e iconografico, invece, è un vero calcio a spezzare le gambe del perbenismo e del bigottismo.

Prova ne è il video di Mother’s Daughter, ultimo singolo uscito proprie in queste ore. Miley, sempre con quella sua aria vagamente da Alice nel Paese delle Meraviglie, una che si trova per caso a attraversare luoghi strani e paradossali, si presenta indossando l’abitino di lattice rosso che fu di Britney Spears nel video Oops I Did It Again, con la sola eccezione, non da poco, di avere la fessura tipica di chi questi abitini indossa per fare sesso ben evidenziata, con cerniera argentata aperta. E tutto il video, giocato su tinte rosse, con capezzoli in evidenza, strusciamenti vari, una carica erotica mai sottaciuta, è in realtà un inno alla femminilità e alla diversità come raramente ci è capitato di vedere recentemente in musica. Qualcosa che richiama alla memoria la Madonna dei bei tempi andati, tempi tornati recentemente con God Control, Dio ce la preservi, per capirsi, o della Lady Gaga degli esordi.

Un vero manifesto femminista 3.0.

Non a caso nel video appaiono scritte piuttosto esplicite, quali “Ogni donna è una rivolta”, “Il peccato è nei tuoi occhi”, “La verginità è un costrutto sociale”, “sei fottutamente bella”, il tutto mentre Miley canta, pop fino al midollo, ma anche dannatamente rock, versi quali “Non fottermi la libertà” o “Sono sporca, sono cattiva”.

Miley non è però cattiva, è semplicemente libera (in effetti la libertà viene troppo spesso confusa con la cattiveria, recentemente, facciamoci caso), e essendo libera decide di metterci la faccia e tutto il resto, chiamando intorno a sé una intera comunità di personaggi e facce che in qualche modo sono riconducibili alla comunità LGTBQI quali lo skateboarder queer Lacey Baker, la modella transgender Casil McArthur, la ballerina Amazon Ashley, il modello genderfluid con disabilità Aaron Philip, le attrici Angelina Duplisea e Mela Murder, l’attivista Mari Copeny nota come Little Miss Flint, e anche Tish Cyrus, sua madre, evocata già nel titolo.

Un video bellissimo, che però non mancherà di far discutere, disturbante come è.

Qualche esempio?

Vedere la cicatrice di un parto cesareo coperto di brillanti è Roy Keane che ti spezza una gamba.

Vedere lei, l’ex ragazzina acqua e sapone della serie Disney che canta provocante, la tuta in lattice che non lascia spazio alla fantasia, quella cernierà aperta sulla figa, è Roy Keane che aspetta due anni per spezzarti una gamba.

Vedere Miley Cyrus che prima si muove a quattro zampe, lasciva, poi sta seduta senza trucco e senza lattice di fianco a sua madre è Roy Keane che lascia il campo fiero dopo l’espulsione,  Håland che invece se ne va in barella.

Leggere articoli che raccontano del video con morbosa attenzione, senza riuscire a cogliere la portata eversiva di questa canzone è invece Roy Keane che liscia la gamba di Ralf-Inge Håland, negando a noi una delle più belle metafore che il calcio potesse offrirci. Perché Mother’s Daughter non è un video pruriginoso. Miley non ambisce a diventare l’oggetto delle seghe di chi guarda il video. No, Mother’s Daughter è un modo piuttosto radicale, una gamba spezzata, appunto, per dirci che i reticoli e le barriere ce le siamo tutte create noi nella nostra testa. La donna può anche avere quella cerniera sulla figa, ma se la guardiamo bene quella cerniera è in realtà una fila di denti appuntiti, richiamo chiaro e esplicito a certe divinità antiche.

Non sono un oggetto” recita un’altra delle scritte che contornano il video, e per attestarlo Miley ha deciso di prendere lo stereotipo di bambolina del sesso e ribaltarlo, facendolo proprio e contornandolo di tutte quelle diversità che in genere infastidiscono chi guarda alla donna come un oggetto, intervento a gamba tesa, premeditato, definitivo.

Una donna libera, Miley Cyrus. Come vorremmo vederne in Italia. Dove donne libere che fanno musica ce ne sono eccome, ma vengono spesso tenute ai margini del mercato, della macchina. Lavinia, l’invito resta aperto, vedi tu.

Commenti (1):

Sonia Serravalli

Grazie Michele per questa analisi.
Sarebbe tutto posto, se non fosse che questo video rappresenta appena un millesimo di ciò che è Donna e femminilità.
Se non fosse che lussuria e genitalità sono solo una centesima parte di ciò che è la sensualità femminile.
LIBERTA’ è anche libertà da queste ottiche limitanti.
Rock è anche rompere gli schemi di un sesso già visto e puramente carnale.
Grazie comunque. Ci stiamo provando tutti.
(Sonia Serravalli, http://www.ilboscofemmina.com)

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.