The Handmaid’s Tale 3×07 ritrova la crudeltà gratuita del regime ma resta povera e inconcludente (recensione)

La seconda parte della stagione si avvia con un episodio-riempitivo che valorizza la vita fuori da Gilead ma non sa cosa fare di June

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Il promettente avvio di stagione ci aveva convinti che questa fosse la volta buona: June avrebbe rovesciato Gilead e la luce in fondo al tunnel presagita da cast e showrunner sarebbe stata sempre più vicina. E in effetti queste ipotesi sono sembrate verosimili, perlomeno fino a un paio di settimane fa. Nel sesto episodio, però, le cose sono iniziate a cambiare e The Handmaid’s Tale 3×07 ha proseguito la corsa verso il caos assoluto.

Questo nuovo capitolo della storia si avvia con l’impiccagione di alcuni traditori – un evento sempre più frequente nella Gilead attuale. Zia Lydia osserva le ancelle disporsi secondo un perfetto schema geometrico e ordina loro di tirare le corde. Bastano pochi istanti perché il meccanismo si azioni, la piattaforma scompaia e i traditori finiscano impiccati. Terminato il proprio compito – un sacro dovere, nelle parole di zia Lydia – le ancelle si disperdono per tornare alle proprie occupazioni.

Una di queste è l’incombenza quotidiana della spesa. Marta e ancelle si radunano al supermercato e June ne approfitta per scambiare qualche parola con la marta dei Mackenzie, responsabile della cura di Hannah. Ancora turbata per le impiccagioni e preoccupata per il destino di Nichole, June le chiede informazioni sulla scuola della prima figlia. L’altra donna è titubante, ma alla fine conferma che Hannah frequenta la scuola di Brookline e che il guardiano Parker può aiutare June a incontrarla. L’ambigua Ofmatthew, intanto, le osserva in silenzio da una certa distanza.

La piccola Nichole è ancora al centro del lavoro diplomatico della delegazione svizzera, in questa fase dislocata in Canada. Qui i funzionari rivolgono a Emily domande scomode sulla sua permanenza a Gilead – ha rubato una macchina? Ha investito un guardiano? Ha pugnalato zia Lydia alle spalle? –, mentre la moglie Sylvia ascolta travolta dall’orrore. Non devi affrontare tutto questo da sola, dice a Emily al termine dell’intervista, ma la donna non sembra ancora pronta a condividere il dolore con la moglie.

Da un lato le devastanti conseguenze del trauma di Emily creano squarci enormi fra lei e la moglie. Dall’altro avvicinano la donna a un’altra sopravvissuta di Gilead, Moira, con la quale scambia ricordi ed esperienze in un caffè. Le due parlano di tutto, compresa la vita precedente, e cercano di trovare alcune possibili amicizie in comune. Ma a quanto pare non ne hanno. Moira conosce molte ragazze di Harvard, mentre Emily non ha frequentato altre donne dopo aver conosciuto Sylvia.

Le due hanno appena iniziato a sciogliersi un po’ quando Moira riceve una telefonata: la protesta contro il delegato canadese incaricato di discutere con gli svizzeri sta per iniziare. Vi si dirigono quindi in un baleno e danno sfogo a tutta la loro frustrazione. Emily, in particolare, urla all’uomo di aver rischiato la vita per portare Nichole in Canada e rispettare il volere di June. È ora che il Paese faccia la sua parte per proteggere la bambina, aggiunge. Ma vengono entrambe arrestate.

A Gilead, intanto, June deve trovare il modo di raggiungere Brookline e incontrare Hannah. Da sola non potrebbe farcela, quindi convince la signora Lawrence a fare una passeggiata. La moglie del comandante è in uno stato psicologico precario, ma fuori c’è una splendida giornata e decide di aver voglia di una nuova avventura. Le due prendono quindi il treno, arrivano a Brookline e poi raggiungono la scuola.

Il piano per introdursi nell’edificio – circondato da alte mura, guardie armate e filo spinato – è quello di chiedere un tour della struttura. La guardia accetta, ma fa entrare solo la signora Lawrence. Sconvolta, June segue il perimetro dell’edificio fino a percepire la voce di Hannah, ma non ha modo di vederla. Sta per abbandonarsi allo sconforto quando una guardia la recupera e la riporta dalla signora Lawrence, visibilmente turbata, e infine è costretta a riaccompagnarla a casa.

The Handmaid’s Tale 3×07 segna anche la ritrovata intesa tra Fred e Serena. La signora Winslow accompagna Serena fra le vie di Washington e le mostra una delle ultime ville non restaurate della città. Scarpe abbandonate all’ingresso, foto di famiglia ancora nelle cornici, il Washington Post in ordine su un tavolo: ogni angolo della casa rievoca la normalità della vita pre-Gilead. Serena ne è affascinata e quando la signora Winslow suggerisce che potrebbe essere un’ottima sistemazione per i Waterford lei risponde che ci penserà.

Fred, intanto, continua ad assistere all’ambiguo comportamento del comandante Winslow nei suoi confronti. Lui vorrebbe accelerare le operazioni per riportare Nichole a Gilead, ma l’altro gli suggerisce di avere pazienza. Lasciare la piccola in Canada, chiarisce, assicura un più ampio margine di manovra.

La riconciliazione dei Waterford prosegue a cena e poi a una serata di gala popolata dall’élite di Washington. Qui Serena conosce le mogli degli altri comandanti e poi si lancia in un elegante quanto inspiegabile tango con Fred, mentre le altre coppie lasciano loro la pista e li osservano ammirati.

La conclusione di The Handmaid’s Tale 3×07 svela l’andamento circolare dell’episodio. Si torna quindi a Gilead e all’ennesima impiccagione. June sente dire a un’ancella che i Mackenzie sono scomparsi e nessuno sa dove siano. Zia Lydia ammonisce: nessun peccato è peggiore di quello compiuto da chi dovrebbe proteggere un bambino e invece fallisce. Subito dopo appare la marta dei Mackenzie, terrorizzata, tremante. June crede sia lei la responsabile della scomparsa di Hannah e tira la corda con particolare veemenza.

Passano solo pochi istanti prima che la verità prenda forma davanti ai suoi occhi. Scopre quindi che è stata Ofmatthew a spifferare a zia Lydia dell’incontro di June con la marta dei Mackenzie. Dovresti essermi grata, le dice l’ancella. Non sei più in tentazione. Ti ho salvata. Ma qualcosa si rompe nel cuore di June. Il dolore è troppo forte, il tradimento troppo grande. Si toglie il copricapo e inizia a ricoprire l’altra donna di insulti, provando persino a strangolarla. Le altre ancelle la allontanano, ma non riescono a calmarla.

The Handmaid’s Tale 3×07 segna il passaggio alla seconda parte della stagione, ma i progressi sono sempre meno evidenti. Anzi, sono confusione e incertezza a prevalere. Non è più chiaro quale sia il compito di June quest’anno. Per un po’ è sembrato che lo fosse e che consistesse nel rovesciare Gilead con l’aiuto di un’insolita alleata, Serena, ma le prospettive sono adesso del tutto rovesciate.

Nelle ultime settimane June ha assistito al fallimento di qualsiasi tentativo d’azione. Non solo, ma si è resa anche responsabile della sofferenza – e in un caso della morte – di chi ha tentato di aiutarla. Purtroppo non si capisce se questi passi falsi siano il frutto di una ben precisa operazione dello showrunner Bruce Miller o un involontario sbandamento della serie. In quest’ultimo caso si vedrebbero confermate le teorie di chi crede che The Handmaid’s Tale non sappia più cosa fare di sé stessa.

Ciò che invece continua a convincere è l’umanità dolente di Emily e Moira e i loro tentativi di ritorno alla normalità in Canada. In The Handmaid’s Tale 3×07 troviamo conferma di come le vite precedenti delle due donne non abbiano avuto alcun punto di congiunzione, neppure una conoscenza in comune. Adesso, invece, sono unite dalla profondità di un trauma condiviso e questo sembra essere sufficiente per formare un nuovo legame.

L’attesa per ciò che potrebbe riservare loro il futuro è uno dei pochi sentimenti caldi e rincuoranti che questa stagione stia riuscendo a suscitare. Le loro vite fuori da Gilead, il dolore e il percorso di recupero e reinserimento appaiono ancora più preziosi se paragonati al dolore gratuito e al fallimento cui June continua a essere esposta.

Che dipenda dall’esaurimento del materiale letterario di Margaret Atwood o da possibili errori di valutazione del team creativo, la storyline della protagonista sembra farsi povera e inconcludente. Lo spunto della madre in lotta per la salvezza della figlia è stato potentissimo tra la fine della seconda stagione e l’inizio della terza, ma col passare delle settimane ha perso slancio fin quasi a esaurirsi.

A salvare June resta la sempre eccezionale Elisabeth Moss, ma è difficile convincersi che senza una buona storia le sue performance stellari possano essere qualcosa di più di una masterclass in recitazione.

In attesa di scoprire a quali sofferenze saranno adesso sottoposte June e le altre, diamo un primo sguardo al promo di The Handmaid’s Tale 3×08. L’episodio è molto atteso fin dall’avvio di stagione perché promette di dare finalmente delle risposte sul passato di zia Lydia.

Commenti (3):

Lena99

Invece devo dire che rispetto la seconda stagione, che sembrava quasi volersi elevare a manifesto del me too e dei movimenti femministi (dopo lo scandalo Weinstein) questa terza stagione ha ritrovato piu filo della storia e mi ha preso di +, anche se spesso per la crudeltà mostrata precedentemente alcuni fatti sembrano irreali, e quest’ultima puntata è stata un po’ sotto le aspettative (pero il finale mi ha fatto arrabbiare di brutto con l’ancella stronza).
Forse era meglio condensare in meno episodi come per la prima stagione (che si appoggiava su un ottimo libro) a differenza di queste due che sembrano riempire sulla situazione di Gilead e la parte distopica invece che sulla trama reale (June e le sue bambine), comunque come si fa a smettere di vedere e non voler sapere il futuro di June e delle bambine? io non ce la faccio.
TOP le attrici femminili, dalla Moss a Dowd bravissime, la Strahovski con il personaggio tormentato di Serena ha fatto un grandissimo lavoro

Luisa_89

Ho abbandonato questa serie dopo le prime due puntate della s3.
Con voler a tutti i costi mantenere June a Giliead la serie si è arenata.

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