5 serie tv cancellate e che avrebbero meritato più fortuna, da United States of Tara a My Name is Earl

Che sia per colpa della miopia dei network, di un pubblico indifferente o di uno scarso tempismo, la cancellazione di alcune ottime serie brucia ancora parecchio.

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Se c’è una cosa di cui ormai siamo certi è che la serialità è diventata un business redditizio. Tra serie, miniserie, serie limitate, sitcom e svariate altre tipologie di produzioni, provare a non perdersi nulla richiede livelli di strategia da signori della guerra. Le conseguenze di tanta abbondanza a tutti i costi sono anzitutto due: la qualità media scende e molti buoni prodotti passano inosservati.

È successo e succede a molte serie tv, cancellate troppo presto per la poca lungimiranza dei network, un’accoglienza tiepida da parte del pubblico o una scarsa aderenza alle mode del periodo. In ogni caso, un peccato per noi spettatori. Presi da una certa nostalgia, abbiamo attinto alla nostra lunghissima lista di serie tv cancellate ingiustamente negli anni per rispolverare cinque titoli – alcuni più recenti, altri meno – che crediamo meritassero più fortuna. E che probabilmente l’avrebbero anche avuta, se le logiche della tv e dello streaming fossero state più umane. Vediamoli.

United States of Tara

United States of Tara è una dramedy andata in onda su Showtime per tre stagioni tra il 2009 e il 2011. È la storia di Tara, una donna affetta da disturbo dissociativo della personalità, che ogni giorno osserva una o più personalità diverse prendere il sopravvento a seconda delle emozioni che vive. Ci sono la ribelle e incurante adolescente T, la casalinga tradizionalista Alice, la veterana di guerra Buck, alle quali se ne aggiungono altre col passare delle stagioni.

Ognuna di queste condiziona la vita di Tara e della sua famiglia, composta dal marito Max e dai figli Kate e Marshall. Per quanto ognuno cerchi di fare il possibile per rendere accettabile la vita in casa, le cose si fanno sempre più complicate. A Tara, quindi, non resta che indagare per capire le cause profonde del suo disturbo.

La serie è frutto di un’idea di Steven Spielberg e della scrittura di Diablo Cody, sceneggiatrice di successi cinematografici come Juno, Young Adult e Tully. Purtroppo i grandi nomi e una premessa narrativa insolita e accattivante non sono stati sufficienti a coinvolgere il pubblico di Showtime, e la rete ha deciso di staccare la spina a United States of Tara dopo sole tre stagioni.

Un vero peccato, perché abbiamo perso l’opportunità di gustarci Toni Collette e il suo talento innegabile, versatile come pochi e mai adeguatamente riconosciuto. United States of Tara ha dato una discreta visibilità anche a Brie Larson e Rosemarie DeWitt.

Tierra de Lobos

Proprio come United States of Tara, anche Tierra de Lobos avrebbe di certo avuto maggiore risonanza se fosse arrivata qualche anno dopo. Quest’ultima, in particolare, avrebbe potuto cavalcare l’onda del recente interesse verso le produzioni seriali spagnole.

Tierra de Lobos – tradotta in italiano come Tierra de Lobos – L’amore e il coraggio – è una serie drammatica western trasmessa su Telecinco tra il 2010 e il 2014 e su Rete 4 tra il 2012 e il 2013. Nelle sue tre stagioni racconta le vite dei Lobo, una ricca famiglia dell’entroterra spagnolo, e in particolare del padre Antonio e delle figlie Almudena, Isabel, Nieves e Rosa.

L’ispirazione soap-y di Tierra de Lobos è stata evidente fin dall’inizio: ci sono gli amori tormentati, i giochi di potere, l’ottusità patriarcale, l’immobilismo sociale. Allo stesso tempo, però, c’è spazio per la redenzione, la crescita personale, la liberazione dai preconcetti e l’amore omosessuale, per quanto afflitto dalla solita tragicità delle storyline LGBTQ.

Anche Tierra de Lobos è stata cancellata dopo tre stagioni, ma è riuscita a dare una conclusione sensata alle storie di tutti i personaggi principali e secondari. Inoltre è stata un eccezionale trampolino di lancio per alcuni dei suoi interpreti. Silvia Alonso (Almudena), ad esempio, si è vista anche in Velvet, Buscando el norte e Tiempos de guerra. Alex Garcia (Cesar) ha avuto dei ruoli in Sin tetas no hay paraiso e Tiempos de guerra. E infine Antonio Velazquez (Anibal), anche lui in Buscando el norte e soprattutto Las chicas del cable, in cui interpreta il ruolo dell’ispettore Cristobal Cuevas Moreno.

Lip Service

Fra le serie tv cancellate ed elecante in questa lista, Lip Service è stata forse la più sfortunata. È andata in onda tra il 2012 e il 2012 ed è stata quindi messa in ombra dalla ben più celebre The L Word. Proprio come la serie americana, infatti, anche Lip Service ruota attorno alle vite di un gruppo di donne LGBTQ.

Commissionata dalla BBC alla sceneggiatrice Harriet Braun, Lip Service è ambientata a Glasgow. È la storia di Frankie, una fotografa che torna in Scozia dopo aver ricevuto un messaggio da una zia in punto di morte. Qui ritrova l’ex fidanzata, Cat, che aveva abbandonato un paio d’anni prima senza troppe cerimonie per trasferirsi a New York.

Con il suo sguardo alle vite personali e sentimentali di Frankie, Cat, Tess, Sam e di altri personaggi maschili e femminili, Lip Service prova a indagare la natura e la profondità dei rapporti umani.

La serie è stata apprezzata dal pubblico per aver contribuito a normalizzare la rappresentazione delle relazioni omosessuali e bisessuali sullo schermo. Una parte della critica, invece, ha puntualizzato come provare a osservare dei soggetti LGBTQ quasi fossero esemplari in cattività fosse immaturo e irrealistico. Qualsiasi sia la verità, la cancellazione di Lip Service da parte della BBC ha scatenato un polverone tra i fan, che per molto tempo hanno chiesto alla rete un dietrofront.

My Name is Earl

La sitcom My Name is Earl è andata in onda su NBC per quattro stagioni, tra il 2005 e il 2009. La sua premessa viene esposta dallo stesso Earl, il protagonista, all’inizio di ogni episodio delle prime stagioni:

Avete presente quel tipo di soggetto che fa una bastardata dopo l’altra e a un certo punto si meraviglia che la sua vita fa schifo? Bene, quello ero io! Ogni volta che mi capitava qualcosa di buono, qualcosa di cattivo era in agguato dietro l’angolo: è il Karma! Ecco perché ho deciso di cambiare: ho fatto una lista di tutte le mie cattive azioni e da allora cerco di rimediare agli errori che ho commesso. Mi sto solo sforzando di essere una persona migliore. Il mio nome? Earl!

La sfiga di Earl è quella di vincere 100.000$ al gratta e vinci, ma di perdere il biglietto e finire in ospedale, per poi scoprire l’esistenza del Karma. Durante il ricovero riflette sul suo passato, su come si è comportato, sul male che ha fatto, e così decide di rimediare. Stila quindi una lista di cattive azioni e da quel momento si impegna per depennarne ogni singola voce.

Nonostante alcuni abbiano classificato l’humour di My Name is Earl come sempliciotto o addirittura bigotto, la serie è stata ben accolta da pubblico e critica. Ha anche vinto alcuni Emmy e ottenuto importanti candidature ai Golden Globes, ai SAG Awards e ai British Academy Television Awards.

La serie è stata cancellata dopo quattro stagioni fra lo sgomento del pubblico e dello showrunner, Greg Garcia, lasciato all’oscuro della decisione fino all’ultimo minuto. Proprio per questo My Name is Earl non è riuscita a trovare una conclusione vera e propria. Per scoprire che il protagonista è riuscito a esaurire la sua lista dobbiamo aspettare la messa in onda di Aiutami Hope!, un’altra comedy creata da Garcia, in cui è uno dei personaggi a rivelarlo.

Crashing

Crashing è una dramedy britannica ideata, sceneggiata e interpretata da Phoebe Waller-Bridge per Channel 4. L’unica stagione della serie è andata in onda sullo stesso canale nel 2016, per poi approdare su Netflix. Non è mai stata annunciata l’effettiva cancellazione della serie, ma la percentuale insignificante di share e il fatto che dopo tre anni non ci siano notizie azzera le speranze di un rinnovo.

E poi c’è l’agenda di Phoebe Waller-Bridge. Se nel 2016 era una voce promettente in un panorama britannico alquanto popolato, oggi con Fleabag e Killing Eve il suo talento portentoso è riconosciuto da tutti. Con i tanti progetti in ballo – uno fra tanti il compito di ravvivare la sceneggiatura del prossimo film su James Bond – è molto difficile che Crashing sia in cima ai suoi pensieri.

Peccato, comunque, perché questa dramedy in cui un gruppo di ventenni convive in un ospedale abbandonato meriterebbe di sopravvivere. La trama non è quella di un horror, comunque. Questi giovani vivono in un ospedale abbandonato per pagare un affitto ridotto; in cambio devono controllare lo stato dell’edificio e rispettare regole stringenti per non essere mandati via.

Come la maggior parte delle serie di questo genere, anche Crashing ha bisogno di trovare un motivo per cui un gruppo di persone sia costretto a trascorrere molto tempo insieme. La vicinanza fisica dei personaggi, quindi, è un collante per raccontare le storie di una generazione precaria, che può permettersi poco o nulla e deve tirare avanti come può. Nei suoi brevi, tristi, brillanti episodi vediamo anche il tentativo di costruire amicizie che non sfocino in rapporti sentimentali o sessuali, e come culture ed estrazioni sociali diverse influiscano sulle relazioni tra le persone.

Forse non dovrebbe trovarsi in questa lista di serie tv cancellate ingiustamente, ma solo un miracolo potrebbe salvarla. Crashing è stato il primo lavoro a regalare a Phoebe Waller-Bridge un BAFTA, ma se staccargli la spina significa dar tempo alla sua mamma di concepire altre creature, beh, possiamo chiudere un occhio o anche due.

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