Al Giffoni Film Festival 2016 Matteo Rovere “Per Veloce come il vento mi sono ispirato a Bud Spencer”

Giovanissimo ma già con una lunga esperienza da regista e produttore, Matteo Rovere incontra i ragazzi del Giffoni Film Festival. Parla del suo sorprendente film d’esordio sull’automobilismo, del lavoro sugli attori. E nell'intervista a "OM" riflette sullo stato di salute del cinema italiano.

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Matteo Rovere ha incontrato i ragazzi del Giffoni Film Festival, pieni di curiosità per l’autore di uno dei film più incisivi della stagione, Veloce come il vento, un’inedita, per il cinema italiano, storia di automobilismo con protagonista un sorprendente Stefano Accorsi e la rivelazione Matilda De Angelis. Matteo Rovere, nonostante la giovane età, 34 anni appena, ha una carriera già lunga alle spalle, con quattro lungometraggi diretti, di cui è anche sceneggiatore, e anche un’intensa attività di produttore, ambito in cui non sbaglia un colpo, dato che ha prodotto i Pills (webserie e film) e il grande successo Smetto quando voglio di Sydney Sibilia.

Veloce come il vento ha al centro due grandi personaggi: la Giulia De Martino interpretata dall’esordiente Matilda De Angelis, una pilota d’automobilismo diciassettenne che si trova alla morte del padre con un fratellino a carico e la necessità di vincere il campionato per non perdere la casa; e il Loris di Stefano Accorsi, il fratello tossico, ex grande promessa dell’automobilismo, che ritorna e si trasforma, contro tutte le previsioni, nel mentore della sorella.

“La scelta di Matilda è stata complessa – dice Matteo Rovere –, anche perché era il suo primo film. Di solito i registi per evitare problemi fanno interpretare questi ruoli da adolescenti ad attori più adulti. Ma io ho bisogno della verità dei personaggi, e quindi volevo un’esordiente. Ho fatto almeno tre-quattrocento casting, cercavo una ragazza sì bella, ma di una bellezza cinematografica, che cioè possedesse qualcosa di quotidiano, che la macchina da presa riesce a mettere in luce. Ovviamente non è un fatto solo estetico o di fotogenia. Matilda De Angelis ha dimostrato una grande sensibilità. Abbiamo lavorato insieme molto sull’introspezione, sull’immedesimazione, Matilda ha usato la sua personalità e l’ha messa al servizio di Giulia, è diventata il personaggio”.

Per Loris avevo pensato subito a Stefano Accorsi, volevo assolutamente l’accento emiliano romagnolo. Quindi gli ho detto di dimenticare la pronuncia impostata da attore e di ricordarsi della cadenza dei suoi nonni. Stefano ha fatto un lavoro davvero unico sul personaggio. Loris mi ha catturato – continua Matteo Rovere – Le regole canoniche della drammaturgia ti insegnano che i personaggi devono avere un’evoluzione, ma spesso questo accade in modo troppo buonista. Con Loris ho fatto una scelta diversa, evitando la canonica redenzione. Il film inizia con lui che vive in roulotte e finisce allo stesso modo. Loris resta un tossico, è un carattere negativo, però ha una sua strana etica. Mi affascinava raccontarlo con una certa tenerezza”.

In Veloce come il vento la vera protagonista è Matilda, però a un certo punto Loris sembra prendere il sopravvento e diventare lui il personaggio principale. “C’è una regola della drammaturgia e forse ho sbagliato a non rispettarla – ammette Matteo Rovere –, ma mi sono lasciato trasportare dall’amore per il personaggio di Loris. Se fosse una storia lineare l’ultima sfida avrebbe dovuto affrontarla Giulia. È lei la protagonista, quella che fa tutte le scelte. Loris invece ha il classico ruolo del mentore. Però è lui che fa la corsa finale. Mi sono lasciato influenzare dall’emotività, e ho applicato quello che con gli sceneggiatori abbiamo definito il “movimento Bomber”. Bomber è quel film con il grande Bud Spencer in cui lui è il mentore di un giovane pugile e gli insegna a combattere. Solo che l’ultimo incontro, a sorpresa, lo combatte Bud. Insomma, per il finale di Veloce come il vento mi sono ispirato a Bud Spencer”.

Intervistato da “OM”, poi, Matteo Rovere fa una riflessione sull’attuale momento che vive il cinema italiano, forte del doppio ruolo di regista e produttore. “Ci sono state importanti novità a livello finanziario nel nostro cinema, come il tax credit, che ci fanno piano piano assomigliare all’Europa e al Nord America. Questo ha portato una certa vitalità, anche a livello creativo. Il cinema italiano era un po’ bollito, il pubblico si annoiava, aveva bisogno di storie nuove. Molti registi recentemente, anche senza accordarsi tra di loro, hanno portato in scena film assolutamente atipici per la tradizione italiana, riscuotendo anche un bel favore del pubblico, perché sono film di qualità. C’è una nuova ondata. E se siamo fortunati può continuare”.

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