La Sottile Linea Rossa, stasera in tv il cinema tra visibile e invisibile di Terrence Malick

Nel 1998 il regista americano tornò al cinema dopo vent’anni, riadattando un romanzo bellico di James Jones. Un capolavoro che non assomiglia a nessun altro film di guerra. Cinema di poesia, che cerca la bellezza dentro l’orrore. Su Rai Movie alle 21.10

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La Sottile Linea Rossa segna il ritorno al cinema di Terrence Malick, nel 1998, dopo vent’anni di silenzio e due leggendari film all’attivo (La Rabbia Giovane e I Giorni Del Cielo), portandosi appresso la mitologia dell’autore appartato e maniacale, filosofico e anticommerciale. Una fama la sua talmente radicata da far scattare una corsa delle grandi star, disposte a tutto, anche a lavorare gratis, pur di prendere parte alla sua nuova opera, da Al Pacino a Brad Pitt a Leonardo DiCaprio, che volò dal set in Messico dov’era a girare Romeo + Juliet per incontrare il regista all’aeroporto di Austin.

Nessuno di loro sarà nel film. Ci saranno invece, in parti spesso minime, John Travolta, George Clooney, Woody Harrelson o Adrien Brody, il quale ancora anni dopo nelle interviste sottolineava la delusione di un film a cui aveva dato tutto, sicuro di un ruolo importante e invece ritrovandosi con pochissime battute e inquadrature. Gli andò comunque meglio di attori che parteciparono venendo poi eliminati in fase di montaggio (la prima versione del film superava le 5 ore), come Mickey Rourke, Kevin Costner, Viggo Mortensen, Bill Pullman, Lukas Haas, Gary Oldman.

In effetti una delle cose che risalta maggiormente ne La Sottile Linea Rossa è l’intercambiabilità degli attori, il loro non essere i protagonisti ma i testimoni funzionali d’una storia che trascende il singolo per collocarlo all’interno di uno scenario fisicamente e spiritualmente più vasto. Terrence Malick riadatta il romanzo omonimo di James Jones (l’autore anche di Da Qui All’Eternità, anch’esso divenuto un celebre film), che partiva dal dettato autobiografico per raccontare la battaglia di Guadalcanal della Seconda guerra mondiale. Malick tende la narrazione fino al punto di slabbrarla, inseguendo un’ispirazione che, attraverso una sinfonia insieme visiva e sonora, di voci e di montaggio, rende la materia filmica impalpabile, alla ricerca di qualcosa che è dentro e sopra e sotto le immagini, qui e altrove.

La Sottile Linea Rossa
  • Nolte,Caviezel,Penn (Actor)

Il racconto, o quel che ne resta, parte dalla visione di Witt (Jim Caviezel), un soldato che ha disertato, mescolatosi alla comunità di melanesiani in una piccola isoletta del Pacifico dove vive in una dimensione panica, acquietata e in sintonia con la natura. Ritrovato dai commilitoni, è catapultato nuovamente nella guerra, nella missione della conquista di Guadalcanal (che non viene mai nominata), obiettivo strategico fondamentale nel conflitto contro i giapponesi.

Intorno a lui, che mantiene sempre un atteggiamento ispirato, mai rabbioso, insieme distaccato e partecipe del dolore del mondo, ruota un brulichio di personaggi, pochissimi dei quali hanno un tratteggio più definito: il sergente Welsh (Sean Penn), che ha a cuore Witt proprio perché è lontano dalla sua disillusione cinica di uomo che ha visto troppo orrore per poter ancora sperare nell’umanità; il colonnello Tall (Nick Nolte, magnifico), fanatico belligerante a caccia di promozioni; il capitano Staros (Elias Koteas), che gli si oppone cercando di evitare un inutile massacro dei suoi uomini.

Il cuore della storia de La Sottile Linea Rossa è nel lunghissimo assalto a una collina alla sommità della quale c’è un inespugnabile bunker giapponese. La conquista di quell’obiettivo comporterà un prezzo terribile in termini di vite umane e sofferenza. Malick racconta la violenza senza eufemismi, slittando però continuamente da una rappresentazione canonica e realistica da film bellico verso una dizione personalissima, che racconta insieme l’evento e il senso dell’evento, e il senso della guerra, dello stare al mondo, della vita e della morte. Riesce a farlo mescolando lenti piani sequenza a folgoranti dettagli da documentario naturalistico che inondano lo schermo, intersecando le scene d’azione a voci fuori campo – che forse appartengono ai personaggi, forse no – che s’interrogano incessantemente su sé stessi e sull’assoluto, Dio, la natura, il dolore e l’amore.

La Sottile Linea Rossa
Inquadrature stranianti che sovvertono la logica da racconto tradizionale

È un meccanismo narrativo affascinante e disorientante – che Malick affinerà nei film successivi fino a trasformalo, purtroppo, in maniera –, che conduce il racconto in una dimensione altra, in cui azione e riflessione corrono parallelamente e si sovrappongono. La Sottile Linea Rossa ha il ritmo d’un lamento funebre, nel quale però la realtà non viene scandita semplicisticamente secondo opposizioni tranquillizzanti. Sebbene le prime sequenze dedicate alla vita dei melanesiani abbiano una cadenza paradisiaca da primo giorno sulla Terra, la natura di Malick non è soltanto bellezza. Quando, per giustificare il suo comportamento agli occhi di Staros, il colonnello Tall dirà che non è lui ad essere cattivo ma che è “La natura a essere crudele. Guarda questa giungla, queste piante rampicanti, il modo in cui s’attorcigliano agli alberi, inghiottendo ogni cosa”, non farà altro che tradurre in parole quello che molto prima Malick aveva già mostrato.

Rispetto ai film successivi, che talvolta sfociano in uno spiritualismo soddisfatto e bamboleggiante, La Sottile Linea Rossa resta ancorato a una rappresentazione stridente della vita, piena di domande sul significato del tutto, certo altisonanti, ma che non indulgono in risposte facili. Il film si muove in una interrogazione continua dai tratti deludenti, nel senso che la bellezza del creato fatica ad acquietare uno spirito costretto a confrontarsi con la visione continua di atti e comportamenti imperdonabili, come dei marines che si abbandonano alla tortura di nemici ormai prigionieri.  

C’è un soldato che regge alla tensione solo riandando con la memoria ai momenti felici con la moglie: e sono tutte immagini appaganti di un uomo e una donna che si guardano e si toccano e si cercano in una forma di estasi assoluta, senza parole, di pura, compiuta unità fisica e spirituale. Eppure sarà proprio lui a ricevere, in quel canonico momento rinfrancante dei film bellici che è la distribuzione dei pacchi dono in arrivo da casa, di una lettera in cui la moglie gli chiede senza mezzi termini di divorziare perché s’è innamorata d’un altro uomo.

Si perde, ne La Sottile Linea Rossa il senso della guerra come momento in cui l’individuo partecipa a una missione collettiva nella quale il sacrificio è il costo da pagare per un più alto ma giusto obiettivo (come in un film coevo che spesso gli è stato accostato, Salvate Il Soldato Ryan di Spielberg, bello ma legato a un approccio molto più tradizionale al genere bellico). Qui invece l’uomo è solo davanti all’orrore.

E l’unica via per, se non trovare, aspirare a un senso, è nella capacità di sentire il respiro del mondo, che è nel primo piano di una foglia come nel campo lungo di una natura maestosa ma muta, che assiste accogliente e indifferente all’affannarsi dei soldati in battaglia. Il cinema di Malick piega insistentemente il visibile all’invisibile, con un ritmo da oratorio, da preghiera. La severa bellezza de La Sottile Linea Rossa è nell’onestà con cui evita una giustapposizione tra luce e tenebra, in cui la ricerca della pace e del senso della vita resta un lungo affannoso e disperante viaggio attraverso l’oscurità.

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