Con Space Force su Netflix Steve Carell ci porta sulla Luna, ma non aspettatevi la comicità di The Office (recensione)

Space Force su Netflix, al debutto il 29 maggio, è una comedy goliardica sull'aeronautica spaziale che però fatica a ingranare: la nostra recensione

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La corsa allo spazio non è mai stata così divertente. Il 29 maggio debutta Space Force su Netflix, la nuova comedy di Steve Carell incentrata su un gruppo di scienziati, guidati dal generale Mark Raid, a cui spetta il compito di riportare gli americani alla conquista della Luna.

La serie tv è una delle più attese sulla piattaforma perché porta la firma dei creatori di The Office, remake dell’omonimo show britannico di successo, che ha regalato a Steve Carell la popolarità sul piccolo schermo. Composta da dieci episodi, dalla durata di mezz’ora ciascuno, Space Force su Netflix è modellata sullo stile dissacrante di The Office, ma non è girata con l’impiego di zoomate tipiche del falso documentario – una tecnica adottata negli ultimi dieci anni da moltissimi prodotti televisivi di successo.

Cambia l’ufficio e anche la comicità. Mark Raid sognava di comandare l’aeronautica militare, invece gli spetta un compito ben più ardito: su ordini del Presidente, dovrà fondare una Space Force in grado di riportare gli americani alla conquista dello spazio e dovrà riuscirci prima degli altri. I concorrenti principali sembrano i russi e i cinesi, ma Raid imparerà che niente lo avrebbe preparato a tutto questo. Con riluttanza della famiglia – la moglie, interpretata da Lisa Kudrow, e la figlia adolescente Erin, che non ha tutte le intenzioni di lasciare i suoi amici – Mark si trasferisce in una sperduta base del Colorado dove avrà a che fare con un gruppo di bizzarri scienziati.

Le premesse per un buon prodotto di intrattenimento ci sono tutte, ma non aspettatevi di vedere la stessa comicità di The Office. Il problema di Space Force su Netflix è a livello narrativo: la storia impiega (e non poco) a ingranare. I personaggi a fatica riescono a ritagliarsi i propri spazi, come se gli attori dovessero ancora entrare nei panni dei loro alter ego. Ad accezione fatta per Steve Carell e John Malkovich – che a proposito regala una performance esilarante nei panni del dottor Adrian Mallory, una sorta di dottor Stranamore – il comporto artistico non riesce del tutto a entrare in scena, se non dopo parecchi episodi. Quando però riesce a ingranare la marcia, è ormai troppo tardi.

Il fattore positivo di Space Force risiede nel suo variegato gruppo di scienziati: si prendono in giro, giocano sugli stereotipi, insomma c’è spazio per una buona satira sociale. Nota dolente Lisa Kudrow nei panni della moglie di Mark. Il suo personaggio appare poco e condivide solo scene con Steve Carell, dando quindi la sensazione che sia inserita nella storia solo per creare una sorta di distacco dal centro della narrazione.

Le buone premesse e il cast stellare promettono bene, ma c’è ancora molto potenziale da esplorare, perciò ci si chiede quale sia l’intento della serie. Space Force su Netflix prende gioco dell’era di Donald Trump e della sua brama di superiorità? È un elogio alla potenza americana che si fa beffe dei suoi rivali? Spetterà al pubblico decidere.

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