Non Voglio Cambiare Pianeta, il docutrip di Jovanotti chilometro per chilometro

4.000 km in bici tra Cile e Argentina, un viaggio emozionante raccontato chilometro per chilometro da Jovanotti immerso nella musica, nella poesia e nella natura: ecco Non Voglio Cambiare Pianeta

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Non Voglio Cambiare Pianeta è il docutrip di Jovanotti, in bici tra Cile e Argentina a gennaio e febbraio.

Non Voglio Cambiare Pianeta è disponibile in esclusiva su RaiPlay e racconta l’emozionante viaggio di Jovanotti in bicicletta tra musica, poesia e paesaggi mozzafiato tra la natura incontaminata, sempre in sella alla sua bici.

4.000 i km percorsi da Lorenzo che, nell’attraversare le Ande, è stato accompagnato dall’amico Augusto. 16 gli episodi in totale, suddivisi per chilometri percorsi, ognuno della durata di circa 15 minuti. 15 raccontano il viaggio di Jovanotti in Cile e in Argentina, l’ultimo è un extra che riguarda il ritorno a casa.

Dopo il Jova Beach Party della scorsa estate, Jovanotti aveva espresso il desiderio di staccare la spina per ricaricarsi, isolandosi dal resto del mondo. Al suo ritorno in Italia ha scoperto che quell’isolamento da lui tanto cercato era diventato obbligatorio in seguito alla pandemia da Covid-19. Jovanotti allora, costretto in casa come tutti, ne ha approfittato per rivedere tutti i video realizzati durante il suo viaggio e per registrare la colonna sonora di Non Voglio Cambiare Pianeta.

Episodio 1: Km 0 – Lunedì

Parte sulle note di Montagne Verdi il docutrip di Jovanotti. Lorenzo si trova in un albergo in Cile e deve montare la bicicletta e sistemare i bagagli per iniziare ufficialmente il suo viaggio su due ruote.
Si lascia andare a qualche riflessione prima della partenza da La Serena.

Siamo al 13 gennaio 2020 e Jovanotti rivolge un pensiero al suo amico ciclista Marco Pantani che proprio quel giorno avrebbe compiuto 50 anni. Ricorda momenti felici trascorsi insieme; Pantani pensava spesso al futuro, a quando avrebbe smesso di pedalare.

I pensieri di Jovanotti si spostano sui consorti. Riflette sulla parola con-sorte: una persona con la quale si condivide la sorte. Richiama alla mente una mail ricevuta da Tiziano Terzani sull’importanza di avere consorti, che non è più riuscito a trovare, cambiando device.

Il viaggio in bici di Jovanotti parte con il vento che accarezza il suo viso durante la fatica della prima salita, direzione Panamericana.

Si parte si parte, il dito sulle carte

La poesia che Jovanotti recita in conclusione del primo episodio è Lunedì di Primo Levi.

Lunedì – Primo Levi

Che cosa è più triste di un treno?
Che parte quando deve
Che non ha che una voce
Che non ha che una strada
Niente è più triste di un treno
O forse un cavallo da tiro
È chiuso fra due stanghe
Non può neppure guardarsi a lato
La sua vita è camminare
E un uomo? Non è triste un uomo?
Se vive a lungo in solitudine
Se crede che il tempo è concluso
Anche un uomo è una cosa triste

Episodio 2: Km 70 – Il pigro

Scottante risveglio per Jovanotti: si è ustionato le gambe. Ha dormito poco e male ma è pronto a ripartire.

Tra Hugo Pratt e Pablo Neruda, Jovanotti racconta il suo amore per la musica e per la bici.

Lungo il percorso fa una sosta per imbarcarsi con un gruppo di turisti per vedere i pinguini di Humboldt sull’Isla Damas e ci regala immagini stupende. Alexander Freiherr von Humboldt era un naturalista ed esploratore.

Nell’aria risuona 7 Miliardi di Jovanotti, che si imbatte in una vertebra di balena e per la notte si sistema in un particolarissimo albergo igloo in spiaggia.

Il secondo episodio si chiude con la poesia Il Pigro di Pablo Neruda, dalla quale Jova ha rubato il titolo del docutrip: Non Voglio Cambiare Pianeta.

Il Pigro – Pablo Neruda

Seguiteranno a viaggiare
tra gli astri oggetti metallici 
con dentro uomini stanchi, 
violenteranno la luna 
aprendovi farmacie. 
E’ il tempo dell’uva piena 
e il vino comincia a vivere 
tra le montagne e il mare.
In Cile ballano le ciliege, 
cantano le ragazze brune,
l’acqua nelle chitarre luccica.
Il sole bacia ogni porta 
e col grano fa miracoli. 
Il primo vino è rosato, 
dolce come un bimbo tenero;
il secondo vino è robusto 
come voce di marinaio; 
e il terzo vino è un topazio, 
un papavero e un incendio. 
La mia casa ha mare e terra,
la mia donna ha grandi occhi 
color nocciola selvatica,
quando si fa notte il mare 
si veste di bianco e di verde, 
e la luna tra le schiume 
sogna come una sposa marina. 
Non voglio cambiare pianeta.

Episodio 3: Km 140 – Vento

Si parte alle 5.30 del mattino dopo aver ammirato l’alba. Jovanotti prevede almeno 10 ore di bici lungo il deserto di Atacama.
Nell’aria risuona La Verità di Brunori Sas.

Lorenzo incontra Jorge, che lo accompagna a comprare acqua. Jorge somiglia in modo particolare al padre di Lorenzo; è pazzo di musica italiana e gli consiglia di cambiare strada: lasciare la Panamericana per fare la costa.

Nel centro di Vallenar, i due parlano di Matia Bazar, Nicola Di Bari, Modugno e cantano Lisa Dagli Occhi Blu.

Il terzo episodio si chiude con la poesia Vento di Attilio Bertolucci.

La Verità – Brunori Sas

Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più
Te ne sei accorto, sì
Che tutto questo rischio calcolato
Toglie il sapore pure al cioccolato
E non ti basta più
Ma l’hai capito che non serve a niente
Mostrarti sorridente
Agli occhi della gente
E che il dolore serve
Proprio come serve la felicità
Te ne sei accorto, sì
Che passi tutto il giorno a disegnare
Quella barchetta ferma in mezzo al mare
E non ti butti mai
Te ne sei accorto o no
Che non c’hai più le palle per rischiare
Di diventare quello che ti pare
E non ci credi più
Ma l’hai capito che non ti serve a niente
Sembrare intelligente
Agli occhi della gente
E che morire serve
Anche a rinascereLa verità
È che ti fa paura
L’idea di scomparire
L’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà finire
La verità
È che non vuoi cambiare
Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose
A cui non credi neanche più
La verità
È che ti fa paura
L’idea di scomparire
L’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire
La verità
È che non vuoi cambiare
Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose
A cui non credi neanche più

Vento – Attilio Bertolucci

Come un lupo è il vento
che cala dai monti al piano
corica nei campi il grano
ovunque passa è sgomento.
Fischia nei mattini chiari
illuminando case e orizzonti
sconvolge l’acqua nelle fonti
caccia gli uomini ai ripari.
Poi, stanco s’addormenta e uno stupore
prende le cose, come dopo l’amore.

Episodio 4: Km 300 – Predica ai pesci

La musica di sottofondo è di Violeta Parra, Gracias A La Vida.
Jovanotti stavolta riflette sull’inquinamento e osserva che anche nelle spiagge incontaminate c’è qualche schifezza che proviene dal mare, principalmente plastica.

Dopo una sosta in spiaggia riprende a pedalare verso nord ma, lungo il percorso, un imprevisto: una strada chiusa.
Scorrono immagini del Jova Beach Party, al quale Jovanotti ripensa spesso durante il viaggio in solitaria in bici.

A chiudere l’episodio è la poesia Bello, Bello, Bello Mondo (da Predica Ai Pesci) di Mariangela Gualtieri.

Bello, Bello, Bello Mondo (da Predica Ai Pesci) – Mariangela Gualtieri

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di mondo in luce mattutina in
colorazione di mondo con stagioni e popolazione e animali.
Bello mondo questo ricordo, questo io lo ricordo bello, molto bello mondo, con cielo diurno e notturno, con facce che mi piacevano e musi e zampe e vegetazione che mi sospirava e mi sospirava leggera leggera, tirando via chili e scarponi interiori che mi infangavano, tirando via ferri da stiro che mi portavo nel petto, e gran pulitura di dentro. Bello, questo io lo ricordo bello.
Io ho avuto soccorso a volte da una piccola foglia, da un frutto così ben fatto che dava sollievo a mio disordine di fondo. Sì sì.

Episodio 5: Km 850 – Il cuore che ride

Jovanotti si trova a Portofino! No, non è tornato in Italia: scopre che c’è una città denominata Portofino anche in Cile.
Nell’aria risuona una canzone a tema, I Found My Love In Portofino Dalida.

Lungo il suo percorso, Jova trova il Parco Nazionale Pan de Azúcar e continua il suo viaggio verso Antofagasta con una breve sosta in santuario dedicato a San Expedito.

In questa tappa, Lorenzo incontra Ilse, una donna di 70 anni olandese, anche lei in bici.

Sul finale decide di osservare un intero giorno di silenzio: ci riuscirà?
Si chiude con Vivere di Tito Schipa e la poesia Il Cuore Che Ride (The Laughing Heart) di Charles Bukowski chiude la tappa.

Vivere – Tito Schipa

Oggi che magnifica giornata
Che giornata di felicità
La mia bella donna se n’è andata
M’ha lasciato al fine in libertà
Son padrone ancor della mia vita
E goderla voglio sempre più
Ella m’ha giurato nel partir
Che non sarebbe ritornata mai più
Vivere senza malinconia
Vivere senza più gelosia
Senza rimpianti
Senza mai più conoscere cos’è l’amore
Cogliere il più bel fiore
Goder la vita e far tacere il cuore
Ridere sempre così giocondo
Ridere delle follie del mondo
Vivere finché c’è gioventù
Perché la vita è bella
La voglio vivere sempre più
Spesso la commedia dell’amore
La tua donna recitar ti fa
Tu diventi allora il primo attore
E ripeti quello che vorrà
Sul terzo atto scende già la tela
Finalmente torna la realtà
Questa è la commedia dell’amor
Che in una farsa trasformata sarà
Vivere pur se al cuore
Ritorna un attimo di nostalgia
Io non ho più rancore
Ringrazio chi me l’ha portata via
Ridere, sempre così giocondo
Ridere, per le follie del mondo
Vivere, finchè c’è gioventù
Perché la vita è bella la voglio vivere sempre più

Il Cuore Che RideCharles Bukowski

La tua vita è la tua vita
Non lasciare che venga bastonata da una malsana rassegnazione
Stai in guardia.
Ci sono vie d’uscita
C’è luce da qualche parte
Può non essere una gran luce ma batte le tenebre
Stai in guardia.
Gli dei ti offriranno opportunità
Riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, a volte
E più spesso impari a farlo più luce ci sarà
La tua vita è la tua vita.
Renditene conto finché ce l’hai.
Tu sei una meraviglia, gli dei aspettano di deliziarsi in te.

Episodio 6: Km 1000 – Tu che sei in viaggio

Sta per arrivare l’amico Augusto, con il quale Jovanotti attraverserà le Ande. Lorenzo ha affittato un appartamento nel più bel palazzo di Antofagasta per sé e per Augusto, con vista sul porto e sullo sconfinato Oceano Pacifico.

Racconta di aver sognato Fellini; il giorno prima, il 20 gennaio, avrebbe compiuto 100 anni. Ha sognato che era per una telefonata saltata e richiama alla mente un altro sogno particolare: in passato ha sognato di suonare con i Beatles!

Ad Antofagasta si chiude la prima parte del viaggio. Si riprende il giorno seguente con Augusto per attraversare le Ande in autonomia completa. I due portano viveri e da bere perché per molti chilometri non troveranno posti in cui rifornirsi.

Jovanotti indossa la maglia del Jova Beach Party e ci informa che il giorno successivo la sveglia è prevista alle 5 con partenza alle ore 6.30.

Mentre Lorenzo ed Augusto attraversano la linea del Tropico del Capricorno, la musica è Sudamerica di Paolo Conte.

Jovanotti ci regala poi un paio di versi di Tanto Tanto Tanto in una Cile Version e 44 Gatti diventa 41 gradi. Con il vento a favore, è una giornata piena di chilometri per 12 ore di pedalata.

La poesia finale è Tu Che Sei In Viaggio di Antonio Machado.

Sudamerica – Paolo Conte

Il giorno tropicale era un sudario
Davanti ai grattacieli era un sipario
Campa decentemente e intanto spera
Di essere prossimamente milionario
L’uomo che è venuto da lontano
Ha la genialità di uno Schiaffino
Ma religiosamente tocca il pane
E guarda le sue stelle uruguaiane
Ah Sudamerica
E i ballerini aspettano su una gamba
L’ultima carità di un’altra rumba
Ah Sudamerica
Era ancestrale il gesto tropicale
Un arco dal sereno al fortunale
Per dirti quanto grande la questione
Tra il danneggiato e l’assicurazione
Si arrende il vento ai suoi capelli spessi
Di Dio ti dice che sta li a due passi
Ma mentre va indicando laltopiano
Le labbra fanno il verso dell’aeroplano
Ah SudamericaE i ballerini aspettano su una gamba
L’ultima carità di un’altra rumba

Tu Che Sei In Viaggio – Antonio Machado

Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme
la strada, nient’altro;
tu che sei in viaggio,
non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Tu che sei in viaggio,
non hai una strada,
ma solo scie nel mare.

Episodio 7: Km 1180 – Gerico

Questa volta il vento è contrario. Risuonano i versi dedicati proprio al soffio del vento:

“Non puoi fare provviste di vento perché se lo fermi lui non c’è più
Non puoi certo raccogliere il tempo perché se lo fermi tu non ci sei più
L’unica è viverci dentro, essere vento nel tempo
L’unica è muoversi a tempo
Essere ritmo nel tempo”

Jovanotti si trova nella città di Calama con destinazione San Pedro De Atacama, 2000 metri sul livello del mare. Qui è prevista una sosta di due giorni per escursioni.

Lungo il tragitto, Lorenzo e Augusto attraversano banchi di nebbia che rendono difficile la pedalata ma è un altro l’imprevisto che potrebbe mettere a rischio il proseguimento del viaggio e che Jovanotti si trova ad affrontare. Nel caso in cui non riuscisse a risolverlo, dovrebbe tornare indietro per 300 chilometri.

La poesia scelta per la chiusura è Gerico di Pierluigi Cappello.

Gerico – Pierluigi Cappello

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l’aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov’eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
– fresca –
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.

Episodio 8: Km 1430 – Strada

Jovanotti è riuscito a risolvere l’imprevisto grazie ad un aiuto: con il timbro sul documento può proseguire il suo viaggio.

Stremati dai 4.800 mt di altezza, Jovanotti e Augusto vengono accolti dai militari per riposarsi qualche minuto e ripararsi dal freddo.

Risuona la sua Ora e la poesia finale è La Strada Non C’è di Ko Un.

Ora – Jovanotti (Lorenzo Cherubini / Michele Iorfida / Riccardo Onori)

Dicono che è vero che quando si muore poi non ci si vede più 
Dicono che è vero che ogni grande amore naufraga la sera davanti alla tv 
Dicono che è vero che ad ogni speranza corrisponde stessa quantità di delusione 
Dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione 
Per non farlo più, per non farlo più 
Ora Dicono che è vero che quando si nasce sta già tutto scritto dentro ad uno schema 
Dicono che è vero che c’è solo un modo per risolvere un problema 
Dicono che è vero che ad ogni entusiasmo corrisponde stessa quantità di frustrazione 
Dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione 
Per non farlo più, per non farlo più 
Ora Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò 
Non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò 
Ora Dicono che è vero che ogni sognatore diventerà cinico invecchiando 
Dicono che è vero che noi siamo fermi è il panorama che si sta muovendo 
Dicono che è vero che per ogni slancio tornerà una mortificazione 
Dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione 
Per non farlo più, per non falro più, ora Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò 
Non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò 
Ora 
Ora 
Ora

La Strada Non C’èKo Un

La strada non c’è.
Da qui in poi, speranza.
Mi manca il respiro,
da qui in poi, speranza.
Se la strada non c’è,
la costruisco mentre procedo.
Da qui in poi, storia.
Storia non come passato, ma come tutto ciò che è.

Episodio 9: Km 1490 – Bambina mia

Si pedala verso il confine con l’Argentina.
Un altro incontro lungo il percorso: Raphael, 34 anni. I tre si fermano per quattro chiacchiere e un selfie.

Nell’aria risuona una riflessione sul viaggio, sull’emozione di scoprire ogni giorno nuove terre e sul senso dell’esplorazione:

“Ogni giorno ogni giorno un pianeta diverso
Ogni giorno ogni giorno un nuovo universo
Ogni giorno ogni giorno più perso
Ogni giorno ogni giorno un pianeta diverso
Per ritrovarmi immerso nella dimensione
trasparenza di quarzo per guardare l’immenso abisso di alto e di basso
che si apre dentro me, di fronte a me, sopra di me
è come se qualcosa mi chiamasse ad esplorare quello che non si vede ma c’è”

A chiudere il nono capitolo è la poesia Bambina Mia di Mariangela Gualtieri, la dedica di una mamma a sua figlia.

Bambina Mia – Mariangela Gualtieri

Bambina mia,
Per te avrei dato tutti i giardini
del mio regno, se fossi stata regina,
fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma.
Tutto il regno per te.
E invece ti lascio baracche e spine,
polveri pesanti su tutto lo scenario
battiti molto forti
palpebre cucite tutto intorno.
Ira nelle periferie della specie.
E al centro,
ira.
Ma tu non credere a chi dipinge l’umano
come una bestia zoppa e questo mondo
come una palla alla fine.
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e
di sangue. Lo fa perché è facile farlo.
Noi siamo solo confusi, credi.
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci
di amare qualcosa.
Ancora proviamo pietà.
Tocca a te, ora,
a te tocca la lavatura di queste croste
delle cortecce vive.
C’è splendore
in ogni cosa. Io l’ho visto.
Io ora lo vedo di più.
C’è splendore. Non avere paura.
Ciao faccia bella,
gioia più grande.
L’amore è il tuo destino.
Sempre. Nient’altro.
Nient’altro. Nient’altro.

Episodio 10: Km 1750 – Vocazione terrena

Nel decimo episodio, Jovanotti attraversa la terra dei cactus: è il giorno più duro. Un nuovo incontro lungo la strada: questa volta i due amici trovano Jorge.

Risuona Con Te Partirò (Andrea Bocelli) e Jovanotti si lascia andare a commenti entusiasti sull’Argentina, una terra che gli ricorda molto l’Italia in cui è cresciuto, quella parte dell’Italia che non c’è più, che è cambiata con il trascorrere degli anni, come è giusto che sia.

Con Augusto, Jovanotti ha attraversato le Ande, ora per l’amico è il momento di tornare a casa. Il viaggio di Lorenzo prosegue in solitaria.

Il decimo capitolo si chiude con la poesia Vocazione Terrena di Jorge Carrera Andrade.

Poesia Vocazione Terrena – Jorge Carrera Andrade

Non sono venuto a burlarmi di questo mondo. 
ma ad amare di cuore tutti gli esseri
 
Non sono venuto a ridere degli uomini.
 
ma a vivere con loro l’avventura terrena.

Non sono venuto a parlare male degli insetti 
a scoprire le ferite del tramonto
 
a incarcerare la luce in una gabbia.
 
Non sono venuto a seminare sale nei campi.

Non sono venuto per dire che la giraffa 
vuole imitare il cigno, che i pini
 
servono solo di ornamento alle rocce.
 
Non sono venuto per deridere i nidi.

Sono venuto a guardare il mondo da dentro 
e ad amare le cose semplici
 
il patrimonio unico degli uomini.
 
Non sono venuto per deridere la morte.

Episodio 11: Km 2090 – Perché

La ripartenza di Jovanotti è in solitaria: Augusto è tornato in Italia e Lorenzo si trova nuovamente a pedalare da solo.
In questo episodio riflette molto: sullo spirito, che definisce “soffio vitale”, e sulla morte.

Lungo il tragitto soccorre una lumaca gigante prima di rimettersi in viaggio con destinazione Cafayate.

Fa tappa all’Osservatorio astronomico Ampimpa e si ferma a dormire a Tafì Del Valle, “una specie di Desenzano Sul Garda”.
Il percorso è stato particolarmente impegnativo a causa del fondo stradale dissestato.

Il capitolo si chiude con la poesia Perché di Giuseppe Conte, una riflessione sulla libertà.

Perché – Giuseppe Conte

Perché non sono nato in una casta, né Sudra, né bramino
perché ho potuto viaggiare da un capo all’altro del mondo più di quanto desideravo bambino
perché ho versato da solo le mie lacrime e sono fiorito
perché ho potuto essere vicino a mio padre quando se ne è andato
perché ho potuto parlare con le ombre, scrivere poesie
perché sono libero di credere o di non credere alle profezie
perché abito vicino al mare e potrei abitare vicino ai ghiacciai o vicino al deserto
perché non sono mai stato costretto né a vendere né a comprare
perché non mi sono mai dovuto inginocchiare – se non davanti a una donna amata
perché l’ingiustizia che mi colpisce posso rovesciarla
perché la verità posso cercarla
perché posso inventarti, sempre nuova e di gioia, costruirti con le mie mani
perché posso pregare Dio o gli dei lontani
perché posso giudicare ciò che vedo irreale, e chiedere di essere guidato verso la Realtà
per questo ti scelgo, democrazia

Episodio 12: Km 2700 – Dopo

“Cantare la strada, cantare la fatica, cantare la fuga, cantare la salita, cantare la fame, cantare l’allegria, cantare la forza e la malinconia”

Il percorso dedicato a Papa Francesco e la lunga pianura di Tucuman con destinazione Simoca. Jovanotti incontra Facundo, un bambino del posto.

Trascorre la notte a Taco Ralo mentre in Italia inizia il Festival di Sanremo. Siamo al 4 febbraio quindi. Jovanotti chiarisce le perplessità sulla sua assenza allo scorso Festival: non aveva mai detto di esserci e non aveva intenzione di andarci. Tutto è partito da uno scherzo con Fiorello in diretta sui social; la stampa ha frainteso: dopo il Jova Beach Party aveva solo voglia di staccare la spina, di “chiudere la saracinesca” prendendosi un periodo di pausa. Sanremo non è mai stato tra i suoi progetti, almeno tra quelli del 2020.

A Recreo è una giornata particolarmente calda e stavolta ci ascoltiamo Fango. La poesia conclusiva è invece Dopo di Erri De Luca.

Dopo – Erri De Luca

Non quelli dentro il bunker,
non quelli con le scorte alimentari, nessuno di città,
si salveranno indios, balti, masai,
beduini protetti dal vento, mongoli su cavalli,
e poi uno di Napoli nascosto nel Vesuvio,
e un ebreo avvolto in uno sciame di parole,
per tradizione illesi dentro fornaci ardenti.
Si salveranno più donne che uomini,
più pesci che mammiferi,
sparirà il rock and roll, resteranno le preghiere,
scomparirà il denaro, torneranno le conchiglie.
L’umanità sarà poca, meticcia, zingara
e andrà a piedi. Avrà per bottino la vita
la più grande ricchezza da trasmettere ai figli.

Episodio 13: Km 3020 – Ultima speme

Dal caldo intenso alla pioggia torrenziale. Jovanotti arriva a Cordoba, in Argentina, e il primo edificio che nota è l’istituto italiano di cultura.
Ne approfitta per un giro da turista: Cordoba è una città interessante, “vagamente punk”. Nota la grande presenza di italiani e ricorda Che Guevara, che ha inserito nella canzone Penso Positivo: “Al di là dei giudizi storici è un personaggio fondamentale del 900”.

La poesia del capitolo è Ultima Speme di Vincenzo Cardarelli.

Penso Positivo – Jovanotti

Io penso positivo perché son vivo perché son vivo,
io penso positivo perché son vivo e finché son vivo,
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare,
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare, fermare
quest’onda che va, quest’onda che viene e che va
quest’onda che va quest’onda che viene e che va, quest’onda che va quest’onda che viene e che va quest’onda che va, quest’onda che viene e che va.
Io penso positivo ma non vuol dire che non ci vedo
io penso positivo in quanto credo,
non credo nelle divise né tanto meno negli abiti sacri
che più di una volta furono pronti a benedire massacri,
non credo ai fraterni abbracci che si confondon con le catene 
Io credo soltanto che tra il male e il bene è più forte il bene. 
Bene Bene Bene
Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
io penso positivo perché son vivo e finché son vivo
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare, fermare,
quest’onda che va quest’onda che viene e che va.
(Positivo)
Uscire dal metro quadro dove ogni cosa sembra dovuta
guardare dentro alle cose c’è una realtà sconosciuta
che chiede soltanto un modo per venir fuori a veder le stelle
e vivere l’esperienze sulla mia pelle sulla mia pelle. 
Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
io penso positivo perché son vivo e finché son vivo
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare, fermare,
quest’onda che va, quest’onda che viene e che va.
Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa
che passa da CHE GUEVARA e arriva fino a MADRE TERESA 
passando da MALCOM X attraverso GANDHI e SAN PATRIGNANO

arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.
Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
io penso positivo perché son vivo e finché son vivo,
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare, fermare
quest’onda che va quest’onda che viene e che va
la storia, la matematica, l’italiano, la geometria,
la musica, la fantasia
la storia, la matematica, l’italiano, la geometria,
la musica, la musica, la fantasia

Ultima Speme – Vincenzo Cardarelli

La nostra misera gloria è una pingue colonia per il vorace appetito dei nostri nemici.
I vermi già ci divoran da vivi.
E tra poco di noi non rimarrà che il lor rifiuto:
l’ultima, imponderabile materia che in aria e in luce si tramuterà.
O sublime residuo!
Intangibile essenza!
Tu sola, arida polvere, non patirai l’oltraggio dei viventi.
In te forse, in quel soffio di cenere superstite, è la prova dell’anima, il segno indistruttibile dell’immortalità.

Episodio 14: Km 3950 – Ti offro

Jovanotti ci mette al corrente dei suoi programmi per Buenos Aires. Racconta di essere già stato in città per un concerto di Caetano Veloso e si imbatte in una coppia di musicisti di strada.

Racconta la storia di Plaza De Mayo e un episodio legato ad un viaggio precedente in Ecuador, quando è stato fermato al confine, impossibilitato a proseguire.

La poesia è di Jorge Luis Borges, Ti Offro.

Ti Offro – Jorge Luis Borges

Ti offro strade difficili, tramonti disperati,
la luna di squallide periferie.
Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati, i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
il padre di mio padre ucciso sulla frontiera di Buenos Aires,
due pallottole attraverso i suoi polmoni, barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di una mucca;
il nonno di mia madre – appena ventiquattrenne –
a capo di un cambio di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia
nei miei libri, qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche modo –
il centro del cuore che non tratta con le parole,
ne coi sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore;
cerco di corromperti con l’incertezza,
il pericolo, la sconfitta.

Episodio 15: Km 4000 – Incarico

Jovanotti deve smontare la bici in previsione della partenza. Il viaggio è quasi finito e Lorenzo deve far ritorno in Italia.

Passeggiando per Buenos Aires si ferma dinanzi ad una targa celebrativa per Jorge Luis Borges ed entra nel bar London City in cui Julio Cortazar ha ambientato i suoi racconti. Poi visita la casa museo del musicista Carlos Gardel e Palazzo Barolo, dedicato alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Raggiunge il Paradiso, il punto più alto, e ripercorre velocemente il suo entusiasmante viaggio in bici, soddisfatto per non aver bucato neanche una volta.

“Si parte si parte / il dito sulle carte”

Lorenzo dedica il suo viaggio a Borges, a Cortázar e a tutti “i grandi maghi della letteratura americana”. Riflette sulla felicità attraverso il mito di Sisifo.

Saluta i fan, in piena libertà. “Non ho niente davanti a me, non ho scadenze”; restano la voglia e la determinazione di sempre ma senza progetti predefiniti, senza album annunciati né singoli in uscita. “Sono determinato a fare cose che mi accendono, che mi piacciono e che mi mettono in relazione con il mondo”.

La poesia scelta per il finale è Incarico di Julio Cortázar.

Incarico – Julio Cortázar 

Non mi dare tregua, non perdonarmi mai
Fustigami nel sangue, che ogni cosa crudele sia tu che ritorni
Non mi lasciare dormire, non darmi pace
Allora conquisterò il mio regno,
nascerò lentamente.
Non mi perdere come una musica facile, non essere carezza né guanto;
intagliami come una selce, disperami.
Conserva il tuo amore umano, il tuo sorriso, i tuoi capelli. Dalli pure.
Vieni da me con la tua collera secca, di fosforo e squame.
Grida. Vomitami arena nella bocca, rompimi le fauci.
Non mi importa ignorarti in pieno giorno,
sapere che tu giochi,  faccia al sole e all’uomo.
Dividilo.
Io ti chiedo la crudele cerimonia del taglio,
ciò che nessuno ti chiede: le spine
fino all’osso. Strappami questa faccia infame,
obbligami a gridare finalmente il mio vero nome.

Episodio 16: Km extra – Chi osa farlo

Jovanotti è tornato in Italia e racconta la progettazione del viaggio e la nascita della colonna sonora.

Ha iniziato a progettare questo viaggio durante il Jova Beach Party: “Dopo ogni cosa importante ho voglia di fare un viaggio per stare da solo e farmela risuonare dentro quella cosa che è successa. Viaggiare così all’avventura ti stimola a buttarti nelle cose”.

Non dimenticherà nulla del suo viaggio in bici ma in modo particolare ricorderà i momenti conquistati con fatica, dopo 12 ore di pedalate con il vento contrario. Non dimenticherà il sapore di alcuni cibi, che trovava particolarmente gustosi.

I Km extra, e l’intero viaggio, si chiudono con un omaggio a Luis Sepulveda, di recente scomparso.

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare – Luis Sepulveda

“Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando
Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba
Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano
Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.

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