Cosa c’è dietro l’episodio di molestie in Sex Education, ispirato alla vera storia della creatrice della serie

Tra i momenti migliori della seconda stagione di Sex Education, la trama dedicata alle molestie sessuali è basata su una storia vera

La seconda stagione di Sex Education ha brillato più della prima per il coraggio della scrittura, capace di ampliarsi al racconto di temi quasi impossibile da trattare col registro da commedia senza il rischio di banalizzare o risultare offensivi. La trama che ha riguardato il personaggio di Aimee, con la storia di un episodio di molestie avvenuto su un autobus, è stata decisamente il momento più alto della stagione, scritto con grande sensibilità ed evitando gran parte degli stereotipi di cui in genere sono infarcite storie del genere. Parte del successo della seconda stagione di Sex Education (qui la nostra recensione) è dovuta proprio al modo in cui sono stati affrontati i temi delle molestie, della violenza di genere, della solidarietà come forma più autentica e nobile di femminismo.

La creatrice della serie Netflix Laurie Nunn, trentenne alla sua prima esperienza di rilievo nel mondo dell’audiovisivo, ha sorpreso tutti con l’originalità della sua scrittura irriverente, esplicita, ma anche tenera ed empatica, caratteristiche emerse perfettamente proprio nell’episodio delle molestie di cui è vittima la liceale Aimee nella seconda stagione.

In un’intervista a The Guardian in cui approfondisce le ragioni del successo del tutto inatteso del suo show, la Nunn ha rivelato che quell’episodio – un uomo che si masturba addosso alla studentessa adolescente mentre è sul bus verso la scuola – è ispirato a qualcosa di realmente accaduto nella sua vita.

Ciò è derivato da qualcosa di personale che mi è successo alla fine dei miei vent’anni, ma che ha avuto un impatto sulla mia salute mentale. Fondamentalmente, una cosa simile mi è successa sul mio autobus locale e mi ha fatto sentire molto insicura nel mio ambiente. E poi pensando ad altre cose che erano successe nella mia vita, e a quell’unica cosa sull’autobus, mi sono chiesta: perché mi ha influenzato così tanto, rispetto ad altre cose?

Nella serie, Aimee matura la consapevolezza di essere stata molestata in modo graduale, prima sottovalutando l’impatto di quell’episodio e poi riconoscendone tutte le implicazioni nefaste sulla sua sfera psicofisica e sulla sua capacità di intrattenere rapporti con gli altri. La parte più forte della messa in scena è stata proprio la maturazione della certezza di aver subito un trauma e di veder minata, anche inconsciamente, la propria serenità, la sicurezza personale, la sfera delle proprie relazioni per via di quella violenza.

Quello che volevo davvero esplorare era: ‘Aspetta, quando cammino verso casa, perché porto le chiavi in ​​mano come se fossi pronta a pugnalare qualcuno?’. Chi mi ha insegnato a farlo? Perché ho sempre paura quando qualcuno cammina troppo vicino alle mie spalle? O, sai, quando sali sulla metro, ti guardi intorno e pensi: ‘Accanto a chi dovrei sedermi? Qual è lo spazio più sicuro? E lo facciamo e basta. È istinto.

Per la Nunn questo istinto all’autoconservazione è qualcosa che “le donne hanno sempre avuto, ma che ora grazie ad un clima culturale finalmente più aperto sull’argomento – anche grazie al movimento #metoo – hanno modo di “portare in superficie“, nella speranza che siano soprattutto gli uomini a rendersi conto della necessità di affrontare il tema della parità di genere e nei rapporti tra i sessi: “Stiamo dicendo: ok uomini, guardate il problema, pensateci, affrontatelo“.

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