Il successo di Me Contro te, gli YouTuber che hanno superato Checco Zalone, può far bene all’industria del cinema?

Oltre cinque milioni per le stelle del web Luigi Calagna e Sofia Scala. Inutile sdegnarsi. Il cinema ha sempre sfruttato la popolarità di cantanti o divi dei fotoromanzi confezionando film su misura per loro. Di solito questo è un segno di salute dell’industria, non di crisi

22
CONDIVISIONI

Un risultato travolgente quello di Me Contro Te Il Film. La vendetta del Signor S. Oltre 5,4 milioni di euro nel primo weekend di programmazione, più altri 360mila il lunedì successivo, per il film che vede protagonisti Luì e Sofì, ossia la coppia originaria di Partinico Luigi Calagna, 27 anni e Sofia Scala, 22, YouTuber con un canale da oltre 4,5 milioni di follower, popolarissimi tra il pubblico dei bambini.

Sono questi ad aver affollato i cinema, nei quali domenica si sono raggiunte medie per copia proiettata – la Warner ne ha distribuite quasi seicento – di oltre novemila euro a sala. Per la prima volta dall’inizio dell’anno Tolo Tolo di Checco Zalone è stato scalzato dalla vetta del box office. Un exploit che ha fatto dichiarare a Francesco Rutelli, presidente dell’Anica, di essere “entusiasta per il successo degli YouTuber del film Me Contro Te. Hanno portato al cinema ragazzi, mischiando esperienze, confermando la centralità della sala, se i prodotti sono contemporanei. A conferma anche dell’intuizione di Videocittà [una rassegna sulle diverse forme espressive audiovisive ideata a Roma dallo stesso Rutelli, ndr] che ha fatto incontrare gli YouTuber con le altre esperienze innovative, artistiche e digitali, delle immagini in movimento“.

Chiaramente il successo di Me Contro Te Il Film è figlio dell’enorme patrimonio costruito dalla coppia in quasi sei anni su YouTube, attraverso i video con le loro avventure, esperimenti scientifici, canzoni, tutorial scherzosi che ne hanno creato la fama presso i giovanissimi fan (chiamati “trote”), che li ha portati anche a diventare i conduttori di un game show per bambini su Disney Channel. Non sorprende quindi che il fenomeno Me Contro Te – i numeri sul canale parlano di oltre tre miliardi e seicento milioni di visualizzazioni – sia approdato al cinema, trasferendo sul grande schermo le loro coloratissime e rassicuranti battaglie contro l’arcinemico Signor S.

Me Contro Te Il Film e l’industria del cinema italiano

Non è il caso di storcere il naso o di ritenere l’exploit di Me Contro Te Il Film un segno dello scadimento della proposta cinematografica nazionale. In primo luogo lo sfruttamento di fenomeni extrafilmici in sala è vecchio quanto la storia del cinema. A Hollywood, quando si passò dal muto al sonoro, il mercato fu inondato di film costruiti per sfruttare la notorietà pregressa di cantanti del vaudeville o della radio, confezionando pellicole ritagliate sulla loro già definita personalità – e accanto a tante cose dimenticabilissime, partirono da lì le carriere di divi del peso di Al Jolson e Bing Crosby.

Mi viene in mente un esempio italiano relativamente più recente, la serie di Mark Il Poliziotto che negli anni Settanta vide protagonista il divo dei fotoromanzi Franco Gasparri. All’epoca gli albi della Lancio erano letti, pare, da quindici milioni di persone al mese. Come dichiarò il regista Stelvio Massi, “facemmo due calcoli: diciamo che al cinema non vengono quindici milioni di persone, nemmeno cinque, ma diciamo che vengono la metà della metàAhó, sono venuti!”.

Si tratta di un cinema che sfrutta fenomeni preesistenti, non avendo obiettivi artistici ma eminentemente commerciali (gli americani lo definiscono exploitation, riferendosi in particolare a generi sensazionalistici e a tinte forti). Di solito ciò costituisce un elemento di salute dell’industria cinematografica e non una sua debolezza. Perché, in un mercato dinamico, è il segno della diversificazione di un’offerta capace di intercettare tipologie di pubblico differenti, come appunto succedeva ancora nell’Italia degli anni Settanta caratterizzati dall’esistenza di tanti generi e sottogeneri, dal poliziottesco alla commedia erotica all’horror, accanto al cinema serio e d’autore.

Dai Jackal alla Ferragni, il web sbarca al cinema

Proprio di questo parla Robert Bernocchi, attentissimo analista del mercato cinematografico italiano, commentando i risultati di questo ultimo weekend, da situare in un contesto ampio. A proposito degli incassi molto consistenti dei film italiani dell’ultimo periodo, oltre 65 milioni di euro, “quello che stupisce – sottolinea Bernocchi – è la varietà dei prodotti che funzionano. Non è solo la commedia (Tolo Tolo, Il Primo Natale), ma anche delle pellicole d’autore rischiose (Pinocchio, Hammamet), degli spinoff seriali (L’Immortale), un dramedy come La Dea Fortuna e delle operazioni che hanno utilizzato al meglio personaggi web (Chiara Ferragni e Me Contro Te)”.

Accanto a Me Contro Te, viene ricordato un altro risultato singolare degli scorsi mesi, il documentario Unposted su Chiara Ferragni. Capace, in soli tre giorni di programmazione, di incassare 1,6 milioni di euro. I precedenti esperimenti tentati da star del web, come i film dei Jackal e dei Pills, avevano ottenuto al botteghino risultati decisamente mediocri. Forse è solo perché il mercato non era ancora pronto ad assorbire la novità. Ma potrebbe anche essere che sia Jackal che Pills, attori e autori per formazione e aspirazioni più legati a una tradizione cinematografica, abbiano commesso l’errore – o per meglio dire abbiano avuto l’ambizione – di confezionare un film che non fosse la semplice variazione dei loro prodotti web. Deludendo le attese di un pubblico nutrito da cortometraggi ironici e veloci – ma di confezione tutt’altro che banale – che si aspettava di trovare sul grande schermo esattamente la stessa cosa.

La Ferragni invece, con la collaborazione di una regista di documentario avvertita come Elisa Amoruso, ha costruito un’automitologia tanto evasiva e accondiscendente – ad analizzarla con un minimo di sguardo critico – quanto efficace e perfettamente rispondente al target di riferimento. Lo stesso i Me Contro Te, che partono dalle loro storie di YouTuber trovando la regia di Gianluca Leuzzi (che ha lavorato a serie come Untraditional, con Fabio Volo e programmi Disney come Like Me), il quale si mette al servizio di un prodotto pensato per uno specifico tipo di pubblico.

Un prodotto che sarà anche cinematograficamente discutibile, derivativo, troppo legato a modelli statunitensi e in difficoltà con la dimensione del lungometraggio. Ma non è quello l’obiettivo di Me Contro Te Il Film. La vendetta del Signor S., che centra esattamente il suo scopo. Tra l’altro riuscendo a portare al cinema, e non è cosa scontata, un pubblico di giovanissimi.

Credo non si debba guardare inorriditi a fenomeni del genere, perché testimoniano di una qualche vitalità dell’industria e invitano a riflettere sulle forme possibili, si spera via via più interessanti, di osmosi tra web e cinema, questione destinata a diventare sempre più urgente e per la quale sarebbe meglio immaginare risposte e modelli produttivi non improvvisati. La forza del cinema commerciale è alla base della solidità dell’industria. Che, accanto a questo, però, deve preoccuparsi anche di trovare strategie per aiutare i film di qualità a ottenere maggiore visibilità. Per favorire, più che mai, la cinediversità.