BoB, Best Of Barone: il pasticciere Santi Palazzolo vince la sfida del cannolo vegano, Red Ronnie approva

La sua storia è costellata di sfide: dalla denuncia a una tentata estorsione a quella di rendere la tradizione un'opera alla portata di tutti

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“Voi non avete idea di quanto è buono!”, afferma Red Ronnie con entusiasmo al termine della quarta clip del BoB, Best Of Barone. Nella puntata del 16 dicembre del Barone Rosso con Optimagazine come media partner, infatti, sono andati in onda i cinque sensi.

A tutto ciò che ha a che fare con la bellezza si è unito il gusto, quello nel vero senso del termine. Santi Palazzolo è un pasticciere siciliano e come ci insegna la tradizione il leggendario cannolo è un’istituzione. Red Ronnie lo ha sfidato a creare per lui un cannolo interamente vegano, sia nella cialda che nel contenuto.

Santi, del resto, non è nuovo alle sfide. Oltre ad essere stato eletto Pasticciere Dell’Anno 2018-2019 si è trovato al centro delle cronache per aver denunciato un tentativo di estorsione ai danni della sua attività presso l’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo. Un paradosso, se ci pensiamo bene, visto che ci ritroviamo a raccontare un tale illecito nel contesto di un aeroporto che porta il nome di due più grandi esponenti della giustizia italiana.

La sua attività era in scadenza, ma Santi Palazzolo aveva la possibilità di chiedere una proroga di altri tre anni e per questo l’aveva richiesta regolarmente. In quel momento, però, era entrato in scena Roberto Helg che in quel tempo era vicepresidente della società aeroportuale nonché presidente della Camera di Commercio di Palermo.

Roberto Helg, racconta Palazzolo, gli aveva riferito che per poter ottenere la proroga avrebbe dovuto versare una tangente di 100.000 euro. Il pasticciere aveva dunque deciso di denunciare il fatto, e 4 giorni dopo Roberto Helg veniva arrestato.

Palazzolo ricorda, inoltre, lo strano cambio di idea del sindaco Orlando che il giorno dopo la denuncia si presentò presso il suo esercizio per portare la sua solidarietà, per poi definirlo sullo stesso pieno di Helg come un “Piccolo imprenditore che con la scusa dell’antimafia cerca una corsia preferenziale per i suoi affari”.

“Economicamente mi conveniva pagare – riconosce Palazzolo – ma con quale faccia avrei poi guardato i miei figli?”. Il pasticciere sottolinea che in Italia ci sia più bisogno di persone che si assumano la responsabilità delle proprie azioni, anziché scaricare la colpa sugli altri.

Abbiamo conosciuto il Santi Palazzolo uomo, ma cosa c’è nel mondo del Santi Palazzolo pasticciere? Lo scopriamo con la versione vegana del tipico cannolo siciliano, una sfida che Santi accetta perché trova ingiusto privare i vegani del piacere di un dolce tipico: “I dolci siciliani si possono migliorare ma non trasformare, io questa volta l’ho trasformato per te e per tutti i vegani”.

Nel salotto del Barone Rosso, dunque, arriva una sac à poche piena di ricotta vegetale ottenuta dal latte di soia, in sostituzione della ricotta tradizionale. Le bucce del cannolo, invece, sono state create senza strutto né uova. Alle due componenti principali si uniscono lo zucchero a velo e l’arancia candita.

Per l’occasione Santi Palazzolo compone il cannolo vegano e lo porge al conduttore. Red addenta e gradisce: “Lo devi commercializzare! Quanto ci hai lavorato?”. Santi spiega che solo per ottenere la crema ha lavorato 15 giorni: il latte di soia, sostiene il pasticciere, richiede una lavorazione particolare in quanto ha un gusto poco accentuato e un’acidità diversa da quella del latte animale, e per questo ha dovuto cagliare il latte vegetale.

In Italia Santi Palazzolo ha 4 negozi: due a Bologna per FICO e Eataly World e due a Cinisi, Palermo. All’estero l’arte di Palazzolo è presente anche a Rouen, in Francia. Il prossimo anno la sede storica di Cinisi compie 100 anni: tra quelle stesse mura suo nonno diede inizio al suo sogno.

Aveva 17 anni ed era appena tornato dalla Prima Guerra Mondiale. Sognava di fare il “dolciere” e Cinisi, in quegli anni, sorgeva in mezzo al nulla. La sua famiglia gli diede del pazzo. Suo padre, per metterlo alla prova, come dote di nozze gli consegnò un chilo di zucchero, uno di farina, 10 uova e una bilancia.

Quello era il suo capitale, racconta Santi, “Nel 1920 iniziò la sua attività affiancato da sua sorella – mia nonna – per fare i primi biscotti”. Il pasticciere, inoltre, ricorda che nel 1920 era difficile iniziare un’attività dolciaria in quanto non vi era ancora la richiesta che è presente oggi.

Per chiudere, Santi Palazzolo dice: “Sono contento di averti fatto assaggiare uno dei dolci della nostra tradizione. C’è bisogno di dolcezza, nel mondo.

La quarta clip del BoB Best Of Barone è disponibile di seguito.

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