La Llorona – Le lacrime del male, un classic horror che rivisita il mito preispanico

Michael Chaves, al suo primo lungometraggio, riporta sullo schermo il racconto che ha spaventato generazioni di ragazzini in tutto il Sud America.

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Messico 1673: una giovane moglie, consumata dalla vanità e dalla gelosia nei confronti del marito, annega i propri figli nel fiume. Resasi conto del grave gesto compiuto piangerà e vagherà per l’eternità in cerca di nuovi figli da far suoi per sempre. Tre secoli dopo negli USA, nel 1973, una madre dovrà lottare con tutte le forze per non farsi strappar via ciò che ha di più caro: i suoi due figli.

Quello di Chaves è un film dal sapore classico e non solo per l’ambientazione della casa tipica degli anni ‘70 che ricorda agli spettatori, soprattutto quelli appassionati del genere, qualcosa di familiare.
Se vi aspettate un film dalle immagini raccapriccianti resterete delusi, la Llorona per spaventare punta tutto sulle ambientazioni e su alcune scene ben costruite.

Chaves per il suo primo film sceglie di rivisitare una delle tante versioni legate al mito della llorona, un racconto tipico delle società preispaniche, modificato nei secoli a seconda dei paesi dell’America meridionale. La llorona, “colei che piange” è il mito che continua a spaventare migliaia di bambini in tutto il mondo: “Se non smetti di piangere e non vai subito a letto, viene la llorona e ti porterà via con sé”.

Il primo regista che si è concentrato sulla storia della sposina più pericolosa del mondo, è stato Ramon Peon nel 1933 con Ramon Pereda e Virginia Zuri. In questo film, ad interpretare l’assistente sociale protagonista, madre e vedova che lotta per la sopravvivenza dei figli, c’è Linda Cardellini, attrice di origini italiane, che ultimamente abbiamo visto al cinema nel pluripremiato Green Book. Raymond Cruz interpreta invece il Curandero, ma il suo personaggio è solo abbozzato, aiuterà la famiglia a restare unita e a difendersi dalle insidie del male, senza troppi perché.

Due sono le scene memorabili del film: il ragazzino che cerca di tenere il demone fuori dall’automobile (finestrini e serrature che si aprono e si chiudono senza alcun comando) e la scena della sorellina che insegue l’ombrello che le sfugge continuamente dalle mani. Il vento, la piscina e ovviamente la Llorona faranno il resto.

La Llorona è un film che potremmo dire “già visto” e proprio per questo abbiamo l’impressione che quella di Chaves non sia una pellicola che vuol mostrare a tutti i costi qualcosa di nuovo, ma piuttosto un tributo al genere e al suo periodo di massimo successo.

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