ABC denunciata per discriminazioni sul set de Le Regole del Delitto Perfetto: “Un pozzo di misoginia e odio”

Una denuncia di un'ex impiegata descrive uno scenario non certo edificante per Shonda Rhimes e la produzione de Le Regole del Delitto Perfetto

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Non è tutto oro quel che luccica e non sono certo solo rose e fiori gli ambienti di lavoro i cui boss predicano rispetto dei diritti umani e civili, parità di genere e uguaglianza. ABC è stata denunciata da una donna assunta come tecnico sul set de Le Regole del Delitto Perfetto e poi licenziata in seguito ad una serie di episodi che, se provati, configurerebbero reati molto gravi e recherebbero un indubbio danno alla reputazione dell’emittente e della casa di produzione ShondaLand.

Fermo restando che le indagini sono ancora in corso, le accuse della donna sono molto forti: a suo dire, l’ambiente di lavoro della ShondaLand non sarebbe così progressista e illuminato come si potrebbe credere prendendo per buoni i proclami di Shonda Rhimes.

La showrunner, che con la sua casa di produzione produce How To Get Away with Murder, non è stata coinvolta dalla denuncia, che ha investito la sola ABC: l’ex dipendente Troi Wilson ha denunciato l’emittente per discriminazione sessuale e mobbing, in seguito ad una serie di presunti episodi di violenza subiti sul set e al mancato rinnovo del suo contratto.

Secondo quanto riporta The Hollywood Reporter, la Wilson sostiene di essere una delle poche donne impiegate nel suo campo e di essere abituata ad avere a che fare con ambienti prevalentemente popolati da uomini, ma di aver dovuto sopportare sul set de Le Regole del Delitto Perfetto una serie di molestie e discriminazioni che vanno dagli epiteti offensivi a vere e proprie aggressioni verbali, insopportabili anche per una donna abituata a tenere testa in un ambiente maschilista.

Secondo l’accusa, “la querelante sperava che lavorare su una produzione di Shonda Rhimes sarebbe stato diverso ma non lo era, il suo posto di lavoro era un pozzo nero di misoginia, discriminazione e odio“, in quanto sarebbe stata chiamata più volte “cagna” e offesa con allusioni al modo in cui avrebbe ottenuto quel lavoro, oltre a subire dal direttore di produzione della sua unità Bryan Thomas un atteggiamento “verbalmente smodato ed aggressivo” e un trattamento molto diverso da quello riservato ai colleghi maschi. Inoltre, il coordinatore James Barron l’avrebbe trattata con disprezzo quando ha provato a discutere di problemi di sicurezza sul lavoro. Assunta come tecnico nel 2014, la Wilson sarebbe stata licenziata tra la terza e la quarta stagione della serie, sostituita con “un uomo meno qualificato“. La donna sostiene di essere stata ingiustamente discriminata ed emarginata durante la propria permanenza sul set e di non essere stata riconfermata per rappresaglia nei suoi confronti dopo essersi lamentata di quel trattamento.

Tra le accuse presenti nella denuncia, secondo The Hollywood Reporter, ci sarebbero quelle di discriminazione sessuale, mobbing, licenziamento e diffamazione. La Rhimes non viene citata nella querela e non ha ancora commentato la notizia, ma certamente se la causa dovesse risolversi a favore della lavoratrice sarebbe un duro colpo all’immagine della showrunner e della sua casa di produzione, che ha sempre vantato in pubblico il rispetto di altissimi standard in merito alla qualità del lavoro dei dipendenti, all’inclusività, al rispetto delle minoranze e alla loro equa rappresentazione, coerentemente con le sue posizioni liberal, femministe e di attivista per i diritti civili. Anche le protagoniste delle serie di Shonda Rhimes, da Ellen Pompeo a Kerry Washington passando per la star de Le Regole del Delitto Perfetto Viola Davis, hanno sempre elogiato ShondaLand come un luogo dei sogni per ogni attrice, soprattutto se donna e mamma.

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