Voci maschili meglio delle femminili, Renga ha ragione

La tanto dibattuta dichiarazione del cantante ha fondamenti scientifici ed empirici, vediamo perchè

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Le dichiarazioni di Francesco Renga sulle voci femminili hanno scatenato un putiferio. Ma è stato frainteso e vi spiego perché, dati scientifici alla mano. Alla domanda sul perché al Festival di Sanremo del 2019 ci fossero più uomini che donne, Francesco  ha dato la sua spiegazione: “Non è un caso che ci siano più cantanti maschili, è che la voce maschile ha una gradevolezza migliore, quella femminile ha frequenze diverse, vengono apprezzate veramente solo quando sono davvero speciali”. Tanti hanno pensato a un’offesa gratuita nei confronti della vocalità femminile, eppure le sue affermazioni hanno un fondamento scientifico.

Ne parla già Lucrezio nel suo “De Hysteria et feminam vocem” del 50 a.c. (per quanto il trattato affronti l’argomento in maniera solo marginale, riguardando più nello specifico le varie forme di isteria del genere femminile). Solo in tempi più recenti, però, sono stati effettuati studi specifici sulle differenze tra la vocalità maschile e femminile. Uno dei casi più noti è relativo al ritrovamento dell’australopiteco Lucy (Etiopia 1974), l’ominide, una donna vissuta 3 / 4 milioni di anni fa. Come si sa, la voce risuona nelle cavità facciali, e proprio studiando queste si è ipotizzato che il suono della voce di questa nostra antenata, proprio a causa delle sue aree di risonanza, contenesse il “sonus ingratus” o nel peggiore dei casi “inamabilis”. I paleontologi che studiarono l’effetto dell’amplificazione del suono nelle cavità di Lucy scoprirono una impressionante somiglianza con il suono della lingua di Menelik quando viene soffiata e allungata in tutta la sua potenza. Ora, possiamo solo immaginare il povero ominide che viveva nella stessa caverna, costretto a vivere con le mani sulle orecchie. Sembra si debba a lui l’invenzione dei tappi di cera, allora appallottolati con la resina degli alberi.

Da quel momento sono stati effettuati diversi esperimenti per avvalorare questa tesi. Sono state somministrate in ascolto passivo le voci di cantanti maschili e femminili a campioni di uomini, piante e animali.

In una fattoria in Scozia hanno propinato per una settimana alle mucche i due tipi di vocalità. Ebbene si è rilevato che le mucche che hanno prodotto più latte ascoltavano voci maschili, le altre, nonostante l’accorta mungitura, hanno finito per non produrne affatto, neanche il necessario per riempire di panna un maritozzo.

In Italia è stato effettuato lo stesso esperimento sulle piante. Hanno separato una batteria di ficus e si è visto che quelle che ascoltavano Renga, Il Volo e Elvis Presley avevano foglie lucenti e toniche, quelle sotto effetto delle voci di Ella Fitzgerald, Amy Winehouse e Aretha Franklin si sono afflosciate, perdendo smalto e colore.

Sugli esseri umani gli effetti sembrano essere gli stessi. In un famoso Solarium della capitale la prova è stata effettuata su dei pazienti esposti al lettino abbronzante. Coloro che avevano ascoltato voci maschili uscivano abbronzati uniformemente, mentre gli altri mostravano una maschera da smorfia di sgradevolezza “allucinor in facem”, segni bianchi sulla fronte e intorno alla bocca.

Anche l’esperimento sul paesaggio sonoro degli ambienti è stato sorprendente. Nel Wisconsin, alcuni ristoranti che mettevano come sottofondo sonoro voci maschili, hanno raddoppiato clientela e incassi, gli altri sono falliti nonostante chef stellati in cucina e prezzi più contenuti.

Ho voluto anche io fare una prova. Ho una gatta sorda che si chiama Gnocco e che non sente neanche i botti di capodanno, ma incredibilmente quando in casa, per esempio, ascolto un disco di un cantante  dorme serena nella cesta. Oggi, per effettuare una prova, ho messo un cd di Rachel Ferrel e la povera bestia, nonostante il freddo, è scappata sul terrazzo.

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