Playlist di Salmo, tra featuring e attacchi diretti. La recensione

Il rapper sardo ritorna con un album ricco di featuring e che include, a sorpresa, una canzone d'amore

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Playlist di Salmo è la conferma che il rapper sardo non dimentica di provenire dagli ambienti hardcore della sua isola. Sì, perché prima di scalare le glorie delle classifiche ha militato negli Skasico, nei Three Pigs’ Trip e nei To Ed Gein. In questo disco non mancano dissacrazione, rime taglienti e potenza dei suoni.

Playlist di Salmo si apre con 90min che parafrasa, nel ritornello, i popolari “92 minuti di applausi” fantozziani ed è intenzionalmente una hit radiofonica, tanto da esser stata scelta come singolo nel mese di settembre. Impossibile non assecondare il coro mentre il rapper si esibisce sul palco. Del resto si sa, Playlist di Salmo è stato anticipato da una minuziosa campagna promozionale attraverso i canali più impensabili, come quello aperto su Pornhub per lanciare il disco. Non è un caso se 90 minuti ha totalizzato milioni di visualizzazioni già dopo le prime ore di pubblicazione portando in evidenza l’hype che i supporters del rapper non hanno mai nascosto.

Che la crew della Machete Empire Records sia una realtà sempre più attiva e importante è risaputo, anche perché Salmo ospita Nitro in un featuring per Dispovery channel, brano in cui il basso synth settato come fosse un moog traghetta il testo che scorre veloce e scandito. I due rapper si fanno posto e regalano un manifesto maledetto della povertà raccontata in modo dissacrante e tremendamente realistico.

Tra gli ospiti anche Fabri Fibra partecipa a Playlist di Salmo nel brano Stai zitto, seconda traccia del disco e che ricorda vagamente la struttura di Fenomeno del rapper di Senigallia per il botta e risposta del pre-coro: “Mi lamento del paese, stai zitto, non arrivo a fine mese, stai zitto, tutta colpa dei migranti, stai zitto”, che suona un po’ come: “Voglio vedervi ballare, sì chef, voglio vedervi sudare, sì chef, e non chiamatemi chef, sì chef”. Nel testo incontriamo una serie di luoghi comuni usati, ad ogni ora, dall’italiano medio che si relaziona con il mondo dei social sui temi di attualità.

A sorpresa arriva Cabriolet, quinta traccia di Playlist di Salmo nella quale il rapper sardo ospita Sfera Ebbasta e si cimenta nel cantato, lasciando spazio all’autotune del “trapper” di Cinisello Balsamo in quella che si può definire una ballad. Cabriolet trova il suo strascico in Sparare alla luna dove scopriamo la voce di Coez perfettamente amalgamata con la ruvidità delle rime di Salmo. Terzo apporto melodico a un disco che melodico non è si apre con Il cielo nella stanza. Chitarre pizzicate, delay e riverbero sposano la voce di Nstasia, autrice di numersi brani di artisti come Beyoncé e Usher. Una vera e propria canzone d’amore seppur il rapper sardo, nel testo, si serva di una finta modestia con la quale si crocifigge come persona non adatta a scrivere frasi d’amore.

Ancora sorprese, perché Tié segue le colate di miele de Il cielo nella stanza ed è un interludio furioso di batteria e basso in fuzz, con lo stesso Salmo dietro le percussioni. Un minuto e 30 di sola musica che sul finale accelera con furia punk. Quando il disco si chiude con Lunedì la domanda sorge spontanea: “Aspetta, come faceva?”, dunque parte il riascolto, necessariamente. Playlist di Salmo ricomincia e di nuovo 90min scuote crani e resta in testa. Come tutto il disco.

Playlist di Salmo è il disco delle conferme e delle prese di posizione. Lo dimostra quando si scaglia contro i razzisti che ascoltano hip hop, contro il mare di odio e i “poteri forti che aprono i conti ma chiudono i porti”. Posizioni ben chiare, quelle che il rapper sardo mantiene nei testi e nella scelta del suono, come del resto ha voluto manifestare quando ha dichiarato che tutti i fan che votano Matteo Salvini devono strappare le sue magliette e bruciare i suoi CD.

Con Playlist di Salmo, ancora una volta, scopriamo che tutto deve essere detto a gran voce, anche quando scappa il turpiloquio e la polemica, purché lo si dica.

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