Il 300° episodio di Grey’s Anatomy 14×07 è la nostra lettera d’amore a Meredith e tutti gli altri (recensione)

Grande pathos ed effetto nostalgia per il 300° episodio di Grey's Anatomy 14x07: la recensione di Who Lives, Who Dies, Who Tells You The Story

4209
CONDIVISIONI

Il 300° episodio di Grey’s Anatomy doveva essere “una lettera d’amore ai fan, così aveva annunciato la sceneggiatrice e co-produttrice Krista Vernoff, ma a ben vedere contiene quella che potrebbe essere la lettera d’amore dei fan alla sua protagonista.

Grey’s Anatomy 14×07 è il trionfo di Meredith Grey, ma anche molto di più: è la sublimazione di 14 anni di storie, personaggi, ideali raccontati in modo accattivante e magnetico, qui ricordati con altrettanta creatività ed immaginazione, pathos e allegria.

L’episodio si apre con Meredith pronta a partire per la cerimonia di premiazione degli Harper Avery. Ma quella stessa Meredith che aveva accolto la nomination senza trionfalismi, semplicemente continuando a lavorare come sempre, metterà al primo posto la sua vocazione anche stavolta, fermandosi a Seattle non solo perché ha paura di volare dopo l’incidente aereo dell’ottava stagione, ma soprattutto perché al Grey Sloan c’è un politrauma che richiede il suo impegno. E quel politrauma è una sorta di scrigno dei ricordi che una volta aperto rievoca immagini familiari per tutti: tre giovani specializzandi che somigliano incredibilmente a George, Cristina e Izzie (non solo fisicamente, ma anche caratterialmente e nelle aspirazioni: “Siete delle divinità” dice la sosia della Yang a Meredith e Jackson) hanno bisogno di cure dopo un’incidente sulle montagne russe. Sarà la Bailey ad operare il giovane sosia di O’ Malley, il suo specializzando preferito (“Bello poter salvare almeno questo O’ Malley“) e rivelare che ha pianto la sua morte eroica per un anno, mentre Meredith salverà la ragazza che assomiglia alla sua persona, la sua migliore amica Cristina. E infine Alex, vedrà partorire la giovane che ricorda Izzie: in sostanza, portando il bambino tra le braccia della neo mamma, Karev vive una scena che avrebbe potuto realizzarsi davvero se il personaggio della Stevens non fosse uscita di scena. E il modo in cui parla di lei a Jo, immaginandosela sposata con tre figli, in una casa di campagna con gli addobbi di Natale e l’odore di muffin, è uno squarcio nel cuore dei sostenitori della coppia: Izzie resterà il grande amore della vita di Alex, nonostante ora abbia trovato la sua persona in Jo. Quest’ultima mostra grande maturità nell’accettare con serena rassegnazione il fatto che il suo compagno abbia immaginato l’intera vita della sua ex e voglia conservarne il ricordo, senza mostrare gelosia o risentimenti nei confronti di una storia più grande di lei.

Grazie alla trovata curiosa e vincente dei doppelgänger (per nulla riduttiva come poteva sembrare in un primo momento) l’episodio riesce a citare e omaggiare tutti i volti iconici di Grey’s Anatomy, senza dover ricorrere ad immagini di repertorio: la scelta di portare in scena dei “sosia” si è rivelata ironica, intelligente, leggera ed emozionante al tempo stesso.

E coloro che non hanno avuto dei doppelgänger a ricordarli sono stati comunque parte dell’episodio anche solo attraverso le parole dei personaggi. Il fantasma di Derek ha aleggiato sull’episodio sin dall’apertura, con Meredith che “lo incontra” sul traghetto: il ferryboat tanto amato da Shepherd è diventato il mezzo con cui la Grey si connette spiritualmente con l’amore della sua vita. E anche la piccola Zola ricorda il suo papà di fronte ad una tac raccontando di voler diventare un neurochirurgo come lui, mentre Amelia si batte perché l’errore medico che ha decretato la morte di Derek non si ripeta su un altro paziente, salvandogli la vita.

Ma anche MarkSloan è stato ricordato da Arizona durante la nascita del bambino della sosia di Izzie, parlando del turbolento rapporto con il padre biologico di sua figlia e di quanto la sua leggerezza manchi nelle loro vite. E ancora, Callie apparirà con Mark nella foto di famiglia in casa di Arizona all’arrivo della piccola Sofia, accolta come avrebbe fatto il papà, con tre gusti diversi di gelato. Perfino quel burbero di Burke trova il suo spazio in una battuta di Meredith, che mostra ad uno scettico Owen la sosia di Cristina: “Forse dovrei scrivere a Burke e mandargli la sua foto” ironizza la Grey, prima di concordare con Owen che “non esiste nessuno come Cristina“. Peccato per l’assenza di una citazione di Addison Montgomery, personaggio da cui è nato lo spin-off Private Practice, unica grande assente in questo puzzle.

Infine, con la premiazione di Meredith, c’è il vero trionfo della nostalgia misto ad un grande slancio verso il futuro: la Grey riceve il suo Harper Havery assistendo alla proclamazione della sua vittoria dalla tv, circondata da amici e colleghi che fanno il tifo per lei e gioiscono alla pronuncia del suo nome da parte di Catherine Avery. Meredith Grey vince il famigerato Harper Avery, il premio per l’Innovazione Chirurgica che sin dalla prima stagione è il Sacro Graal per tutti gli specializzandi, quello perso per motivi politici da Cristina ma oggi finito nelle mani della Grey per il suo trapianto di addome a Megan Hunt. La rockstar del Grey Sloan ora è anche la rockstar della comunità medica e scientifica internazionale. L’abbraccio col papà putativo Richard e con la sua mentore Bailey sono il coronamento di oltre dieci anni di pratica medica audace, appassionata e coraggiosa. La premiazione di Meredith avviene nel modo più genuino possibile, certamente il più adatto a lei, nel suo ambiente naturale, in sala operatoria dopo aver salvato una vita. E il culmine della perfezione si raggiunge con l’apparizione di Ellis Grey in galleria, ad applaudire la figlia: Meredith vede sua madre finalmente orgogliosa di avere una figlia per nulla “ordinaria”, per citare le sue stesse parole. Peccato soltanto che il cameo di Kate Burton sia stato svelato nei crediti d’apertura, ma questo non ha tolto pathos alla sua apparizione nella commovente visione di Meredith.

Il discorso di Jackson, che ritira il premio per lei, è il discorso che qualsiasi spettatore potrebbe fare a Meredith Grey per ringraziarla di tutto ciò che questo personaggio nel bene e nel male, con tutte le sue contraddizioni, ha saputo regalare a chi l’ha seguito per 14 anni.

Nonostante sapesse che avrebbe potuto vincere questo premio, la dottoressa Grey ha scelto di rimanere a Seattle, c’erano dei pazienti e lei era la persona adatta a curarli. Questa è solo una delle tante ragioni per cui sono estremamente fiero di poterla definire non solo mia collega ma anche mia amica. Meredith Grey ha subito più perdite nella sua vita di quanto la maggior parte di noi possa ritenere giusto. Ha perso sua sorella Lexie Grey, che sono certo avrebbe amato essere con noi stasera. Ha perso suo marito, il dottore Derek Shepherd, che sapeva con assoluta certezza che questa serata sarebbe arrivata. E ha perso sua madre, la dottoressa Ellis Grey, che ha vinto due volte questo premio, la prima volta da specializzanda, e probabilmente ne avrebbe vinti molti altri se non fosse mancata così presto. Ma la cosa più straordinaria di Meredith è la sua capacità di prendere questo dolore, queste perdite, e farne la sua motivazione, motivazione a salvare vite, a rendere le cose migliori, e nonostante tutto ciò che ha perso ha continuato a trovare la gioia nel suo lavoro, come chirurgo, come insegnante, come madre. Ed è stata capace di condividere questa gioia, grazie al suo spirito di scoperta, di apertura e di speranza anche nei momenti più cupi. Sono estremamente grato per tutto ciò che ho imparato da Meredith Grey ed è per me un grande onore accettare questo premio per lei. Congratulazioni, Meredith!

Il climax emozionale creato dalla premiazione, che avrebbe rappresentato un finale ideale, viene interrotto dal ritorno alle vicende dell’ospedale, ovvero la storia tra DeLuca e la sua ex, ora nuova specializzanda, e i contrasti tra la Bailey e Ben per la sua scelta di arruolarsi nei pompieri. Ma il finale è ancora tutto una volta per Meredith. Anzi, per quel che resta dei magic five nel tunnel segreto in cui erano soliti bivaccare da specializzandi (ora, al loro posto e con le stesse dinamiche, ci sono le nuove matricole): Meredith e Alex brindano con lo champagne all’Harper Avery nel luogo in cui tutto è cominciato. E con loro, anche se virtualmente al telefono, c’è anche Cristina.

In definitiva Who Lives, Who Dies, Who Tells You The Story è un episodio commovente, divertente, nostalgico, in cui tutto si tiene con grande coerenza e fluidità, in nome del ricordo del passato e della speranza per il futuro. Da sottolineare che Grey’s Anatomy 14×07 riesce ad ottenere questo risultato senza un solo flashback. E basti pensare a quanti ne sono stati usati solo nell’undicesima stagione per la storyline della crisi di Meredith e Derek e per la morte di quest’ultimo, quando si è letteralmente raschiato il fondo del barile in mancanza di idee: il cambio di registro è evidente da quando la Vernoff ha ripreso il suo ruolo di sceneggiatrice e la differenza con le ultime stagioni è abissale. Quest’episodio non ha avuto bisogno di andare a ripescare negli archivi se non per elementi d’atmosfera come la sigla della primissima stagione o alcuni brani delle colonne sonore dei primi anni (su tutte, Keep Breathing di Ingrid Michaelson) per confezionare un prodotto dal sapore amarcord eppure del tutto originale. Segno che con questa stagione si è notevolmente innalzata la qualità della scrittura, che era sprofondata negli ultimi anni. Il ritorno della Vernoff, assente da sei anni, ha portato con sé lo spirito originale di Grey’s Anatomy. Se queste sono le premesse, quale che sia il futuro della serie, sarà radioso.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.