Commovente Viola Davis agli Emmy 2015: l’orgoglio nero e le lacrime di Kerry Washington (video)

Il discorso di accettazione più potente di sempre: una straordinaria Viola Davis, premiata agli Emmy Awards 2015, fa la storia con le sue parole commoventi

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Ha fatto la storia e non solo con la sua vittoria: Viola Davis ha commosso tutti col suo discorso di accettazione del premio come Outstanding Lead Actress in a Drama Series (Attrice protagonista di una serie tv drammatica) agli Emmy Awards 2015.

Commovente e potente al tempo stesso, il suo discorso ha portato sul palco di Los Angeles un duro spaccato di verità come non accadeva da anni.

Premiata per il suo ruolo da protagonista in How To Get Away With Murder, dove ha dato prova di straordinarie capacità interpretative nei panni dell’avvocato e docente Annalise Keating, Viola Davis ha scritto una pagina indelebile della storia dello showbusiness per le persone di colore e non solo.

Il suo discorso di accettazione è stato definito “il più potente di sempre” da Vogue. Ed è proprio così: volitiva, determinata, sanguigna proprio come il suo personaggio (scritto in maniera eccellente dai creatori di How To Get Away With Murder), Viola Davis ha rivendicato questo successo come il simbolo di una svolta. Perché finora nessuna donna di colore aveva mai ottenuto un Emmy Award come attrice protagonista di una serie drammatica.

Il motivo, secondo la Davis, è semplice e drammatico al tempo stesso: “Non puoi vincere un Emmy per ruoli che non esistono“. Parole affilate come lame, che pongono senza giri di parole una questione importante: ancora oggi negli Stati Uniti non è usuale che donne di colore rivestano ruoli da protagoniste, anche se negli ultimi anni sono cresciuti gli esempi in questo senso.

La prima a commuoversi per le parole di Viola Davis è proprio un’altra attrice di colore, quella Kerry Washington che dal canto suo ha fatto la differenza imponendosi all’attenzione di Hollywood nei panni di Olivia Pope in Scandal, altro gioiello nato dalla mente di Shonda Rhimes e dalla squadra infallibile della sua casa di produzione, Shondaland. Se ha un merito, la showrunner di Grey’s Anatomy, Scandal e How To Get Away With Murder è proprio quello di aver creato dei personaggi che abbattono gli stereotipi, di aver portato sugli schermi di tutto il mondo immagini femminili che destrutturano ogni prototipo classico. Donne in grado di guidare gli eventi, di conquistare spazi ed opportunità in un mondo ancora maschilista, donne dalla spiccata femminilità ma in grado di pensare come gli uomini, di mescolare astuzia e sensibilità. Idealiste ma a tratti anche ciniche, raramente succubi dell’universo maschile pure nella complessità delle trame in cui sono coinvolte, pronte ad imporsi con un carisma che sopravanza ogni distinzione di razza ed etnia. Queste sono le donne di Shonda Rhimes, non a caso ringraziata da Viola Davis (insieme al creatore della serie Pete Nowalk e agli altri sceneggiatori) nel suo toccante e profondo discorso di accettazione dell’Emmy Award, che è già diventato un cult sui social al grido di ‘black pride’.

Ecco la sua commozione, l’ideale abbraccio della collega Kerry Washington che l’ha applaudita fino alle lacrime dalla platea, l’orgoglio di aver aperto un varco laddove sembrava esserci una linea di confine netta.

“Nella mia mente vedo una linea e al di là di questa linea vedo campi verdi, bei fiori e bellissime donne bianche che tendono le loro braccia verso l’altra parte della linea, verso di me. Ma io non riesco ad arrivarci e non so come farlo. Non riesco a superare quella linea”. Questo diceva Harriet Tubman nel 1800. Ora lasciate che vi dica questo: la sola cosa che separa le donne di colore da tutte le altre è l’opportunità. Non puoi vincere un Emmy per ruoli che semplicemente non esistono. Questo premio è per tutti gli sceneggiatori, persone fantastiche come Ben Sherwood, Paul Lee, Peter Nowalk e Shonda Rhimes, persone che hanno ridefinito che cosa significa essere bello, essere sexy, essere una donna di potere, essere neri. Questo premio è per per le Taraji P. Hensons, le Kerry Washington, le Halle Berry, Nicole Beharie, Meagan Good, Gabrielle Union: grazie per averci portato oltre quella linea. Grazie.

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