L’integratore lattoferrina per prevenire e curare il Covid-19? Chiarimenti doverosi

Ricerche in corso ma la soluzione definitiva per il coronavirus è ben altra cosa

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Si fa un gran parlare dell’integratore lattoferrina come della soluzione decisiva contro il Covid.19. Complici diverse catene di meme e post social spinte da anti-vaccinisti, sembra quasi di trovarsi al cospetto della soluzione che in tutto il mondo si sta cercando da mesi proprio contro il coronavirus. Davvero è così o su un certo fondo di verità ha preso forma la consueta disinformazione?

Partiamo dai fatti, quelli esposti nel servizio andato in onda con il TG3 Lazio e riportato anche su NextQuotidiano. Nell’intervista ad Elena Campione, ricercatrice di dermatologia a Tor Vergata, è stato evidenziato il dato sotto gli occhi di tutti ovvero la non predilizione del Covid-19 per i bambini. A beneficio dei più piccoli c’è l’immunità ereditata al momento della nascita anche per l’ausilio della della proteina lattoferrina attraverso il latte della mamma. Proprio le sue proprietà antivirali sono state dunque testate su pazienti con sintomi lievi o completamente asintomatiche, dando anche riscontri positivi fino alla completa guarigione.

Basta quanto detto per dire che assumendo il semplice integratore lattoferrina (tra l’altro allo stato puro e non combinato con altro) possiamo avere una risposta effettiva contro il Covid-19? A tal proposito è stata condotta ed è ancora in corso una ricerca di Stefano Di Girolamo, responsabile dell’unità di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata presso il Centro Covid 4 Roma. I test sono partiti lo scorso maggio e hanno interessato 50 pazienti positivi del personale medico, dando vita anche alla scomparsa dei sintomi della malattia in 10 giorni e alla negativizzazione del tampone dopo ulteriori 10. Si tratta di risultati anche incoraggianti ma non certo determinanti su un campione così piccolo.

L’aspetto che va messo certamente in evidenza è il seguente: l’integratore lattoferrina non potrà essere mai considerato un sostituto di una cura specifica contro il coronavirus (soprattutto in casi gravi) e tanto meno del vaccino. La sua efficacia, se dimostrata su un più ampio campione, potrà essere di certo utilizzata come un coadiuvante di altre cure ma gli sviluppo delle ricerche in corso ci diranno presto di più.

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