Cosa ci lascia Le Regole del Delitto Perfetto, l’eredità rivoluzionaria della serie secondo lo showrunner e il cast

Fra sangue, omicidi, complotti e menzogne la serie lascia al suo pubblico un bagaglio ricchissimo di spunti di riflessione sull'identità e l'inclusività per le donne e le minoranze

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[ABC]

La conclusione di una serie tv lunga e incisiva porta con sé un senso di abbandono, nostalgia e spaesatezza. È un po’ come veder andar via un amico e non poter fare nulla per fermarlo. E così dire addio a Le Regole del Delitto Perfetto è qualcosa in più del lasciarsi alle spalle una scia di morti e segreti, menzogne e compromessi.

L’eredità della serie è invece un tesoro prezioso, che fra sangue e macchinazioni custodisce riflessioni acute e talvolta dolorose sull’identità e la rappresentazione. E al di là delle conclusioni personali che ciascuno può aver tratto negli anni, l’eredità simbolica de Le Regole del Delitto Perfetto si fa palese nelle considerazioni dello showrunner e del cast.

Pete Nowalk si augura ad esempio che la serie resti un punto di riferimento per la rappresentazione televisiva delle donne di colore e l’identità in genere. Ho sentito dire spesso che l’interpretazione di Annalise da parte di Viola [Davis] ha cambiato il modo in cui viene rappresentata una donna afroamericana imperfetta, anzi del tutto incasinata, e per me questa è libertà. Spero che l’eredità della serie sia quella di spingere le persone a scegliere una vita non troppo normale. Uscire cioè dalla prigione di ciò che il mondo dice che dobbiamo essere.

Ne è convinta anche Viola Davis, l’unico volto possibile per un’Annalise Keating che è la più portentosa forza motrice della serie e fra i migliori antieroi della televisione attuale. La potenza rivoluzionaria di questo personaggio si manifesta in ogni dettaglio, a partire dal suo look in perenne evoluzione, visto come una sorta di armatura.

Per molte persone di colore, e in particolare per le donne, spiega infatti, indossare un’armatura significa assimilarsi a ciò che viene considerato femminile, e che di solito è legato all’apparire più bianche possibile. Adesso abbiamo la completa libertà di essere ciò che siamo da un punto di vista culturale, in quanto donne nere: forti, impenitenti e tutto il resto. Raggiungiamo così il livello delle donne bianche.

Ed è da qui che si può iniziare a riflettere sull’importanza della multiculturalità ne Le Regole del Delitto Perfetto. Viola Davis è convinta che la serie, grazie soprattutto alla lungimiranza di Pete Nowalk e della produttrice esecutiva Shonda Rhimes, abbia ridefinito i ruoli televisivi delle donne di colore, in passato relegate al margine o costrette a incarnare personaggi unidimensionali e irrilevanti.

Le fa eco Amirah Vann, entusiasta dell’esperienza nei panni di Tegan Price. L’eredità e la bellezza di questa serie sta nella diversità delle situazioni vissute, dei personaggi, delle loro condizioni socioeconomiche e dei loro orientamenti sessuali. Le Regole del Delitto Perfetto ha offerto così tante prime volte alla tv generalista. Il fatto che la serie dia rappresentazioni diverse e positive nella loro complessità e umanità è qualcosa che mi rende profondamente orgogliosa.

La capacità di far emergere la realtà più genuina dal sangue e dalla tragedia è tipica de Le Regole del Delitto Perfetto, che così ha garantito alle minoranze uno spazio e un valore con ben pochi precedenti televisivi. Le persone LGBTQ, in particolare, trovano nella serie una rappresentazione ricca di varietà e spessore. C’è spazio per un giovane gay asiatico e sieropositivo, una coppia gay interrazziale osservata nella quotidianità e persino nell’intimità sessuale, una donna lesbica meritatamente in cima alla scala professionale.

E poi, naturalmente, c’è una protagonista ricca di complessità e travagli interiori, pronta a dichiararsi apertamente bisessuale solo in uno straordinario monologo del finale di serie. È raro che alle donne nere siano attribuiti aggettivi come sociopatica, sensuale, scura-e-oscura, ed è altrettanto raro che queste donne siano le protagoniste, riflette Viola Davis. Mi mancherà tutto di lei. Mi mancherà che sia pansessuale. Mi mancherà la sensazione di interpretare Annalise perché le persone odiano l’idea di essere donne sgradevoli.

Il gran finale di Annalise è uno dei momenti volutamente più vaghi della serie. L’apertura a molte possibilità diverse – e in particolare che abbia trovato l’amore in Tegan o si sia ricongiunta con Eve – è un regalo di Pete Nowalk ai fan, liberi così di attribuirle qualsiasi futuro desiderino. L’unico rimpiato, per Viola Davis, è che la vita di accettazione che la sua Annalise sembra imparare a vivere nel dopo della serie abbia impedito di vederla amare qualcuno sullo schermo.

Mi sarebbe piaciuto molto se avessimo trovato un modo di farle capire davvero cosa significa amare ed essere amata, ammette. Vederla lasciarsi andare a quel sentimento e osservare come si sarebbe potuto evolvere. Non credo che ci sia arrivata davvero [nel corso degli episodi]. La conclusione della serie coglie bene il punto in cui è arrivata nel suo viaggio alla ricerca dell’amore, dell’amare e dell’essere amata. Pete ha fatto un gran lavoro, ma se potessi cambierei questo: le farei trovare un grande amore.

Le Regole Del Delitto Perfetto 2 Stagione (4 DVD)
  • Attributi: DVD, Drammatico
  • Viola Davis, Billy Brown, Alfred Enoch (Actors)

Consola, in verità, che la sua stessa, straordinaria interprete abbia dei rimpianti per Annalise. È una prova dell’impatto enorme di un personaggio capace di farsi reale, di acquisire una dimensione del cuore nel cuore di chi per anni vi ha visto una forza della natura in tribunale, una moglie insofferente in casa, una madre straziata, un’insegnante spietata e manipolatrice, una donna sostenuta da obiettivi, passioni e determinazione, ma anche corrosa da privazioni, abusi e debolezze.

Chi lo avrebbe mai detto, insomma, che una serie aperta da un omicidio e dal tentativo di occultarlo potesse ritrovarsi a insegnare così tanto sulla natura umana e su ciò che molti, troppi altri hanno semplicemente nascosto sotto il tappetto. How To Get Away With Murder non ci avrà svelato forse le regole del delitto perfetto, ma ci ha ricordato qualcosa di ben più consistente: fin nel male peggiore, nel più meschino peccato, in ogni umana imperfezione, tutti portiamo dentro una storia che non sono delle superficiali etichette a poter raccontare.

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