Con la reclusione da Coronavirus ci accorgiamo anche di quanto il mondo sia inquinato da stimoli acustici eccessivi e suoni dannosi

Oggi ho sentito il rumore del vento tra le case e mi è sembrato un miracolo

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Photo by Lalupa

C’è un’opera di Charles Ives, compositore statunitense del ‘900 intitolata  “Central Park in the Dark”, nella quale l’artista,  noto per la sua ricerca e sperimentazione musicale, immagina di essere seduto su una panchina al Central Park in una sera d’estate. Dal silenzio iniziale cominciano ad emergere dei suoni della natura e lentamente, dalle finestre aperte delle case, arrivano e si sovrappongono musiche, canti, suoni, voci, canzoni jazz, blues e ritmi da ballo. La suggestiva opera di Ives crea un continuo di onde sonore che sembrano arrivare e andarsene  portando con sé  pennellate di vita di gente che abita intorno al parco, e sostituisce a poco a poco il buio e il silenzio con una sinfonia di  suoni e colori.

E’ quello che sta accadendo in questo momento difficile, in cui a causa delle misure restrittive per arginare il contagio da Coronavirus, capita di ascoltare nelle città, al posto degli abituali rumori del traffico e della vita metropolitana, un silenzio quasi innaturale; ed è proprio dalle finestre, dai balconi, dalle terrazze, dai cortili delle case  che  la vita si manifesta specialmente attraverso la musica. A volte sono flash mob organizzati  per far sì che le persone possano sentirsi più vicine, ma spesso è semplicemente una canzone, un concerto, un esercizio al pianoforte, un battito di mani, una tromba, un canto, un tamburo, una voce a sfidare il silenzio. Come nell’opera di Ives, i suoni e le musiche si sovrappongono creando un paesaggio sonoro.

Murray Schafer, il compositore canadese famoso per la sua battaglia contro l’inquinamento acustico e per aver creato il manifesto per una ecologia sonora nel libro “Il Paesaggio Sonoro”, in questo momento  potrebbe rilevare che non solo l’inquinamento atmosferico ma anche quello sonoro dell’ambiente metropolitano è più attenuato. Schafer sosteneva che per eliminare il rumore eccessivo e dannoso ci fosse bisogno di creare un’estetica acustica,  di studiare il rapporto tra la società e i suoni per costruire ambienti positivi e gradevoli per le persone.  Le città sono spesso ambienti dannosi per l’orecchio e la mente in cui sembra difficile, oramai quasi  impossibile, intervenire.

La grave epidemia che ci ha colpiti porta con sé un carico di esperienze dolorose, ma ci fa anche scoprire alcune importanti verità. Mai come in questo momento possiamo percepire quanto inquinato sia stato – per un tempo immemorabile – il mondo di rumori, sirene, stimoli acustici eccessivi, traffico e suoni dannosi di ogni tipo nel quale abbiamo vissuto, e quanto sarebbe importante, per la qualità della nostra vita, dedicarsi a costruire un’ecologia sonora.

Oggi ho sentito il rumore del vento tra le case e mi è sembrato un miracolo; così come mi è sembrato sorprendente accorgermi di un bambino sul terrazzo di fronte seguendo la sua voce.

Commenti (1):
Turbolence

Che bell’articolo, colto ricco di notizie, attualissimo e soprattutto pieno di poesia e sensibilità; in questio frangente doti preziose

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