Buon Compleanno Bobby Solo, protagonista del BoB, Best Of Barone di oggi: Bobby Solo la storia della musica, Red Ronnie lo considera un punk (video)

Innamorato di Elvis da piccolo, oggi il cantautore romano è il più grande crooner italiano

18 Marzo 2020 di


Nella terza e ultima clip del BoB, Best Of Barone della puntata del 17 febbraio facciamo tanti passi a ritroso nel tempo, ma è il tempo dell’avanguardia: Bobby Solo è un monumento vivente che non si esaurisce solamente nei classici come Una Lacrima Sul Viso.

Lo celebriamo oggi, 18 marzo, mentre spegne 75 candeline che sono tanti anni di dedizione, ricerca, passione e costanza, ma soprattutto libertà creativa e personalità.

Il cantautore romano, al secolo Roberto Satti, ha lo sguardo rivolto ai crooner, al blues, al jazz e vive dentro la sua sei corde, tanta è la sua passione per la musica. Ce lo ricorda Red Ronnie che nel contesto del Barone Rosso, lo show di cui Optimagazine è media partner, lo presenta come un vero punk.

No, di certo non lo abbiamo mai visto accovacciato sul microfono con gli abiti stazzonati come Johnny Rotten dei Sex Pistols né lo abbiamo mai visto con la cresta come Tim Armstrong dei Rancid, ma in quel ciuffo ribelle c’è tutta la sua essenza. Red Ronnie racconta: “Come i punk tu fai della musica ribelle, fai delle robe che destabilizzano.

Bobby Solo risponde: “È bello vivere così, come un cane senza il collare. Red gli chiede: “A te l’hanno mai messo?”, “No”, risponde il cantautore: “Ho il collo troppo grosso”.

Seduto su una sedia con quella chitarra che è il suo scettro, Bobby è circondato dai suoi musicisti: Marco Quagliozzi alle tastiere e Alessandro Luccioli alla batteria, ma la grandiosità di ciò che viene fuori ha l’importanza di un’orchestra.

Nel salotto del Barone Rosso la musica inizia con un omaggio a Johnny Cash, quella I Walk The Line che è perfetta per le corde – vocali e non – di Bobby Solo. Il suo timbro è quello del crooner, del cantautore statunitense, del poeta delle grandi vallate e della star internazionale.

Nel divano di Red Ronnie, Bobby racconta quel giorno in cui ha scoperto la passione per la musica. Aveva 14 anni e a Roma c’era la figlia di un giornalista del New York Herald Tribune. Lei era Betsi McGraw, che Bobby descrive come: “Una bella biondina di 14 anni con la coda di cavallo”.

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In quell’anno Roberto Satti non aveva la minima idea di cosa avrebbe fatto nella vita, e quella ragazzina gli parlò di Elvis Presley mentre lui conosceva “soltanto” Adriano Celentano, Mina, Ornella Vanoni e Johnny Dorelli. Da sua sorella Fiorenza, quindi, si fece spedire due EP e scoprì The King: erano Shake, Rattle And Roll e Love Me Tender, e così scoprì Elvis.

La notte successiva, poi, Roberto cercò di imitare Elvis anche nell’aspetto, applicando del nastro adesivo per estendere le labbra e renderle tumide come quelle della voce di Jailhouse Rock. “Avevo 14 anni”, dice Bobby, ma Red Ronnie gli fa notare che su molti aspetti è rimasto un adolescente.

Bobby Solo scherza: “Io a volte mi sento un po’ ritardato, ma questo non è sempre un male. È bello sentirsi giovani anche quanto ti casca tutto.

Si parla di The King e non ci si può tirare indietro dal rendergli un tributo: arriva Suspicious Minds, che Bobby Solo canta come se fosse sua.

Come continuò il suo approccio alla musica? Il cantautore chiese a suo padre di regalargli una chitarra, ma non la sapeva suonare. Il falegname sotto casa sua, invece, era un bravo chitarrista e dunque il giovane Bobby gli chiese di dargli delle lezioni: “So che sei bravo con la fionda – gli rispose – dunque per ogni topo dello scantinato che mi ammazzi io ti insegnerò un accordo.

Bobby Solo uccise 4 topi e imparò il Do maggiore, il La minore, il Re minore e il Sol, e cominciò così.

Per 6 ore al giorno si esercitò sui dischi di Elvis con un registratore Geloso. Così nacque Bobby Solo, che durante le lezioni di matematica a scuola stava sotto il banco a canticchiare All Shook Up. Non prese mai altre lezioni, né di canto né di chitarra, e per questo si definisce “analfabeta musicalmente”.

“Per imparare a suonare bene la chitarra ci ho messo 56 anni, mica due giorni!, dice Bobby scherzosamente. Tutt’altro che scontato, il cantautore canta la versione inglese di Una Lacrima Sul Viso. Con quella voce, quella lingua e quella pronuncia possiamo dire che il suo brano più celebre e più pop diventa una canzone internazionale, degna dei migliori club statunitensi.

La storia di Bobby Solo è anche quella della sua amicizia con Fausto Mesolella, che in quel 17 febbraio avrebbe compiuto 67 anni. Per questo il cantautore, che aveva già intenzione di cantare qualcosa in napoletano, gli dedica Tu Si’ ‘Na Cosa Grande di Domenico Modugno: “Perché lui era proprio una cosa grande.

Di seguito la clip del BoB, Best Of Barone con Bobby Solo.

Per vedere tutte le puntate del Best of Barone clicca qui oppure visita la playlist ufficiale su YouTube.

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