Ricordando Mia Martini a Sanremo 2020: la grande assente è ancora su quel palco

Tiziano Ferro le rende omaggio: "Dalla galleria gridava Almeno Tu Nell'Universo e noi le credevamo"

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Ricordare Mia Martini a Sanremo è d’obbligo. Lo ha precisato Tiziano Ferro in un video pubblicato sui social per annunciare che dal Teatro dell’Ariston eseguirà l’immensa Almeno Tu Nell’Universo: “Non può mancare Mia Martini. Niente come lei che guardava la galleria dell’Ariston mentre ci gridava addosso ‘Almeno tu nell’universo’. E noi le credevamo tutti.

Domenica Bertè, questo il suo nome di battesimo, è ancora su quel palco e ancora, dalla galleria al backstage, echeggia la sua voce che intona quel brano che negli anni è diventato uno dei più grandi inni all’amore della storia dell’uomo. Non una semplice ballata né una semplice missiva in musica al sentimento più tormentato: Mia Martini è ancora oggi una delle voci più autorevoli della canzone italiana e continua a darci una lezione.

Era il 1989. Al Festival di Sanremo Mia Martini fece capolino dopo un lungo periodo di ostracismo lanciato contro di lei dal mondo dello spettacolo. Almeno Tu Nell’Universo era stata scritta nel 1972 da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio e ancora attendeva un’interprete. Dopo le proposte di Mietta e Paola Turci, Mia Martini ottenne l’interpretazione.

Vinse il Premio della Critica e vinse la sua battaglia contro il pregiudizio.

Chi era Mia Martini

Mia Martini, al secolo Domenica Rita Adriana Bertè nacque a Bagnara Calabra il 20 settembre 1947. Sorella di Loredana, crebbe nella tensione del conflitto con il padre Giuseppe Radames. Mia amava la musica ma il padre cercò sempre di indirizzarla verso strade più vicine alla classica, un contrasto che la cantante non nascose mai.

Lo raccontò a Enzo Tortora senza peli sulla lingua: il padre era un uomo violento e autoritario e vita e carriera furono indelebilmente segnate da questi trascorsi.

Nonostante il background che la rendeva un fenomeno incompreso, Mimì partì per Milano insieme alla madre e partecipò a diversi provini. Fu Carlo Alberto Rossi a notarla e fu Alberigo Crocetta a scegliere per lei il nome d’arte Mia Martini.

Mia omaggiava l’attrice Mia Farrow e Martini indicava una delle tre parole con le quali dall’estero indicavano l’Italia (“spaghetti, pizza e Martini”). Dall’incontro con Crocetta esplose il mito di Mia Martini: nel 1971 il sigolo Padre Davvero decretò la sua scalata al successo grazie anche al primo LP Oltre La Collina pubblicato con la RCA e che ancora oggi è considerato uno dei primi concept album italiani.

Gli anni ’70 di Mia Martini furono quelli di Piccolo Uomo e dell’immensa Minuetto, composta da Baldan Bembo e scritta da Franco Califano, un capolavoro monumentale che fu Disco D’Oro e che fece entrare di diritto Mia Martini nell’Olimpo delle cantanti italiane più apprezzate all’estero.

Il suo canto poteva essere una carezza o un graffio lacerante: Mia Martini era capace di cantare l’amore e il dolore nella trasparenza di un’interpretazione genuina e profonda. Viscerale e intensa, Mia Martini era la voce meravigliosamente donna in un mondo che si ostinava a farle del male.

OLTRE LA COLLINA
  • Audio CD – Audiobook
  • 02/10/2000 (Publication Date) - RCA Italiana (Publisher)

L’incidente e le malelingue

L’origine dell’accanimento mediatico e superstizioso contro Mimì ci costringe a spostarci nuovamente nel 1970. Mia Martini si affacciava al successo e un impresario detto Ciccio Piper le propose un’esclusiva a vita nel suo locale. La giovane artista rifiutò, non fidandosi delle sue parole. Pochi giorni dopo Mimì ebbe un incidente mentre rientrava da un concerto in Sicilia e due uomini della sua band persero la vita.

Ciccio Piper mise in giro la voce che Mia Martini portasse sventura, e da quel momento numerosi artisti e alcune emittenti – la RAI non esclusa – si tennero alla larga da lei, evitando i contatti o evitando di trasmettere la sua musica. Lo raccontò lei stessa, nel 1989, durante un’intervista a Epoca:

Tra coloro che diedero risalto a questa menzogna secondo la quale io porti jella ci sono Fred Buongusto e Patty Pravo. Poi anche la Rai ci ha messo del suo, evitando di mandare in onda le mie canzoni. E dopo lo stesso lo hanno fatto anche i discografici, che rifiutavano i miei brani.

Patty Pravo smentì tale attribuzione in un comunicato. Le dicerie non si spensero, tuttavia, e per un lungo periodo – dal 1983 al 1989 – Mia Martini si ritirò nella campagna umbra per restare lontana dai riflettori, continuando ad esibirsi in piccole manifestazioni locali per sostentarsi.

Mia Martini a Sanremo

Mia Martini partecipò a cinque edizioni di Sanremo. La sua prima volta fu il 1982 con E Non Finisce Mica Il Cielo, scritta da Ivano Fossati che arrivò in finale e vinse il Premio della Critica.

Nel 1989 partecipò con Almeno Tu Nell’Universo, scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio e di nuovo conquistò il Premio della Critica, che ottenne anche nel 1990 con La Nevicata Del ’56 scritta da Franco Califano, Carla Vistarini, Luigi Lopez e Massimo Cantini.

Nel 1992 presentò il brano Gli Uomini Non Cambiano scritto da lei stessa con Giuseppe Dati e Marco Falagiani, e si classificò seconda ottenendo anche la Targa D’Oro del Comune di Sanremo.

La sua ultima partecipazione fu nel 1993 insieme alla sorella Loredana con il brano Stiamo Come Stiamo, scritto insieme a Maurizio Piccoli che si classificò 14°.

Oggi il Premio della Critica di Sanremo è intitolato a Mia Martini.

La morte

Il 14 maggio 1995 il corpo di Mia Martini fu rinvenuto senza vita dai Vigili del Fuoco nel suo appartamento di Cardano del Campo (Varese). I vigili erano intervenuti a seguito di una chiamata del manager Nando Sepe, che da alcuni giorni non aveva sue notizie.

Mia Martini giaceva sul lato del letto con un braccio proteso verso il telefono e “un’espressione serena”, come riferì l’altro manager Beppe Nocera.

La voce più viscerale della musica italiana si era spenta per sempre ma non ha mai lasciato questa Terra.

Ricordare Mia Martini a Sanremo è un dovere: su quel palco il suo nome è ancora impresso col fuoco e la sua voce ancora ispira gli artisti che oggi vengono premiati con un riconoscimento che porta il suo nome.

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