21 anni senza Lucio Battisti, il ricordo della nipote Lara: “Rimanemmo stravolti”

I suoi dischi saranno presto presenti sui servizi di streaming, per non farci perdere la memoria

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21 anni senza Lucio Battisti ma un’eternità per ricordarlo con la forte influenza che la sua musica ha esercitato sul nostro lessico. Da quando il cantante di Poggio Bustone ha messo piede sulla Terra ci siamo appropriati delle sue locuzioni: “Mi ritorni in mente”, “Lo scopriremo solo vivendo”, “Mare nero”, “Tu chiamale, se vuoi, emozioni”“Ma non dovevamo vederci più?” e tante altre.

Era il 9 settembre 1998: un bollettino medico tenuto lontano dalla stampa, la stessa scelta che Battisti fece nella prima metà degli anni ’70 chiudendo il sipario alla vita pubblica, parlava di “complicanze in un quadro clinico severo sin dall’esordio“. Le indiscrezioni mai confermate parlavano di un linfoma maligno al fegato, altre di glomerulonefrite. Si spense a Milano nel suo silenzio, dopo aver letto una lettera che Mogol gli aveva inviato e dopo aver inondato di poesia, sentimento e passione il panorama musicale italiano degli ultimi 30 anni.

A Molteno si svolsero i funerali, anch’essi in totale riservatezza, ai quali presenziarono circa 20 persone tra le quali Mogol. Oggi a Poggio Bustone (Rieti), città che gli diede i natali nel 1943, c’è una statua in bronzo scolpita da Silvio Amelio che ritrae l’artista seduto, intento a suonare la chitarra. Il monumento campeggia nei Giardini Di Marzo, una toponomastica che gli rende tributo.

In un’Italia che si ritrova dopo 21 anni senza Lucio Battisti il ricordo, raccolto da varie testate, è affidato alla nipote Lara:

Cademmo nello stravolgimento totale: perfino noi familiari più stretti sapevamo solo che era in ospedale, ma non sospettavamo nulla di tanto tragico.

La memoria scorre sia lenta che veloce, specialmente se ricordiamo il dito medio rivolto a due sostenitori che lo sorpresero in un supermercato della Brianza e iniziarono a filmarlo. Battisti era lontano dai riflettori da vent’anni, e in un primo momento tentò di farsi largo a bordo della sua auto. Impossibilitato a passare, rivolse ai ragazzi il gestaccio che gli costò qualche invettiva da parte dell’opinione pubblica, ma ci vollero le parole di distensione di Max Pezzali degli (allora) 883 per fargli ritrovare il perdono: “Ha dato tanto alla musica italiana e alle nostre vite, dopo tutto ciò che ha fatto per noi possiamo anche perdonarlo.

Dietro quel dito medio c’era l’artista che insieme a Mogol aveva firmato gli anni d’oro della musica italiana, con quel prontuario di poesia struggente, emozioni pop, esplosioni funk e anima rock: ancora oggi il riff de Il Tempo Di Morire è una delle prestazioni più riuscite del rock italiano e il giro melodico “La, Mi, Re, Mi” de La Canzone Del Sole è un ricorso necessario per chiunque stia tentando i primi approcci con la chitarra.

Capace di rendere monumentale lo strazio del tradimento con Non È Francesca e di sdrammatizzare la malinconia con Mi Ritorni In Mente, Lucio Battisti ha anche sperimentato tantissimo, e questo è l’esempio di Anima Latina (1974), la sua opera più psichedelica e alternativa dalla quale, ancora oggi, l’indie-rock attinge con lo stesso rispetto che si ha per un testo sacro.

Recentemente è emerso che molto presto troveremo Lucio Battisti su Spotify, Deezer, Apple Music e tutte le altre piattaforme di streaming più gettonate, un ritardo dovuto a una querelle giudiziaria che vede coinvolti Mogol, la famiglia di Battisti e le Edizioni Musicali Acqua Azzurra. Per noi che in 21 anni senza Lucio Battisti siamo cambiati e ci siamo fatti nuovi e “tecnologici” è l’ennesima occasione per studiare di nuovo la sua musica e farci abbracciare da un frammento importante di storia della musica italiana, anche quando scegliamo di imparare a suonare uno strumento e vogliamo partire da qualcosa che ci appartiene.

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