Thelma & Louise, stasera in tv il capolavoro al femminile che ha segnato il cinema degli anni Novanta

Su Paramount Channel alle 21.10 il film di Ridley Scott su sue donne che si ribellano alle regole di un mondo maschilista e patriarcale. Uno dei film più iconici del decennio. Magnifiche Sarandon e Davis.

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Thelma & Louise (1991) parla di “due donne che si fanno prendere dalla frenesia del crimine”. Così definì la sua storia la sceneggiatrice esordiente Callie Khouri, che vinse anche il premio Oscar. Questo è un racconto tutto al femminile, la storia di ribellione di due donne – due personaggi autentici tra i trenta e i quarant’anni e segnate dalla vita, non le solite giovanissime bellezze ornamentali – in un film scritto da una donna e coprodotto da una donna. All’altezza del 1991, quando uscì in sala, qualcosa di inedito nel cinema hollywoodiano che, come la teorica e critica femminista Laura Mulvey aveva spiegato sin dagli anni Settanta, era dominato dal “male gaze”, dallo sguardo intriso di maschilismo di una macchina da presa che trattava la donna sempre come oggetto del piacere dell’uomo e mai soggetto del racconto.

In Thelma & Louise invece le due donne campeggiano al centro della scena, se ne appropriano da protagoniste di un film che funziona come parziale ribaltamento, o ripensamento, di diversi generi canonici e tipicamente maschili del cinema americano. I grandi scenari dell’America interna, Monument Valley di fordiana memoria compresa – fortemente voluti dal regista Ridley Scott – rimandano naturalmente al western; e il lungo itinerario in automobile è quello del road movie, un sottogenere che soprattutto negli anni della New Hollywood, da Easy Rider a Punto Zero, aveva fotografato lo stato di smarrimento, le inquietudini esistenziali e lo spirito anarcoide di una nuova generazione che guardava criticamente ai confini anche ideologici del paese.

Non è strano quindi che di quella modalità di racconto abbia memoria Thelma & Louise, che racconta un’altra crisi e l’impossibilità per due donne di fine secolo di continuare ad adattarsi a regole e costumi anacronistici. Che sono le regole e i costumi di un maschio medio americano tratteggiato in maniera atroce: il marito della casalinga disperata Thelma (Geena Davis) è un inetto presuntuoso che non perde occasione per mortificare la moglie. E tutti gli uomini che le due donne incontrano sul loro cammino sono terrificanti: volgari, maschilisti fino al midollo, capaci di guardare alla donna solo come oggetto sessuale col quale non spendere nemmeno lo sforzo della seduzione, ma semplicemente da prendere e usare come cosa.

Questo che farà scattare la reazione di Louise (Susan Sarandon), che uccide un buzzurro che aveva cercato di violentare l’amica. E non è molto migliore il giovane cowboy autostoppista – il primo ruolo, acerbo ma folgorante, di Brad Pitt – che esibisce modi gentili e compiti ma è soltanto l’ennesimo approfittatore. Dopo il primo assassinio, rubricabile ancora sotto la legittima difesa, parte un’escalation criminale sempre meno motivata dall’emergenza. Le due donne, insomma, ci prendono gusto a prendere il centro della scena, avvitandosi in un vortice di illegalità che comprende rapine, minacce a mano armata a un poliziotto, l’esplosione di un’autocisterna di benzina.

Un gusto della violenza che al femminile s’era visto solo in un vecchio film di Joseph H. Lewis, La Sanguinaria, una storia alla Bonnie e Clyde in cui Bonnie era assai più selvaggia di Clyde e però anche una sorta di Eva tentatrice che seduceva portando sulla cattiva strada il povero maschio imbelle. Thelma & Louise sono invece due amiche per la pelle che rischiano il tutto per tutto, per ritrovare la propria dignità ma anche per ragioni che restano in parte enigmatiche, come conferma il celebre finale nichilistico che ancora un volta si riannoda al cinema della New Hollywood, alla scommessa suicida dei Newman e Redford di Butch Cassidy o al “perché no” del mucchio selvaggio di Peckinpah, che preferisce la spirale autodistruttiva alla sopravvivenza in un mondo insensato.

E questa può essere una chiave di lettura dell’epilogo di Thelma & Louise, che da un lato racconta una parabola liberatoria ed esaltante, dall’altro, pessimisticamente, dice di una cultura maschilista e patriarcale talmente ossificata su sé stessa da non offrire alcuna reale speranza di cambiamento a due donne – interpretate con magnifica, smarrita consapevolezza da Sarandon e Davis – che hanno deciso di contravvenire alle regole del gioco.