Bologna Rock, una mostra celebra l’evento di 40 anni fa

Se passate da Bologna, andate a vedere la mostra “Pensatevi Liberi” e ritenetevi giustificati se penserete che questi burocrati della politica che non amano musica o cultura debbano essere cacciati a calci nel culo

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C’era una volta Bologna capitale della musica italiana e non solo.

C’era una volta… ma adesso non c’è più.

In occasione dei 40 anni dall’evento Bologna Rock (2 aprile 1979), Oderso Rubini e Anna Persiani (che fondarono Harpo’s Bazar prima e Italian Records poi) hanno allestito una splendida mostra al Mambo di Bologna.

11 marzo 1977, la polizia uccide “inspiegabilmente” lo studente Francesco Lorusso. I giovani insorgono. La protesta dilaga. Il centro di Bologna viene presidiato da carri armati. La polizia irrompe dentro Radio Alice, arresta chi sta trasmettendo e chiude la radio, colpevole di divulgare la protesta. Radio Alice era un’emittente che sarebbe rimasta nell’anonimato di radio alternative piene di bestemmie e discorsi politici se non fosse stato per questo violento gesto trasmesso in diretta. Io in quel periodo avevo una radio, Marconi & Co., che i miei compagni Francesco Guccini e Lucio Dalla decisero di chiudere in questa Bologna caotica. L’altro mio socio nella radio, Bonvi, era invece un interventista come me e facevamo le telefonate a Radio Alice, a cui avevo fatto avere anche i miei reportage nella strada e alle assemblee.

Mentre Bologna veniva violentata in questo modo, c’era un fermento musicale che aveva nell’Harpo’s Bazar il suo riferimento. Gruppi come Skiantos, Gaznevada, Confusional Quartet, Windopen, Luti Chroma pubblicarono le prime cassette. Magicamente si era creato un gruppo di persone che agivano insieme in maniera complementare. Oderso Rubini produceva le registrazioni, Anna Persiani coordinava tutto e faceva le grafiche. Gianni Gitti si occupava dei video. Io trasmettevo in radio, facevo il DJ allo Small di Pieve di Cento, pubblicavo la mia fanzine Red Ronnie’s Bazar e scrivevo per Popster, Rockstar e Resto del Carlino. Il Disco D’Oro importava dischi punk dall’Inghilterra. Andrea Pazienza faceva i primi disegni ascoltando, fra l’altro, i miei programmi alla radio.

Bologna divenne presto il punto di riferimento  per tutta la nuova musica italiana. Arrivava a casa mia Raf che mi portava le registrazioni dei suoi Café Caracas, dove alla chitarra c’era Ghigo, futuro Litfiba. Da Torino arrivava da Oderso Johnson Righeira. Io creavo la Nice Label che pubblicava un album dei Rats di Spilamberto. Da Vercelli arrivavano i Sorella Maldestra. Da Pordenone tutta la scena folle che era nata. Poi la fama di Bologna è andata oltre. Gli Scritti Politti, gruppo punk britannico, pubblicarono il primo 45 giri dal titolo “Skank Block Bologna”, dopo aver letto un libro del sindaco Zangheri. Tanti gruppi punk e new wave da tutto il mondo chiesero di essere distribuiti dalla bolognese Italian Records. Arrivarono: Chrome, Bauhaus, Throbbing Gristle, Germs, Virgin Prunes. Tuxedomoon, Birthday Party, X, Thomas Leer, Flesh Eaters etc.

I Clash vennero a fare un concerto in Piazza Maggiore e noi mettemmo come gruppo supporter i Café Caracas di Raf. Ci furono altre rassegne musicali che portarono Bauhaus, Chrome, Lydia Lunch. Oderso collaborò al treno di John Cage…

Vedere tutte queste cose esposte insieme nella mostra “Pensatevi Liberi” è impressionante. Nessuno di noi immaginava di aver fatto tanto in così poco tempo.

Il momento clou di tutti quegli anni è stato senz’altro il Bologna Rock, che Oderso pensò di fare al Palaport, senza neppure immaginare che avrebbe fatto il tutto esaurito. Si esibirono tutti i gruppi punk new wave bolognesi e la serata divenne famosa per la provocazione degli Skiantos, che sul palco allestirono un tavolo e fecero una spaghettata.

Poi, cos’è successo? Perché tutto si è dissolto e ci sono rimasti solo i cimeli in mostra o dischi prodotti in quel periodo che oggi sono preziosi oggetti da collezione?

I tempi cambiano, ma soprattutto Bologna ha avuto politici e sindaci che ne hanno ignorato completamente la sua importanza culturale. Ironia della sorte, l’Unesco nel 2006 ha dichiarato Bologna città creativa della musica, quando non si è più fatto nulla per la musica.

Il Mambo, che oggi celebra il Bologna Rock, è lo stesso museo che rifiutò di farmi fare una mostra con tutta la mia memorabilia e, quando Milano mi offrì per 6 mesi Piazza Duomo per creare Rock’n’Music Planet, Bologna disse che avevo tradito e mi ero venduto alla destra (!?!).

L’unico gesto musicale per cui sarà ricordato il sindaco che abbiamo, Merola, sarà quello di aver fatto intervenire i vigili in Piazza Maggiore, per sequestrare la moto amplificata di Beppe Maniglia, vera istituzione della città, citato anche in un episodio del commissario Coliandro.

Copio quello che scrissi in quell’aprile 2016:

I vigili del Comune di Bologna hanno sequestrato la moto di BEPPE MANIGLIA, che da 36 anni, con la sua chitarra e l’Harley accessoriata con amplificatori, è l’emblema di Piazza Maggiore, soprattutto i sabati pomeriggio. Beppe intrattiene i passanti suonando e a volte gonfiando borse per l’acqua calda fino a farle esplodere. Tutti sono felici… Tranne, a quanto pare, i vertici del Comune di Bologna che hanno deciso di emettere un’ordinanza per potergli impedire di continuare a fare “Beppe Maniglia”. Così domenica 24 aprile hanno messo in piedi una task force incredibile di vigili, hanno portato transenne per ripararsi dalla folla, carro attrezzi in Piazza Maggiore, sotto al Nettuno, e gli hanno sequestrato la moto. Quindi niente più musica?!? Nella Piazza Grande della Bologna che l’UNESCO ha dichiarato città della musica!!! Ma davvero il sindaco Merola pensa che i problemi di Bologna siano costituiti da Beppe Maniglia, che è stato lasciato in pace di suonare in Piazza Maggiore da Sindaci come Renato Zangheri, Renzo Imbeni, Walter Vitali, Sergio Cofferati, Giorgio Guazzaloca e persino dal Commissario Anna Maria Cancellieri? Non sarà che dà fastidio il fatto che ogni tanto, più per gioco che per convinzione, Beppe Maniglia si candidi a Sindaco? Fosse stato vivo Lucio Dalla sarebbe salito sulla moto di Beppe Maniglia e si sarebbe fatto sequestrare anche lui. Se si pensa che la cultura e la musica a Bologna siano vive perché si porta (strapagandola) una mostra di David Bowie siamo ben lontani dai fasti del Bologna Rock. Eh, Bulogna Bulogna, ach figura ad merda !!! Vargognet !!!

Se passate da Bologna, andate al Mambo a vedere la mostra Pensatevi Liberi sugli anni del Bologna Rock e ritenetevi giustificati se penserete che questi burocrati della politica che non amano musica o cultura debbano essere cacciati a calci nel culo.

Qui la Versione estesa di 50 minuti, Director’s Cut, del video-reportage sulla mostra Bologna Rock:

E infine vi riporto qualche immagine di backstage:

www.roxybar.tv

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