Essere razzisti è da sfigati anche nei videogiochi

La storia di un giocatore bannato da PSN ci insegna che il razzismo si annida anche tra colori e poligoni

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Comportarsi o esprimersi da razzisti è da sfigati. Avere un razzista in famiglia o nella vostra cerchia più intima di amicizie, poi, è la sfiga più grande che possa capitarvi di questi tempi. Credetemi, una vera iettatura. Non solo perché si tratta evidentemente di un insulto all’intelligenza umana, ma pure perché quelli che sono soliti seminare odio non vogliono solo distruggere la vita altrui, ma sono scarsamente capaci di godersi la propria. E di guardare il mondo con la serenità richiesta per essere abbracciato in tutte le sue, palesi e bellissime, diversità. Mentre sul cielo italiano sventolano bandiere gialloverdi – e nere! -, tra strade e social proliferano comunque bande di sfigatelli recidivi, webeti e bulletti della prima ora, pizzicati a vomitare discriminazione, tolleranza zero e addirittura un ritorno ai bei tempi che furono. Quelli delle bonifiche, per intenderci.

La stessa cosa sta succedendo anche nell’universo videoludico. Da quando la messaggistica istantanea è disponibile anche su console – da PlayStation 4 a Nintendo Switch, passando per Xbox One – a qualcuno sarà sicuramente successo di imbattersi in queste creature dall’indole molesta – e curiosamente affascinante. In quello che dovrebbe rappresentare un mondo inclusivo e il cui scopo è quello di divertire e condividere con gli altri la propria passione, capita purtroppo di avere a che fare con razzisti di ogni genere. Quelli che odiano il tuo essere gay. Quelli che odiano il colore della tua pelle. Quelli che odiano la tua cultura. Quelli che odiano la tua identità di genere. Quelli che odiano e basta, perché per loro così deve essere.

Insomma, di razzisti ne è pieno pure il colorato ambiente in pixel e poligoni. Tra questi c’è anche Rob, un utente – il nome è fittizio – la cui storia è stata raccontata da GameRant e OneAngryGamer. Rob non è solo un giocatore PS4, ma è un razzista reoconfesso che si è visto impedire l’accesso ai suoi giochi digitali sulla piattaforma di casa Sony dopo essere stato bandito dal PSN per frasi razziste e discriminatorie. I suoi insulti razzisti e la volontà di esprimere la presunta supremazia della razza bianca gli sono valsi un ban di una settimana, così come l’impossibilità di poter giocare – e divertirsi da solo o con altri utenti online – con i titoli regolarmente acquistati e scaricati sulla sua console. Una console dei musi gialli giapponesi, eh, mica fatta da pallidi ingegneri nella civilissima Germania o col legno dalle venature rigorosamente chiare dei Paesi scandinavi.

Rob ha violato così non solo diverse leggi federali in Nord America, ma anche il regolamento di Sony relativo al PlayStation Network. Tanto da meritarsi, come tutti gli altri razzisti che circolano in rete, il ban temporaneo e il mancato accesso al suo catalogo di videogame. In ogni caso, Rob ha dichiarato di voler continuare a usare offese xenofobe e a promuovere la supremazia dei bianchi sul PSN, anche se questo vuol dire esporsi ad un ban permanente e dover necessariamente creare un nuovo profilo con cui continuare la sua “opera”. Insomma, uno sfigato fino alla fine a cui auguro ogni bene. Ma anche un figlio gay e un genero scuretto!

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