Mostra del Cinema di Venezia, a Julie Andrews il Leone d’oro alla carriera

La 76esima edizione della Mostra del Cinema assegna il prestigioso riconoscimento all’attrice britannica, oggi 83enne. Che ha attraversato teatro, tv, cinema. La sua icona è legata a “Mary Poppins”. Ma le sue poliedriche scelte sono il segno d’un grande temperamento d’artista.

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Sarà attribuito a Julie Andrews il Leone d’Oro alla carriera della 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, che si svolgerà dal 28 agosto al 7 settembre prossimi. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

Julie Andrews, oggi 83enne, è un’attrice di eccezionale popolarità: la sua icona è chiaramente legata nell’immaginario collettivo al personaggio di Mary Poppins, per quello che fu il suo film d’esordio al cinema, nel 1964, che le fruttò immediatamente, alla prima apparizione sullo schermo, il premio Oscar come migliore attrice. Ma la sua lunghissima carriera è lì a testimoniarne la versatilità: un’artista che già bambina cominciò a calcare le tavole del palcoscenico nel music-hall inglese, e che poi, grazie alle notevoli doti canore, negli anni Cinquanta conobbe molteplici successi a Broadway, dove arrivò ad appena diciott’anni, con spettacoli classici come The Boy Friend, My Fair Lady accanto a Rex Harrison, Camelot con Richard Burton. A questo seguì l’esordio in tv con spettacoli che sono dei classici del piccolo schermo americano: High Tor accanto a Bing Crosby, il musical televisivo Cinderella, Julie & Carol at Carnegie Hall, nel 1962, accanto alla comedian Carol Burnett.

Quando giunge al cinema perciò, a 28 anni, Julie Andrews è già un volto notissimo del mondo dello spettacolo. E anche lì il successo è immediato e travolgente: perché a Mary Poppins succede subito dopo Tutti insieme appassionatamente (1965), uno dei più grandi successi al botteghino dell’intera storia del cinema, cosa che la rese una delle star più richieste del panorama internazionale.

A tal proposito, nelle motivazioni per il conferimento del Leone d’Oro, il direttore Alberto Barbera rimarca come “al di là del fatto che sia possibile una diversa lettura dell’immagine generata dai suoi due film più famosi – sottolineando la valenza trasgressiva dei personaggi della governante piuttosto che il loro apparente conservatorismo – va ricordato come la stessa Andrews abbia significativamente contribuito ad evitare il rischio di rimanere imprigionata nel ruolo di icona del cinema famigliare, scegliendo di cimentarsi in ruoli di volta in volta drammatici, apertamente provocatori o intrisi di graffiante ironia”.

Julie Andrews

Julie Andrews accanto al marito Blake Edwards.

È il caso di Tempo di guerra, tempo d’amore, di Arthur Hiller, una salace satira antimilitarista invecchiata benissimo, e soprattutto del lungo sodalizio artistico e umano con il marito Blake Edwards, uno dei più grandi registi della commedia americana, al quale Barbera guarda come a “uno stupendo esempio di fedeltà umana e professionale e un affascinate progetto estetico capace di prevalere sull’esito commerciale dei singoli film”. E dei prodotti di quell’unione feconda ci piace ricordare almeno S.O.B. (1981), feroce ritratto del sottobosco hollywoodiano, in cui la Andrews demolisce esplicitamente il suo stesso mito attraverso una celebre e inattesa scena di nudo, il vertiginoso gioco di mascheramento di Victor Victoria (1982) – che la coppia propose a metà degli anni Novanta anche in una versione teatrale a Broadway –, il maturo e dolceamaro ritratto di famiglia di Così e la vita (1986), accanto a Jack Lemmon.

Julie Andrews

Il celebre ruolo en travesti di “Victor Victoria”

Quella di Julie Andrews è una carriera irripetibile, di grande longevità e capace di attraversare tutte le forme dello spettacolo: infatti l’attrice ha ottenuto ogni tipo di riconoscimento, dall’Oscar (oltre a quello vinto, altre due nomination) ai Golden Globes per il cinema, i Grammy per la musica, gli Emmy per la tv. “Il Leone d’oro – conclude Barbera – è il riconoscimento doveroso di una carriera straordinaria che ha saputo ammirevolmente conciliare il successo popolare e le ambizioni artistiche senza mai scendere a facili compromessi”.

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