Sanremo: ecco le prime pagelle senza voti, per quelli aspettiamo il Festival

Ho ascoltato in anteprima i pezzi di Sanremo e ho buttato giù le prime pagelle senza voti. Buona lettura e non buon ascolto.

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Nek – Mi farò trovare pronto
Me lo ricordo Nek, quando faceva belle canzoni pop. Sono un uomo di una certa età ma fortunatamente ho ancora una buona memoria. Spero non abbastanza buona sul breve. Scherzi a parte, Nek continua il suo percorso nell’electropop, virando decisamente sulla dance. Il mondo è bello perché è vario.

Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce
Una canzone di Fish cantata da Nino D’Angelo era, sulla carta, qualcosa di inimmaginabile, qualche tempo fa. Invece eccola, con per di più quello che tutti pensano sia Liberato, ma stando a questo primo ascolto non sembra affatto essere Liberato. Mettiamola così, Nino spacca di brutto. Sempre. Cori non regge il confronto, e ci sta. La canzone regge.

Ultimo – I tuoi particolari
Prendete una canzone minore di Zarrillo. Fatela cantare a Tiziano Ferro. No, non fatevi domande, fatelo e basta. Ecco, una canzone minore di Zarrillo cantata da Zarrillo è quella che quest’anno vincerà il Festival. Dopo uno dice che perde fiducia nell’umanità.

The Zen Circus – L’amore è una dittatura
Appino è Dio. No, non lo è in assoluto. Ma qui, oggi, Appino e i suoi Zen Circus sono Dio e tutti gli dei minori. Perché portare una filastrocca sbilenca, con un testo verboso che dice cose scomode, è gesto o gesta degna di un Dio. Fuori contesto, se questo è il Festival che vincerà Ultimo, ma una canzone politica ci voleva. Grazie a Dio.

Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta
Sono nato il 2 giugno del 1969. Come potrei capire una canzone come questa? Sembra fatta apposta per farmi rimpiangere i bei tempi andati.

Arisa – Mi sento bene
Arisa ha una delle più belle voci del panorama musicale italiano. Una voce fuori dal tempo. Come del resto lascerebbe intendere la canzone, non fosse che poi subentra un ritmo da Flashdance, come se di colpo Arisa fosse il Bruno Martelli di Saranno famosi. Orecchiabile, eh, ma Fantastico, di cui sarebbe stata perfetta come sigla, è roba di trent’anni fa e oggi la Cuccarini è quella che spiega al Papa come fare il Papa. Peccato.

Simone Cristicchi – Abbi cura di me
Cristicchi da tempo si dedica al teatro. E la canzone sembra volerlo sottolineare con un incedere parlato che Simone tiene su con maestria. Poi arriva il ritornello, apparentemente stentato, ma in realtà perfettamente in equilibrio sulle emozioni. Ecco, questa è una bella canzone. Bravo.

Achille Lauro – Rolls Royce
Achille Lauro fa il punk e si presenta con un rockettone a metà strada tra il Vasco anni 80 e 1979 degli Smashing (come giustamente mi fa notare Valerio Palmieri di Chi). Sto invecchiando male, perché mi sembra una cosa tra le più interessanti di queste 24 canzoni.

Francesco Renga – Aspetto che torni
Bentornato Francesco. Mi eri mancato tanto e ci sono voluti Bungaro, Chiodo e Rakele per farti smettere di cantare canzoni discutibili e parlare da uomo di mezza età quale tu e io siamo. Adesso non andartene più.

Negrita – I ragazzi stanno bene
Anche i Negrita sono uomini di mezza età. E si sente. Guardano il brutto mondo di oggi e lo raccontano, concentrando il loro suono in pochi minuti. Sono benevoli con chi verrà e questo potrebbe essere confuso per un atteggiamento poco rock. Ma solo da chi rock non è.

Einar – Parole nuove
Einar non è un uomo di mezza età. E ci presenta una canzone che meritasse il mio veleno direi che fa cagare. Ma non fa neanche cagare. Non fa niente. Finisce e poi passa. “Camminerò lontano dal tuo cuore/ senza far rumore”.

Patty Pravo e Briga – Un po’ come la vita
La domanda è una sola: perché? E per chi non avesse capito aggiungo anche le didascalie: perché devi mettere Coso qui, di fianco a Patty Pravo? La canzone cantata da lei sarebbe stato, immagino, altra cosa. Così non riesco a capirla, come una telecronaca disturbata su DAZN. Pagherete tutto, pagherete caro.

Boomdabash – Per un milione
Nella vita abbiamo un numero finito di minuti da vivere. Magari anche un numero molto alto. Per dire, io ne ho già vissuti quanti ce ne stanno in cinquant’anni. Ma non sarà mai abbastanza ampio perché io mi metta a scrivere di questa canzone.

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte
Personalmente preferivo la deriva ladygaghiana avuta ai tempi di Libera. Questa è una canzone pop che non pretende di essere altro da quel che è. Onesta.

Mahmood – Soldi
Vale il solito discorso, fatico a bagnarmi nel mare della contemporaneità, se per contemporaneità si intende certi suoni, l’autotune, ritmi come questi. Ma, siccome di musica mi occupo, e non di modernariato, questa mi sembra una canzone contemporanea molto ben fatta. Merito anche di DarDust, alias Dario Faini, e Charlie Charls, che hanno contribuito a costruirla. Sorprendente.

Paola Turci – L’ultimo ostacolo
Paola Turci a Sanremo, negli ultimi anni, ha dato il meglio di sé, e siccome Paola Turci è una delle nostre migliori cantautrici, Paola Turci a Sanremo ha dato, negli ultimi anni, il meglio di Sanremo. Una voce e una capacità di usarla che se una canzone fosse capace di scatenare passioni che esulano le canzoni, verrebbe da farle una dichiarazione d’amore. Gigantesca.

Daniele Silvestri e Rancore – Argento vivo
Daniele Silvestri e Rancore. Due cazzo di geni. Una canzone che è un romanzo mondo. L’uomo col megafono che incontra Depressissimissimo. Una vera bomba. Il pezzo più politico di questa edizione.

ExOtago – Solo una canzone
Ci sono pregiudizi forti nei confronti dell’indie, o it pop che dir si voglia. Se sentite questa canzone non saranno più pregiudizi, ma certezze.

Motta – Dov’è l’Italia
Discorso che invece decade con Motta, che ha una cifra talmente cool e sua da reggere anche il confronto con un baraccone come Sanremo. Grande canzone, Grande scrittura, grande voce. Salvini, bacioni.

Loredana Bertė – Cosa ti aspetti da me
Questa deriva electropop di Loredanda, onestamente, fatico a capirla. Certo con incedere dritto, rock, ma pur sempre con quei suoni chiaravalliani li che, in questo caso, mi sembrano poco adatti a una storia che ci aveva abituato a altro. Me ne farò una ragione, immagino.

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood
Nigiotti è sanguigno, ruspante, e qui c’è tutto il ragazzo di Livorno cresciuto dal nonno. Una bella canzone, malinconica, ben scritta e interpretata con trasporto. Forse la sua più bella fin qui, e che assai bene lascia sperare per un futuro decisamente cantautorale.

Irama – La ragazza con il cuore di latta
Nesli ha fatto danni. Dopo di lui c’è stata questa ondata di rapper che fanno i cantautori, o viceversa. Personalmente un brano come questo mi emoziona giusto un filo meno che vedere una lezione di fisica di notte su Rai3. Ma sarò io che sono insensibile. Perché trattare temi importanti con leggerezza non è sempre un pregio, a volte un po’ di profondità non basta. Comunque è chiaro perché non è passata Caramelle.

Ghemon – Rose viola
Ghemon è un fuoriclasse. Vero. E quindi ci presenta una canzone Urban, vagamente soul, che lascia il segno. Una delle più belle di questa tornata. Contemporanea ma destinata a rimanere, e quasi mai le due cose sono in grado di coesistere. Scacco matto.

Il Volo – Musica che resta
Non è Grande amore. Ma sta sempre da quelle parti lì. Io potendo sto altrove.

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