Il 18 gennaio 2016 moriva Glenn Frey degli Eagles, fondatore e chitarrista della band

Dopo il primo scioglimento della band, nel 1980, aveva intrapreso una carriera solista di discreto successo, ma si impegnò sempre per riunire la band

Se dovessimo ringraziare qualcuno per conoscere Hotel California, allora dovremmo farlo con Glenn Frey degli Eagles, fondatore insieme a Don Henley di una delle band country rock più influenti del Novecento. Era il 18 gennaio 2016 quando la band comunicò attraverso il sito ufficiale che Glenn avevo perso la sua battaglia. La sua artrite reumatoide insieme alla colite ulcerante acuta e alla polmonite si erano aggravate.

Glenn Frey degli Eagles non si era mai rassegnato allo scioglimento della band, in quel 1980 che portò addirittura Fenley e Frey a litigare furiosamente sul palco. Le tensioni all’interno del gruppo non erano una novità: spesso gli elementi vivevano una crisi creativa alimentata anche dal consumo di alcol e droga. Frey non volle rassegnarsi a un mondo senza gli Eagles, e intraprese la carriera solista. La scomparsa di Glenn Frey degli Eagles toccò profondamente la band, e le parole di Don Henley sulla morte del suo storico amico sono piene di affetto:

Era come un fratello per me; eravamo una famiglia, e come molte famiglie c’erano delle incomprensioni. Il legame che si era creato tra noi 45 anni fa non si era mai sciolto, anche durante i 14 anni in cui gli Eagles si sciolsero. Eravamo due giovani ragazzi che si misero in cammino verso Los Angeles con lo stesso sogno: scrivere una pagina dell’industria musicale. Con perseveranza, grande passione per la musica e grazie all’aiuto di altri musicisti e del nostro manager, Irving Azoff, abbiamo costruito qualcosa che è durato più di quanto pensassimo. Glenn è stato colui che ha dato inizio a tutto.

Qualche mese dopo, il 10 marzo 2016, lo stesso Don Henley annunciò lo scioglimento della band. Con la morte di Glenn Frey degli Eagles si chiudeva l’avventura discografica dei veri mostri sacri del country rock, ma iniziava la leggenda di una formazione maledetta negli equilibri, armonica nella scrittura dei successi ma, soprattutto, determinante per gli anni ’70.

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