Proteste e scioperi in Turchia, governo Erdogan a rischio?

La parola a Palmiero Nocera, studente Optima Erasmus a Istanbul

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Un inizio di campagna elettorale non proprio esaltante per il premier turco Recep Tayyip Erdogan, costretto alla fuga nel corso della sua visita a Soma, teatro della peggiore catastrofe mineraria della storia della Turchia, in cui almeno 283 persone hanno perso la vita e circa 90 risultano disperse.
Erdogan non ha infatti dimostrato particolare comprensione di fronte ai parenti delle vittime, affermando che questo tipo di incidenti è di ordinaria amministrazione nelle miniere, fa parte degli “inconvenienti del mestiere” e può capitare ovunque. Parole poco gradite agli abitanti di Soma che al grido di “ladro” e “assassino” hanno inseguito il premier, che ha trovato riparo in un supermercato difeso dalle forze dell’ordine. A peggiorare la situazione le foto che ritraevano un collaboratore di Erdogan, Yusuf Yerkel, che prendeva a calci uno dei dimostranti, trattenuto dalla polizia. La protesta si è diffusa a macchia d’olio ad Ankara, Istanbul e altre città, con numerosi manifestanti intenzionati a richiedere normative più rigide sulla sicurezza sul lavoro, specialmente nelle miniere. Abbiamo chiesto le impressioni sul posto di Palmiero Nocera, studente Optima Erasmus a Istanbul.

Qual è la situzione dei lavoratori in Turchia? I loro diritti sono sufficientemente tutelati da sindacati e leggi speciali?

La presenza dei sindacati non è così preminente come in Italia. Esistono ma non hanno una grande rilevanza, perchè l’attenzione su di loro viene dirottata dalla classe imprenditoriale su questioni più importanti per quest’ultima come gli aumenti dei profitti. Di conseguenza i diritti dei lavoratori non sono tutelati a dovere. Tuttavia in seguito a questa tragedia le principali forze sindacali turche hanno indetto un giorno di sciopero generale in questi due giorni. Il segretario del partito dei Lavoratori Hasan Ozbey ha dichiarato che quello di Soma non è stato un incidente, ma un massacro della privatizzazione, attuata dal governo a vantaggio di imprenditori conniventi con l’Akp, il Partito islamico di Erdogan. I partiti di opposizione e i sindacati avevano proprio in questi ultimi giorni chiesto la sicurezza delle miniere dell’area di Soma, ma l’Akp aveva bocciato la proposta.

Come viene percepita la leadership di Erdogan a Istanbul?

Tutti coloro che ho conosciuto a Istanbul vedono nell’attuale premier una piaga da eliminare, tutti ne parlano male e non si capacitano della popolarità di cui sembra ancora godere. Non dimentichiamoci però che stiamo parlando di giovani abituati a viaggiare e che conoscono bene la realtà di altri paesi europei. La Turchia mi sembra quindi come divisa in due sull’idea che i suoi abitanti hanno di Erdogan: da un lato gli abitanti delle grandi città, più occidentalizzati e cosmopoliti, che condividono l’idea dell’opinione pubblica internazionale, quella cioè di un leader autocratico e sordo alle proteste. Dall’altro lato il ceto medio basso e conservatore delle campagne, poco interessato al tema dei diritti civili e della libertà di stampa, che vede in Erdogan un baluardo dei valori tradizionali islamici e un avversario delle élite culturali di Istanbul e Ankara.

Recep Tayyip Erdogan, premier turco

Recep Tayyip Erdogan, premier turco

Pensi che questo incidente possa cambiare le sorti già annunciate delle elezioni di agosto?

Nessuno ha menzionato la parola dimissioni. La sensazione è che la tragedia di Soma possa leggermente intaccare l’immagine di Erdogan come leader ma non porterà a un declino della sua popolarità. Fin quando la crescita economica della Turchia continuerà ho la sensazione che Erdogan resterà al suo posto, anche per via di un’opposizione molto frammentata e di una libertà di stampa sempre più ridotta. Se le rivolte della scorsa estate e le accuse di corruzione non sono riusciti a destituirlo non basterà questa tragedia a frenare le sue ambizioni di rielezione.

Le autorità turche hanno per il momento respinto le offerte di aiuto venute da diversi Paesi – tra i quali anche Italia, Usa, Germania, Francia e Israele – come pure dall’Unione Europea. La direzione disastri Afad ha detto di non avere bisogno di aiuti esterni.

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