OM intervista Pierdavide Carone per Forza E Coraggio: “Questo è un mestiere che 6 giorni su 7 è bastardo”

Con Pierdavide Carone abbiamo parlato del mondo della musica e delle dinamiche discografiche, di major ed etichette indipendenti, di Sanremo e di Caramelle. Il suo nuovo singolo è Forza E Coraggio, i proventi verranno devoluti ad Humanitas

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Si intitola Forza E Coraggio il nuovo singolo di Pierdavide Carone, accompagnato dal video ufficiale dedicato a tutti i medici, gli infermieri e i ricercatori impegnati nella lotta contro il Covid-19.

I protagonisti del video sono infatti alcuni operatori sanitari di Humanitas al lavoro nei reparti e all’Humanitas andranno i proventi della canzone in segno di gratitudine: l’artista li ringrazia per essersi presi cura di lui quando si è ammalato.

Scritto e composto da Pierdavide Carone, anche produttore del brano insieme a Marco Barusso, Forza E Coraggio è un invito alla ripartenza.

La FORZA e il CORAGGIO: ciò bisogna dimostrare di avere per ricominciare. La canzone non è solo un invito a non mollare dopo il lockdown né solamente un monito a se stesso a farsi forza per sconfiggere la malattia. C’è una sfumatura, nel nuovo singolo di Pierdavide Carone, che merita attenzione: la forza e il coraggio che servono per ricominciare un percorso discografico, per rimettersi in gioco dopo essere usciti da una major sbattendo la porta.

Con Pierdavide Carone abbiamo parlato di musica e di discografia, di un settore particolarmente ostico che ha logiche a volte illogiche, spesso basate sul puro guadagno economico a discapito dello stesso artista. E il risultato è quello che vediamo tutti i giorni: artisti che firmano contratti con le migliori illusioni senza rendersi conto di avere già una data di scadenza scritta sulla fronte.

Allora abbiamo parlato del modo di lavorare (e di non lavorare) delle major e del fatto che spesso ad un giovane si chieda un lancio senza paracadute, senza garanzie: gli si chiede di mettersi completamente nelle mani di altre persone, senza alternative. Ma cosa succede se poi a prevalere è sempre e solo il dio denaro? Ci rimette l’artista che non solo non riesce a durare nel tempo ma va in crisi, pensando di non avere più speranze, di non essere più in grado di scrivere, di comporre, di suonare, di cantare.

Ma l’artista è sempre lo stesso, quello che mesi o anni prima aveva convinto la stessa etichetta a scommettere su di lui e sulla sua arte, dimostrando di avere ottime potenzialità.

Con Pieredavide Carone abbiamo poi parlato dell’importanza di “resistere” a tutte le dinamiche ostili di un settore sempre più complicato, dell’importanza di ricevere supporto reale piuttosto che imposizioni poco fruttuose. Abbiamo parlato del Festival di Sanremo, dell’esclusione di Caramelle e della forza che il brano ha dimostrato di avere anche senza i fiori dell’Ariston, un’esclusione frutto di un grave errore di valutazione da parte della commissione artistica del Festival.

Ci siamo però lasciati con positività e ottimismo: se le canzoni sono buone arrivano comunque, in qualche modo, alle persone. Fanno solo più fatica!

INTERVISTA

Ciao Pierdavide! Innanzitutto, come stai?

Mi sento molto bene e pronto per fare un sacco di cose. La maggior parte delle cose che posso fare adesso sono circoscritte all’ambiente domestico, come è giusto che sia, ma non vedo l’ora di ributtarmi nell’oceano.

Come hai vissuto l’isolamento della Fase 1?

Il mio isolamento è stato effettivo perché vivo da solo e sono stato per due mesi in casa completamente solo. Devo confessarti che mi sono reso conto che forse questa era proprio la solitudine di cui avevo bisogno perché nell’ultimo anno, per motivi personali o professionali, avevo toccato tanti posti e visto tante persone – il che è bellissimo perché a me piace stare con la gente. Sono anche una persona introspettiva e solitaria, però, e non avevo avuto il tempo di metabolizzare quello che mi era accaduto in questo ultimo anno e mezzo. Questi due mesi mi hanno dato la possibilità di fermarmi del tutto e di vivere un momento di profonda riflessione.

In questo contesto si colloca Forza E Coraggio. Come è nata?

Forza E Coraggio in realtà è nata molto tempo prima della sua pubblicazione; è nata mentre mi stavo trasferendo da Roma a Milano e stavo cercando di ricominciare un po’ tutto: il mio percorso artistico, che in quel momento era un po’ spiaggiato, e il mio percorso umano che ovviamente per un artista poi va di pari passo con gli umori della sua carriera. Era la risposta al me ottimista e intraprendente al me un po’ più scoraggiato che aveva la sensazione che la montagna da scalare la seconda volta fosse davvero insormontabile. Forza E Coraggio è un dialogo tra i due aspetti di me.

Il brano inizia con “Quante volte ho voglia di mollare“. Ripensando ai tuoi 10 anni di carriera c’è stato un momento in cui hai temuto che avresti mollato?

Sì, mi è capitato. Probabilmente Caramelle e il suo successo – anche inaspettato sotto alcuni punti di vista – mi ha aiutato a darmi del tempo per rifletterci ma era una decisione che negli ultimi anni stavo maturando. Questo è un mestiere che 6 giorni su 7 è bastardo e non ci sono mezze misure.

Non c’è la possibilità nel mondo della musica di avere quello che nella scala sociale viene definito “ceto medio”. La musica ti dà grandi consacrazioni e questo si porta dietro il consenso popolare e risorse economiche contingenti, conseguenza del successo che hai avuto. Questa è stata la parte che ho assaporato nei primi 2/3 anni di carriera, da Amici a Sanremo con Dalla. Nel momento in cui le cose non vanno bene perché hai perso smalto a livello creativo ma nel mio caso – non per esimermi dalle mie responsabilità perché sicuramente ne ho avute anche io credo che fosse più una mancanza della mia casa discografica dell’epoca nel sapere come veicolare la mia arte. La mia fortuna in questi anni è stata quella di non aver buttato quello che avevo guadagnato quando le cose andavano bene. Così ho avuto la possibilità di attendere momenti più favorevoli.

Però nella musica quando qualcuno decide che non ha voglia di scommettere su di te non ti dà nessun tipo di paracadute. Questo chiaramente ad un certo punto ti fa riflettere, come tutti in settori. Viviamo in un’era socio-economica molto particolare.
Al di là della sfera economica, poi, c’è anche quella un po’ più filosofica. L’etichetta è l’unico collante all’inizio tra te e la tua arte, perché non c’è ancora il pubblico. Il pubblico arriva quando l’etichetta decide di pubblicarti o addirittura quando le radio decidono di passarti, le TV ti coinvolgono o le piattaforme digitali decidono di inserirti nelle playlist giuste; non è neanche così semplice e scontato che per il pubblico sia accessibile la musica di tutti, ci sono sempre dei filtri.

Il fatto che non riesci ad arrivare al pubblico perché questi filtri ti ostacolano ti fa venire dubbi su te stesso, sulla tua vena creativa. Sono riflessioni che partono dalla sfera economica ma poi vanno a finire su quella più profonda ed esistenziale. Non sempre ho avuto la forza di dire: “Domani andrà meglio”. Però ho resistito.

A proposito del discorso sulle etichette discografiche, cosa possiamo fare secondo te per migliorare questa situazione?

Secondo me bisognerebbe creare istituzioni nella musica, che in realtà già ci sono ma non riescono a guardare tutte queste situazioni, che sarebbe facile vedere. Forse il problema delle istituzioni musicali è che sono gestite perlopiù da persone che non avranno mai più problemi nella vita e questo complica la loro visione delle cose.

C’è bisogno di gente un po’ più “sindacalista” anche nelle sfere istituzionali che riguardano la musica. Altrimenti le major continueranno a mettere in una sorta di, tra virgolette, “mobbing” gli artisti e questo farà entrare gli artisti in un limbo che rischia di trasformarsi in oblio.

Bisognerebbe forse dare più potere alle etichette indipendenti perché sono queste che danno la possibilità agli artisti di poter veicolare la propria musica senza assoggettarla ad altre dinamiche. Io lo so perché dopo essere riuscito con grande fatica a svincolarmi da un contratto diventato per me una prigione, con grande fatica sono riuscito a trovare Claudio Ferrante e Artist First che si sono accorti che non era finita la mia creatività, anzi!

Le etichette indipendenti però non hanno le risorse economiche delle major. Hanno sicuramente più coraggio perché mentre le major tentano di farti resistere alla prossima ondata radiofonica – senza pensare minimamente al fatto che la canzone possa essere giusta o sbagliata per l’artista, e quindi per la fanbase, per la fidelizzazione dei fan che poi dovranno andare ai concertile etichette indipendenti fanno l’esatto opposto e valorizzano quello che sei, non tentano di trasformarti in qualcosa che per tre mesi funzionerà e poi non si sa. Questo tipo di atteggiamento andrebbe premiato di più.

Ti voglio provocare: forse le etichette indipendenti lavorano in questo modo proprio perché non investono e quindi non hanno molto da perdere?

Non credo che sia così. Il mio è un caso di investimento ad esempio, in termini economici ma anche di risorse umane. Forze E Coraggio fa parte di un album su cui Artist First ha investito. Ho deciso di donarla ad Humanitas, la fondazione che si è occupata di me quando sono stato male, ed era una mia esigenza personale che nulla aveva a che fare con le dinamiche discografiche. Hanno accettato e messo a disposizione risorse, ben consapevoli del fatto che non gli sarebbe tornato indietro nulla. Gli fa onore perché c’è un ufficio stampa dietro, c’è la promozione radiofonica.

Giustamente però credo che le etichette indipendenti, non essendo multinazionali, hanno risorse limitate e quindi devono scontrarsi con questo tipo di realtà perché poi chiaramente i bilanci vanno fatti quadrare.

Sono tutti discorsi che non dovrebbero mai passare per la bocca di un artista e non dovrebbero mai arrivare alle orecchie di chi vuole ascoltare la musica. Il Coronavirus ha tirato giù le maschere di tutti di noi perché tutti vorremmo far vedere soltanto quello che c’è sul palco, quando il sipario è aperto, e tenere per noi stessi tutte le dinamiche che si celano dietro. Questo però è un momento in cui non è possibile farlo perché forse proprio l’aver nascosto tutti i problemi che ci sono dietro l’industria discografica ci ha fatto arrivare a questo punto. Quindi per un attimo possiamo far vedere anche quello che succede nei corridoi dei teatri, non solo sul palco. Poi torneremo a fare quello che facciamo sempre, a metterci in gioco attraverso la nostra musica ma adesso credo che sia anche il momento di una presa di coscienza generale.

Prima hai parlato di album. Ci stai lavorando? Quando uscirà?

Ci sto lavorando, non so se uscirà a breve proprio perché per quanto io desideri pubblicarlo (sono 8 anni che sto aspettando), sarebbe il mio primo disco con Artisti First e c’è una specie di brivido della prima volta. Mi sembra veramente di essere tornato all’inizio della mia carriera ed è la cosa più effervescente di questa mia nuova fase. Non voglio pubblicare un album che non posso promuovere fisicamente perché adesso ci sono restrizioni dovute a motivi ben più importanti del mio album, me ne rendo conto.

Abbiamo parlato di Caramelle, il brano che hai proposto per Sanremo l’anno scorso. Riproverai la strada del Festival?

Non lo so, è prematuro. Mi voglio concentrare su Forza E Coraggio e spero che sia di aiuto, filosofico e concreto, a chi ha bisogno di aiuto e di chi ha aiutato. Sarei un ipocrita a dire che Sanremo non mi interessa, sarebbe molto bello farlo ma Caramelle ha dimostrato che a volte la commissione, per quanto possa essere quella del Festival più importante d’Italia, è fallibile.

I numeri di Caramelle dimostrano che hanno fatto un errore; questa esperienza mi ha insegnato tanto e spero sia di insegnamento a tutti gli artisti che si fanno prendere dal panico post esclusione sanremese. Vorrei che le pubblicazioni non dipendessero solo da Sanremo perché rischiamo di privare le persone di tanta buona musica. Se le canzoni sono buone arrivano comunque alle persone, con o senza i fiori dell’Ariston. Detto questo, se ci dovesse essere l’occasione sarebbe bello.

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