Pizza margherita vietata a Roma, perché il Coronavirus non ama la mozzarella

È vero che Roma vieta la pizza margherita? Precisazioni e chiarimenti sulla notizia che sta girando in queste ore

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La pizza margherita è vietata a Roma. La notizia circola in rete e in tanti ci stiamo chiedendo: si tratta di una bufala o della verità?

Il Coronavirus porta a vietare la pizza margherita a Roma, almeno per quel che riguarda l’attività dei panificatori: è tutto vero stavolta e non si tratta di una fake news.

Una circolare ricevuta il 13 marzo dai vigili urbani di Roma vieta espressamente l’utilizzo della mozzarella, e di ogni altro condimento reputato non essenziale, sulla pizza.

Sì quindi a pizza rossa (pomodoro e olio) e focaccia; no a pizza margherita, quattro stagioni, capricciosa, tonno e cipolla ed ogni altro gusto che vi possa venire in mente.

La restrizione non va considerata però in generale: riguarda infatti solo l’attività dei panificatori. La pizza margherita è sicuramente consentita alle pizzerie, per ordini con consegna a domicilio.

La circolare ricevuta dai vigili urbani di Roma Capitale è stata firmata da Massimo Ancillotti, vice comandante del corpo dei vigli urbani. La stessa persona si occupa di far applicare le norme e le regole del decreto emanato dal Governo lo scorso 11 marzo per il contenimento dei contagi da Coronavirus. La misura si è resa necessaria per invitare i romani a restare a casa evitando uscite per l’acquisto di prodotti non di prima necessità. Il decreto in vigore imponeva già la chiusura dei negozi di qualsiasi tipo e genere se non essenziali ovvero salvo vendita di generi e/o materiali di prima necessità.

Confcommercio pubblica adesso la circolare che si aggiunge a quanto già stabilito e, per quanto riguarda i laboratori di panificazione, conferma la possibilità di svolgere l’attività ma elenca anche i prodotti che possono essere venduti e quelli che non possono essere venduti onde evitare assembramenti che favorirebbero la diffusione del Coronavirus.

Cosa dice la circolare:

Si conferma che l’attività di laboratorio di panificazione può essere esercitata. Tale attività comprende oltre alla preparazione di vari tipi di pane e grissini, anche la preparazione di pizza e focacce tipiche di panificazione sia bianche (semplici o condite con olio e rosmarino) sia rosse (condite al pomodoro ed olio) e di pasticceria secca. Non si deve considerare compresa la pizza condita e farcita diversamente. Si ribadisce che nello svolgimento dell’attività non può essere mai consentito il consumo sul posto, né, ovviamente, alcuna altra forma di somministrazione“.

Sì a pomodoro, olio e rosmarino. No a tutto il resto. Sì a pane e grissini, sì alle pizze ma solo se bianche o rosse. Non sono contemplati gusti differenti.

Non c’è alcun nesso, dunque, tra il diffondersi del Coronavirus e l’ingestione dei latticini, come erroneamente ipotizzato da qualcuno. Non si tratta di vietare ingredienti più sensibili al virus: il divieto riguarda gli ingredienti, ma solo al fine di limitare l’attività dei panificatori ai prodotti essenziali.

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